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Sull'anno zero del capitalismo italiano...e su difetti quasi ancestrali del sistema italia

Creato il 16 dicembre 2015 da Alessandro @AleTrasforini

La crisi di stampo economico-finanziario ha lasciato ( e/o sta lasciando ancora?) campi sterminati e notevolmente modificati su una pressoché infinita serie di settori: politica, ambiente, società, relazioni diplomatiche, questioni internazionali o sviluppo economico solo per citarne alcuni.

L'Italia ha probabilmente finito per vedere peggiorate, in questo contesto, una serie di dinamiche interne ad alcuni campi nei quali erano già notevolmente complicate le cose.

Vi erano probabilmente situazioni già precedentemente problematiche che hanno subito un aggravamento strutturale a seguito dei processi di tracollo economico verificatisi.

Mediante quali passi si è progressivamente destrutturato il contesto italiano di gestione e tutela dei capitali esistenti o circolanti?

Quali sono state le esperienze pericolanti già ' vissute' dallo Stato italiano in epoche precedenti alle riscontrate difficoltà di tipo economico-finanziario?

A queste e molte altre domande cerca di rispondere, mediante un lavoro di cronaca alquanto puntuale, il libro " L'anno zero del capitalismo italiano", scritto dal giornalista e conduttore televisivo Massimo Giannini e pubblicato da Editori Laterza e La Repubblica nella raccolta iLibra.

La necessità di analizzare le difficoltà attuali rappresenta una priorità da effettuare, però, tenendo bene a mente quali siano state le vicende che hanno condotto all'impietoso status quo che tutti hanno di fronte. Nonostante lo stesso libro sia aggiornato con le vicende di fine 2013, restano comunque abbastanza fruibili le piste da percorrere per ( cercare di) comprendere ove siano precipitate ed affondate ( alcune del)le reali cause di questa crisi socio-economica:

"[...] L'idea di questo libro nasce da qui. Rimettere insieme le cronache del capitalismo di questi anni, dalla scala globale (il grande mondo della finanza) a quella locale (il 'piccolo mondo' italiano). Il primo capitolo affronta la scala globale: con l'obiettivo di frugare nel gigantesco 'trolley ovarico' del turbo-capitalismo finanziario [...] tentando di spiegare l'origine del male e giustificare l'urgenza di curarlo. I capitoli successivi affrontano la scala locale.

La lunga sequela di disastri italiani, che ci ha portato in soli cinque anni a bruciare 9 punti di PIL, 25 punti di produzione industriale e oltre un milione di posti di lavoro, anche se ha consentito a un gruppuscolo agguerrito di esponenti della 'classe dirigente' di portare a casa almeno 60 miliardi l'anno di utili, distribuiti e non reinvestiti. [...]"

Il perpetuarsi di drammatici problemi sulla scala locale pone dinanzi la necessità di esaminare con le dosi più elevate possibili di imparzialità ed obiettività argomenti pesanti quali:

  • rovina del comparto industriale statale;
  • tracollo dell'alta finanza e del comparto borsistico su scala statale;
  • declino strutturale della cosiddetta 'galassia del Nord', crocevia di incroci azionari e flussi di capitale imponenti che hanno dimensionato e diretto sorti e dinamiche del capitalismo privato.
Sono tante le vicende a mescolarsi, altrettante le situazioni di crisi che vanno minando a tutt'oggi le fragili criticità di un'Italia ancora alla ricerca di una crescita economica che vada oltre il cosiddetto zerovirgola. Senza l'impiego di retorica alcuna, nonostante sia passato un certo tempo teoricamente utile per l'implementazione di misure utili a guidare una nazione intera fuori dalla palude, dovrebbe risultare essenziale adoperarsi per ( ri)strutturare sia l'economia che la società facendo leva sull'idea di futuro da mettere in campo. Tutto questo, logicamente, senza perdere assolutamente di vista gli errori commessi nel passato lontano e vicino:

"[...] Oggi che i profitti delle multinazionali tornano a salire, il nostro Paese resta impantanato nella recessione. I poteri della grande industria svaniscono, sacrificati al mito dell'italianità [...], svenduti alla concorrenza estera [...], decapitati da inchieste e arresti [...] o salpati direttamente oltreoceano [...]. Non va meglio ai poteri storti dell'alta finanza, che negli scandali Montepaschi e Fonsai hanno saputo aggirare anche la vigilanza di Consob e BankItalia. [...]"

Nel bel mezzo di questo pantano, purtroppo, rimangono molteplici i problemi tragicamente irrisolti e/o peggiorati da una crisi che non sembra aver concesso a troppi una seconda ( o terza, quarta, ennesima) possibilità di crescita e rivalsa. A questo punto fa chiaro riferimento lo stesso autore, individuando nell'opinione pubblica una dirimente ragione da sanare:

"[...] In questo stato di decomposizione, l'opinione pubblica ha trovato il capro espiatorio nella classe politica. In realtà stiamo vivendo l'eclissi del potere, che nel pubblico come nel privato non ha saputo né voluto affrontare il cambiamento e cavalcare la modernità. [...]"

Tutto questo senza logicamente dimenticare che, però, parte dei problemi del sistema Italia vanno ricercati anche nelle classi dirigenti e nelle modalità da esse stesse scelte per la gestione delle ricchezze e dei capitali. A questo proposito l'autore risulta essere estremamente chiaro nel definire i tratti fondanti di alcune delle principali problematiche:

"[...] L'Italia ha un tragico problema di classe dirigente.

E' un problema in politica, e lo è anche in economia. Il nostro è un capitalismo di rendita, che accumula e non investe, che depreda e non paga dazio. [...]"

Quali potrebbero essere le soluzioni a questi problemi? Attraverso quali ' leve' si dovrebbe cercare di agire per migliorare le condizioni esistenti e/o per ( cercare di) accelerare l'uscita dalla desolante stasi nella quale l'intero Paese appare precipitato da troppo tempo a questa parte?

Le domande non sembrano sprecarsi, in parallelo richiamo alla quasi totale assenza di soluzioni radicali e definitive. Altro esempio di tanto inversa quanto distruttiva proporzionalità, forse.

SULL'ANNO ZERO DEL CAPITALISMO ITALIANO...E SU DIFETTI QUASI ANCESTRALI DEL SISTEMA ITALIA


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