Sunshine Cleaning: un calcolatissimo film-prodotto

Creato il 09 aprile 2010 da Pianosequenza

Sunshine Cleaning
(Sunshine Cleaning)
Christine Jeffs, 2008 (USA), 91'
uscita italiana: 9 aprile 2010
voto su C.C.
Tutte le aspettative della ex cheerleader Amy Adams sono andate svanendo anno dopo anno finito il college: da reginetta fidanzata col più prestante della cittadina (Steve Zahn) ne è diventata la squallida amante, oltre che ragazza madre con sorella scapestrata a carico (Emily Blunt) e un padre hippy cui badare (Alan Arkin). Per tirare avanti è costretta a sopportare un lavoro umiliante, sognando di poter divenire, un giorno, agente immobiliare. Proprio dopo un tête à tête col fidanzato clandestino (un poliziotto) le viene proposta l'idea di gestire una impresa di pulizie incaricata dello smaltimento dei rifiuti organici dalle scene del delitto, lavoro parrebbe redditizio ma piuttosto spiacevole nel quale coinvolgere anche la inaffidabile sorella. Svariati inconvenienti dopo saranno tutti, in qualche modo, più sereni e realizzati.
Dopo il successo del godibile Little Miss Sunshine, gli stessi produttori hanno tentato di proporre un “format” equivalente sperando di accaparrarsi un simile coro di consensi. Il problema è che per ottenerlo hanno mantenuto una fin troppo evidente continuità con la precedente pellicola, sin dalla scelta di quel titolo che, inevitabilmente, avrebbe dovuto contenere il termine “Sunshine”. Persino un personaggio (quello interpretato da Arkin nel film del 2006 e resuscitato per l'occasione) sembra ripreso integralmente ed adattato a fatica alla nuova sceneggiatura, così come la figura del bambino con tendenze sociopatiche che però è tanto maturo e perspicace (in questo caso, il piccolo Jason Spevack). Nonostante la totale mancanza di buona volontà dimostrata dalla produzione, che non a caso affida regia e sceneggiatura a due lodevoli ma malleabili esordienti, Sunshine Cleaning riesce comunque a reggere l'impatto col grande schermo, soprattutto in virtù dell'ottimo casting e dell'indubbio appeal del duo Adams-Blunt – anche in questo caso quei volponi dei produttori hanno saputo muoversi egregiamente.
Si tratta insomma di un “prodotto” più che d'un film, ma la confezione è abbastanza patinata da attrarci, ed una volta aperta non delude troppo.
Furbo

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