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Sussurri e asfodeli

Creato il 17 settembre 2019 da Antonio
Tempo fa qualcuno a radio 3 disse che la differenza tra macerie e ruderi è che le prime tacciono mentre i secondi parlano della loro storia. Forse è così ma prima di tacere le macerie sussurrano. Hanno voce fioca, la possono ascoltare orecchie attente a discernere parole tra frinire di cicale e stormire di foglie. Quello che resta della Masseria Itri, una masseria fortificata dei primi anni del '500, a pochi km da Gallipoli, parla ancora ma sono rimaste poche orecchie ad ascoltare la fremente attività contadina tra quelle mura che dovevano resistere agli assalti dei saraceni che venivano dal mare, visibile dalla torre. Oggi ci chiediamo come potessero reggere quelle fortificazioni così fragili e basse. Quelli che un tempo erano muri alti e invalicabili oggi sono bassi e cadenti, fanno tornare alla memoria un passo del Corvaglia che in Finibusterre scrive "Il muro si difendeva così dalle scalate; ma, più che dell'irto delle spine, si giovava della sua stessa debolezza, essendo forte come certi uomini, da cui bisogna star lontani, perché rovinano addosso a chi li tocca."
Gli archi sorretti dal vento sono un miracolo e gli asfodeli, piante sacre ai greci e ai romani, crescono oggi come ieri, custoditi nella loro antica funzione dal mio dialetto che li chiama "cannilore", come le candele accese in gloria dei defunti di ieri e di oggi, di chi in vita non è stato stato né buono né cattivo ma solo uomo o donna in cerca di un posto dove riposare.
Sussurri e asfodeli
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