Magazine Diario personale

Super Mario

Creato il 02 febbraio 2018 da Povna @povna

L’altra sera, mentre usciva dal cinema dove era andata a vedere Tre manifesti a Ebbing, la ‘povna ha trovato sul suo cellulare una chiamata persa. Il numero era perturbantemente simile a quello del suo fisso, e sulle prime ha pensato a uno scherzo. Poi, siccome è una persona educata, e (ancor di più) le cose strane la divertono, ha deciso di richiamare il suo interlocutore mancato, chiunque fosse. Ed è così che ha scoperto che a desiderarla era l’idraulico del suo condominio. Il motivo era parlarle di una perdita che dalla sua cucina stava, silente, inondando il soffitto dell’inquilino di sotto.
“Devono venire a controllare” – le ha detto la gentile segretaria.
“Domani alle quattro e mezzo?”.
E con questo appuntamento sono così restati.
Ieri dunque, con il ritardo che si conviene a (quasi tutti) gli idraulici, si è presentato a casa sua il vecchio Orson, il capo della ditta che da quarant’anni gestisce la manutenzione nel condominio della ‘povna. Ha suonato, ha salutato, si è scusato del disturbo. Poi è entrato in cucina, ha picchiato la chiave inglese sul muro, in un paio di punti, e ha fatto una faccia storta: “Qui c’è da spaccare, purtroppo. Sarà un lavoretto lungo” – ha detto con il tono strascicato che lo contraddistingue.
“E che ci possiamo fare” – ha replicato la ‘povna, che possiede il tratto di vero buon carattere di non prendersela per ciò che non dipende dalla volontà sua o di nessun altro (la coda alla posta, la febbre, la pioggia, o appunto le perdite nei muri delle tubature vecchie) – “se si deve fare, tocca. Vorrà dire che spaccheremo, dunque”. “Cioè, spaccherete” – si è poi subito corretta -“che io, lo sa, insegno lettere. E di idraulica ne so quanto di guida a motore, veramente”.
“Ma resterà senza lavello” – ha continuato Orson.
“E resterò senza lavello. Fingerò di essere di nuovo studentessa, non mi fosse mai successo. Posso sopportarlo, stia tranquillo” – ha detto lei. “Cioè, per qualche giorno” – si è affrettata a aggiungere.
Orson l’ha guardata con moto di vera ammirazione; e poi:
“Il problema ora sarà fissare quando venire: lei non è quella che torna sempre al pomeriggio?”.
“Effettivamente sì, ma ci ho pensato: se le lasciassi le mie chiavi di riserva?”.
E Orson era così commosso per la fiducia ‘povnica che ha promesso che sarebbe andato lui dal terribile vicino di sotto, per comunicargli l’esito della questione.
“Ci vediamo domani, allora, a metà mattina, quando vengo a fare il cambio zaino” – l’ha salutato la ‘povna.
Questa mattina, dunque, la ‘povna, molto all’alba, ha sgombrato bene bene l’acquaio di cucina da tutti gli ingombri. Ha lasciato il fornello chiuso, e se ne è andata a scuola come sempre. Ma, alle 11.30, quando è passata da casa, in cucina ha trovato un grande buco terroso pieno di tubi, un lavello di meno, una carriola piena di calcinacci e due idraulici.
“Buondì” – ha detto la ‘povna.
“Buon giorno” – ha fatto il figlio di Orson, che faceva da capo-cantiere in quel momento – “ma in realtà non va niente bene: bisogna spaccare in lungo e in largo, guardi”.
La ‘povna stava per ricominciare con la litania che lei fa lettere, ma quello non ha sentito ragioni: “Venga qui, è tutto chiarissimo”. E le ha illustrato un intreccio di tubi, terra e ferro finché la ‘povna gli ha fatto presente, con rispetto, che stava facendo tardi per la 5 ora degli Sbucciati, e bisognava che si salutassero.
“Ci vediamo dopo” – fa lui – “Noi facciamo pausa pranzo e torniamo alle due/due e mezzo”.
“Io verso le tre dalla piscina” – dice la ‘povna.
“Perfetto, faccia come se fosse a casa sua, non si preoccupi” – ride lui.
E la ‘povna corre a scuola.
Arriva, fa lezione, agli Sbucciati, scende, nuota, raccatta le sue cose e si avvia verso casa. Trova il portone aperto, e poi, subito, il suo lavello nell’ingresso, là dove di solito staziona il carrello della spesa condominiale. A quel punto se lo aspetta, e alzando la testa si accorge che anche la porta di casa è spalancata. Dall’interno, molti rumori di bang, e poi sul fondo del corridoio si intravede un’ombra; che alla ‘povna pare femminile, decisamente. “Che strano, è venuta pure la moglie dell’idraulico” – non fa in tempo a pensare, che incoccia, nel suo proprio ingresso di casa, nella signora Precisetti: “Buona sera signorina, mi scusi l’auto-invito, ho sentito il rumore, e poi è andato via il riscaldamento, sono venuta a vedere. Quel gentile idraulico lì” – indica Orson (che nel pomeriggio è tornato a comandare la baracca) – “mi ha spiegato tutto. Via, la saluto, e la ringrazio dell’ospitalità, arrivederci”.
La signora Precisetti se ne va dalla porta (che resta ovviamente aperta): intanto dalla cucina è sbucato indomito un altro Super-Mario. Ma è Orson a prendere la parola, perché conosce la ‘povna, e sa che lei è sbiancata a una, e una sola, delle parole della Precisetti: “Non si preoccupi, stiamo cercando di fare una riparazione temporanea per dare il via di nuovo al riscaldamento…”.
“E poi? Tornate domani?” – domanda la ‘povna.
“Sì, a prendere un caffè” – fa Orson, che oramai ci ha preso gusto – “torniamo lunedì, riapriamo tutto e interveniamo”.
Siglato l’accordo, il resto del pomeriggio prosegue con la ‘povna che, serena, si fa le sue cose in soggiorno. Nel frattempo, tra cucina, corridoio e anticamera, è tutto un via vai di gente: arrivano altre tre idraulici, un vicino, il padron di casa. Suonano, chiedono permesso, guardano il buco in terra, scuotono la testa. Poi qualcuno torna a casa sua, qualcun altro scende in cantina (dove c’è un’altra centrale operativa dell’operazione perdita).
La ‘povna, da parte sua, apre e chiude la porta e ride; ride moltissimo, ché questa è una vera sit-com, di quelle belle. “Era da parecchio che il quotidiano non mi divertiva così tanto” – confida ad alcune amiche.
Lo aveva ben detto lei, peraltro, che la settimana era stata assai tranquilla. E non poteva durare.


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