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Sulla mia pelle (2018)

Creato il 26 settembre 2018 da Babol81

Ho rimandato la visione finché ho potuto, poi anche io ho scelto di guardare Sulla mia pelle, il film sugli ultimi giorni di Stefano Cucchi, diretto e co-sceneggiato dal regista Alessio Cremonini. Più che un post questo sarà uno sconclusionato elenco di riflessioni, dal quale non emergerà se il film è bello o brutto: è da vedere, punto.
Sulla mia pelle (2018)
Evito anche di scrivere la trama, ché come si fa a parlare di "trama", in questo caso. Il motivo per cui ho procrastinato la visione di Sulla mia pelle, nonostante fosse lì, bello pronto su Netflix, è che devo ancora riprendermi da Diaz e già sapevo che il film di Cremonini sarebbe stato un pugno allo stomaco capace di riaprire vecchie ferite. E poi, questo genere di film lo temo più degli horror, nonostante con carabinieri, polizia ecc. non abbia mai avuto a che fare salvo per un paio di furti di portafoglio. Eppure, porca miseria, sarà che avrò avuto sfiga, ma anche quelle due, tre volte che mi sono trovata ad interagire con le cosiddette "forze dell'ordine" mi è sembrato quasi di essere dalla parte del torto quando è andata male, o davanti a degli automi scazzati quando è andata bene, quindi capirete perché non faccio parte di quella branca di popolazione che si sente tutelata e protetta da chi dovrebbe infondere queste sensazioni nell'uomo della strada. Al di là dell'abuso di potere di chi non meriterebbe nemmeno di stare al mondo, figuriamoci avere un posto di "rilievo" nella società, non fatico dunque a credere al muro di gomma che si sono trovati davanti i genitori di Stefano e la sorella, poveracci fiduciosi, semplici cittadini, il cui unico desiderio era sapere come stava il loro figlio e fratello, fargli sentire di non essere stato abbandonato nonostante la sua vita scapestrata; allo stesso modo, non fatico a credere alla freddezza di un giudice donna che, trovandosi davanti un ragazzo palesemente malmenato, non si sia posta neppure una domanda, tanto era un'udienza "di routine", e non fatico a credere al lassismo e all'insensibilità di medici incapaci di tenere testa a una persona confusa e sconfitta che rifiutava le cure. Purtroppo, è questa terrificante doccia fredda di realtà a tenermi lontana da film come Sulla mia pelle. Intendiamoci, non è che viva in un'oasi felice di ignoranza e rifiuto, però uno ci prova ad avere fiducia e ad essere ottimisti, aggrappandosi al filtro offerto dalle voci distaccate dei giornalisti per non farsi coinvolgere emotivamente dalle mille cose orribili che accadono quotidianamente ed evitare così di uscir di testa, aggrediti dalla consapevolezza che nel 2009, in un paese civilizzato come l'Italia, un ragazzo possa morire e i suoi familiari debbano venirlo a sapere solo perché serve il loro consenso per l'autopsia.
Sulla mia pelle (2018)
E il bello è che Cremonini, Borghi e gli sceneggiatori non ci provano nemmeno a nascondersi dietro un dito e celebrare la figura di Cucchi. Stefano era un tossicodipendente, uno spacciatore, probabilmente una testa di cazzo, il tipico ragazzo che potrebbe vivere un'esistenza normale assieme ad una famiglia che gli vuole bene e invece no, sceglie la via "sbagliata", causando sofferenza e disagio a genitori e sorella. Anzi, sicuramente questi ultimi due schiaffi ben dati glieli avrebbero anche tirati ma si sono visti sottrarre persino questa possibilità, schiacciati come il figlio da una kafkiana macchina di omertà, omissioni e burocrazia. Quello che fa male davvero, benché Cremonini (pur omettendo scene relative al pestaggio) non lesini inquadrature del volto martoriato di Stefano, soprattutto durante il calvario dell'ospedale, è la banalità di tutta una serie di situazioni che, messe assieme, hanno portato alla morte di un ragazzo, roba da mettersi le mani nei capelli e rimanere attoniti, a fissare uno schermo che ci rimanda la triste realtà delle cose, asettica, per nulla poetica, ovviamente priva di una colonna sonora "triste". Perché non servono artifici cinematografici per chiudere la gola e stringere lo stomaco, per costringerci a piangere impotenti, pensando "Cristo ci potevo essere io al posto suo". Basta una voce fredda e sbrigativa, che si rivolge ad una voce incerta ed impastata, sugli impietosi titoli di coda per rendersi conto che sì, Sulla mia pelle è un film, ma di romanzato c'è davvero poco e allora ben vengano pellicole simili, per farci pensare, per farci vergognare, per risvegliare le nostre coscienze... e magari, chissà, riuscire anche a tutelarci dall'indifferenza e dalla cattiveria.
Sulla mia pelle (2018)
Alessio Cremonini è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Roma, ha diretto film come Border. Anche produttore, ha 45 anni.
Sulla mia pelle (2018)
Alessandro Borghi interpreta Stefano Cucchi. Nato a Roma, ha partecipato a film come Non essere cattivo, Suburra e a serie quali Distretto di polizia, Don Matteo, Romanzo criminale - La serie, Il commissario Rex, Che Dio ci aiuti e Suburra - La serie. Ha 32 anni.
Sulla mia pelle (2018)
Max Tortora interpreta Giovanni Cucchi. Nato a Roma, lo ricordo per film come Loro 2, inoltre ha partecipato a serie quali I Cesaroni. Anche sceneggiatore e conduttore televisivo, ha 55 anni.
Sulla mia pelle (2018)
Jasmine Trinca interpreta Ilaria Cucchi. Nata a Roma, ha partecipato a film come La stanza del figlio, La meglio gioventù, Romanzo criminale e Fortunata. Ha 37 anni.
Sulla mia pelle (2018)

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