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Super Daniel: PAIN OF SALVATION – In the Passing Light of Day

Creato il 02 febbraio 2017 da Cicciorusso

Super Daniel: PAIN OF SALVATION – In the Passing Light of Day

Personalmente mi erano sempre piaciuti i Pain of Salvation perché rappresentavano l’ala moderata del progressive metal. Certo, ogni tanto partiva anche a loro il controtempo o la scala fuori controllo, ma erano comunque diversi dall’ala estremista capitanata dai Dream Theater: la loro musica non raggiungeva neanche lontanamente i livelli di onanismo degli americani e, soprattutto, al microfono non c’è James LaBrie con la sua voce “gallinacea” (per citare Richard Benson). Per fare un paragone politico, se i Dream Theater stanno al Partito comunista italiano rifondato nel 2016 i Pain of Salvation stanno a, che so… Civati.

Ad ogni modo, passando alla nuova fatica degli svedesi, In the Passing Light of Day arriva dopo due (se non tre) album e una raccolta tendenzialmente poco apprezzati. Inoltre Daniel Gildenlöw, principale mente del gruppo, è stato costretto a passare un lungo periodo di tempo in ospedale e ha sostanzialmente deciso di rappresentare musicalmente questa sua esperienza. Il full-length si propone sin dall’inizio come una sorta di ritorno alle origini attraverso, però, sonorità e produzione molto moderne mutuate dall’esperienza di Scarsick. Lo spiacevole intermezzo blues e hard rock di Road Salt One e Road Salt Two viene purtroppo riproposto all’incirca dalla settima traccia in poi. Questa seconda parte è anche la più insipida e meno riuscita dell’album; si sarebbe ripresa con l’ultima traccia The Passing Light of Day se non fosse che più di una volta si ha l’impressione di risentire Remedy Lane. E tutto sommato anche nella prima parte le tracce veramente buone si contano sulle dita di una mano: On a Tuesday, Tongue of God e Full Throttle Tribe. Cresce con gli ascolti anche Meaningless, il videoclip acchiappa ascolti e acchiappa ragazzine in qui il nostro Daniel mostra il six-pack – forse mentre si annoiava sul lettino dell’ospedale faceva gli addominali.

Leggendo per il web le opinioni dei fan più accaniti o addirittura dei colleghi pare che i Pain of Salvation siano tornati ai fasti del passato una volta per tutte. Per quanto sia piacevole ascoltare questo loro nuovo album, sembra quasi di sentire Studio Sport che intervista Balotelli dopo le prime due partite buone col Nizza e gli chiede se è pronto per il Pallone d’oro. In the Passing Light of Day è indubbiamente un livello sopra gli ultimi due album, ma ciò non toglie che cada spesso nella trappola dell’auto-citazionismo. Se dunque qualcuno volesse sentirsi un buon album degli svedesi non partirebbe certo da questo surrogato. E non dimentichiamoci che due goal come quelli contro la Germania agli Europei del 2012 Balotelli li ha fatti una volta sola e probabilmente mai li rifarà. (Edoardo Giardina)



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