Sulla legittimità ideologica e storica di Israele, intervista con Shlomo Sand

Creato il 08 dicembre 2010 da Hyblon
Shlomo Sand: “Sarebbe stato più logico creare uno Stato ebraico in Europa”

Lo scrittore israeliano Shlomo Sand, 63 anni, è stato in Marocco la settimana scorsa per presentare il suo libro, uscito il 3 settembre per “Fayard”, intitolato “Come fu inventato il popolo ebreo”.Per l'occasione il professore di storia all'università di Tel Aviv ha partecipato a due presentazioni, presso la Fondazione Ibn Abd el Aziz e presso Carrefour des livres.L'opera in Israele è stata un vero best-seller vendendo diversi milioni di copie [un libro che vende milioni di copie in un Paese con 7,5 milioni di abitanti suona un po' eccessivo per gli standard italiani, n.d.t.]. Ha conosciuto un discreto successo anche in Europa. Le copie ordinate dal Carrefour des livres sono andate via come il pane ed è stato necessario ordinarne di nuovi.Nella sua opera Sand rimette in questione la legittimità storica della “nazione ebraica israeliana” ma invita i popoli arabi a riconoscere lo Stato di Israele come conditio sine qua non per andare avanti.

  • L'Economiste: Perché ha scelto un titolo così provocatorio?
  • Shlomo Sand: In ebraico il titolo è un po' più lungo, “Quando e come il popolo ebraico è stato inventato?”. E' un titolo che fa vendere, è vero, ma non è particolarmente provocatorio. Ho solo tentato di rispondere ad una domanda. Tutti credono che il popolo ebraico sia stato inventato 20000 anni fa. In realtà comunità religiose ebraiche esistono da migliaia di anni ma il popolo ebraico è stato inventato solo 150 anni fa. E credo che l'espressione “popolo ebraico” non sia corretta.
  • Perché l'espressione popolo ebraico non le sembra corretta?
  • La parola popolo ha una connotazione di proprietà su una terra. Non si può dire che ci sia un popolo ebraico. Quando oggi si parla di popolo marocchino si intende qualcuno che ha una lingua, pratiche e tradizioni comuni. Ora io non credo che 500 anni fa gli ebrei di Londra e quelli di Marrakesh avessero delle pratiche e delle norme culturali comuni. Avevano in comune una fede e dei rituali religiosi ma se le sole affinità tra due gruppi umani sono di natura religiosa io chiamo questo una comunità o una setta religiosa, non un popolo.
  • Da dove vengono gli ebrei?
  • Tutti pensano che l'esilio del popolo ebraico sia l'elemento fondatore della storia del giudaismo, della diaspora. Nel corso delle mie ricerche ho scoperto che il mito dello sradicamento e dell'espulsione si è costituito in seno al patrimonio spirituale cristiano per infiltrarsi più tardi nella tradizione ebraica. In realtà gli ebrei non vengono tutti dal grande esilio del 70, ma al contrario hanno le origini più diverse. La maggior parte degli israeliani crede di avere la stessa origine genetica. E' stata una vittoria di Hitler instillare il concetto che tutti gli ebrei appartengano alla stessa razza. Ma è falso, non hanno tutti la stessa origine né appartengono allo stesso ceppo. Sono Berberi, Arabi, Francesi, Galli...
  • Lei dice nel suo libro che l'esistenza di Israele è stata giustificata da una memoria “ebraica”, una memoria che è stata inventata...
  • Si, penso che chi ha voluto dare forma ad una nazione ebraica israeliana abbia cominciato col riflettere sul passato, strumentalizzandolo per fare emergere una dimensione di continuità. Nel caso del sionismo bisognava investire cospicuamente per acquistare una terra che apparteneva ad un altro popolo. Sarebbe stata necessaria una forte legittimità storica. In quanto cittadino israeliano trovo assurdo che qualcuno che abbia vissuto su una terra duemila anni fa possa pretendere di avere dei diritti storici su quella stessa terra. Allora bisognerebbe far uscire tutti i bianchi dagli Stati Uniti, far tornare gli Arabi in Spagna... Da un punto di vista politico questo libro non è però radicale. Non cerco di distruggere lo Stato di Israele. Affermo che la legittimità ideologica e storica sulla quale si fonda oggi l'esistenza di Israele è falsa.
  • Ciò vuol dire che lei non nega l'esistenza dello Stato di Israele?
  • Cerco di essere uno storico ma sono anche un cittadino che pensa politicamente. Da un punto di vista storico dico: no, gli Ebrei non hanno alcun diritto storico sulla terra di Palestina, che siano di Gerusalemme o meno. Ma dico anche, da un punto di vista più politico: non potete riparare ad una tragedia con un'altra tragedia. Negare l'esistenza di Israele vuol dire preparare una nuova tragedia per gli Ebrei israeliani. Ci sono dei processi storici che non si possono cambiare. Mi oppongo ad ogni occupazione dei territori palestinesi. Sono d'accordo con la creazione di uno Stato palestinese realmente indipendente che sorga a fianco di Israele. Ma parallelamente vorrei fare dello Stato di Israele una vera democrazia per tutti i suoi cittadini, senza distinzione di religione, origine o sesso. Considerare lo Stato di Israele come uno Stato ebraico sarebbe catastrofico, sarebbe come ridurre la Francia ad uno Stato cattolico. Ma bisogna aver chiaro che riconoscere lo Stato di Israele è una conditio sine qua non per avanzare nella regione.
  • Cosa pensa della decisione delle Nazioni Unite di creare lo Stato di Israele nel 1947?
  • Sarebbe stato più logico creare uno Stato ebraico in Europa. I Palestinesi non erano colpevoli di quanto fatto dagli Europei. Se qualcuno avesse dovuto pagare il prezzo della tragedia questi sarebbero dovuti essere gli Europei, nello specifico i Tedeschi. Ma non i Palestinesi. Inoltre la divisione non è stata equa. Gli Arabi erano 1,3 milioni, gli ebrei 630mila, la terra è stata divisa a metà. Oggi i Palestinesi hanno meno del 22% del territorio .
  • Non approva più l'idea di uno Stato bi-nazionale?
  • Assolutamente: l'idea di uno Stato bi-nazionale è, a mio parere, idiota perché ritirare Israele dai territori occupati può essere fatto con la forza ma per creare uno Stato bi-nazionale ci vuole il consenso di due società. Ciò oggi non è possibile, né l'una né l'altra sarebbe d'accordo. Per il futuro spero che gli Arabi e gli Israeliani possano vivere insieme, in simbiosi. Ma per il momento vorrei che l'arabo israeliano diventi un cittadino a pieno titolo. E spero che Israele abbia un presidente metà ebreo e metà arabo.
  • Come si immagina la risoluzione del conflitto israelo-palestinese?
  • Bisogna che Israele accetti il principio di uno Stato palestinese, che smantelli tutte le colonie, che dia delle terre buone ai Palestinesi secondo i confini del 1967. Gerusalemme deve diventare la capitale dei due popoli. Bisogna riconoscere i torti fatti ai Palestinesi ed indennizzare i rifugiati ed i loro figli. Tuttavia sono dubbioso circa il diritto di ritorno a tutti i rifugiati palestinesi dal momento che la maggior parte delle case è stata distrutta e che è impossibile che economicamente un territorio così piccolo possa accogliere sei milioni di persone contemporaneamente. Bisognerebbe accettare d'altronde una parte di quei rifugiati, soprattutto quelli che vivono in Libano.
Articolo originale di Nadia Belkhayat apparso in francese su L'economiste 

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