Magazine Bambini

Svezzamento o autosvezzamento: cosa scelgono i genitori marchigiani?

Da Acsylvya @mammemacerata

Oggi il primo dubbio dei genitori circa l’introduzione di alimenti diversi dal latte esclusivo dei primi mesi riguarda la scelta di un tipo di svezzamento tradizionale, che consiste nell’introduzione graduale dei cibi solidi in pappe e creme, oppure dell’autosvezzamento, pratica che ha attirato molta attenzione negli ultimi anni, di cui però ancora non si hanno ben chiari i meccanismi nella maggior parte dei casi.

Dall’esame del questionario on line, che ho sottoposto agli utenti di mammemarchigiane.it, attraverso il canale facebook del sito, si può dedurre in piccola parte cosa pensino e come si comportino i genitori marchigiani al riguardo ed è interessante constatare alcuni elementi di base.

Hanno partecipato al sondaggio 200 mamme, provenienti da tutta la Regione e in età compresa tra i 19 e i 50 anni, tendenti per lo più a contrapporre in modo netto la scelta dello svezzamento ‘tradizionale’ a quella dell’autosvezzamento. La maggior parte, in realtà, dimostra di non conoscere o non sapere bene cosa si intenda esattamente per le due tipologie di introduzione dei cibi solidi e la tendenza a dividersi in fazioni si riversa anche sulla fiducia o meno nei consigli del pediatra.

Lo svezzamento ‘tradizionale’ è ancora la scelta più seguita nelle Marche, indicato da oltre il 65% dei genitori che hanno risposto al questionario. Lo svezzamento viene iniziato generalmente tra il quinto e il sesto mese del bambino, ma non manca chi ha iniziato a 4 mesi e chi lo ha fatto dopo i 9.

Un dato interessante è quello che si ricava dall’indagine relativa al ruolo del pediatra di famiglia nel supporto alla scelta dell’autosvezzamento: solo il 30% di chi lo ha seguito è stato appoggiato dal medico dei propri bambini e la motivazione principale risulta essere la sfiducia nel metodo, che non viene ritenuto valido dal 71,7% dei pediatri che non lo hanno consigliato. Il restante 28,3% non sembra conoscere questa possibilità. Chi non ha avuto il sostegno del proprio medico ha però scelto di rivolgersi altrove ed è sicuramente significativa la fonte indicata dal 38, 8% dei votanti, che ha segnalato il sito www.autosvezzamento.it come punto di riferimento  per chi decide di saperne di più.

Solo il 9% dei votanti si è rivolto ad un nutrizionista per l’autosvezzamento, mentre il 23,9 % ha trovato su internet o su pubblicazioni specifiche le nozioni di proprio interesse e infine il 17,9% ha scelto di chiedere consiglio ad altre mamme.

Ma gli elementi più significativi risultano essere le motivazioni date per giustificare l’una o l’altra scelta, che lasciano trapelare con quanta fermezza e coinvolgimento emozionale sia stata operata la decisione di svezzare o autosvezzare, oltre, in alcuni casi, la scarsa conoscenza di entrambe le soluzioni o una certa confusione di fondo.

Chi ha scelto l’autosvezzamento ha scritto di averlo fatto perché “più sano e corretto”, o perché rappresenta un “approccio naturale e non impositivo”. C’è chi ha detto di aver seguito il proprio ‘istinto’, chi sostiene di credere “nell’educazione alimentare, non nell’alimentazione”  e di sceglierlo perché lo si considera ” il modo più naturale e rispettoso nei confronti dei bambini di introdurre il cibo”, sostenendo che “è importante dare una corretta educazione alimentare fin da piccoli” e aiutare i bimbi ad “apprezzare il cibo sin da subito”. Diverse persone hanno semplicemente risposto ” Perché è più comodo”;”Visto che ho sempre allattato a richiesta mi sembrava la cosa più logica; ho sempre messo mia figlia a tavola con noi e a sua scelta assaggiava e mangiava, imparando le diverse consistenze del cibo. Sceglie lei se, quanto e cosa mangiare…di quello che c’è a tavola ovviamente”.

Scegliere l’autosvezzamento sembra che contribuisca poi a migliorare il regime alimentare di tutta la famiglia: “perché credo sia il modo migliore per avvicinare il bambino al cibo. Senza costrizioni a pappine e omogenizzati (la cui sicurezza alimentare non è poi così garantita). Ovviamente tutta la famiglia segue una dieta bilanciata, con poco sale e ricca di verdura.”; “Ci sembrava naturale e un buon approccio per il bimbo e la famiglia. Abbiamo rimesso in discussione l’alimentazione della famiglia.”

Oltre ad alcuni moderati, che hanno detto di aver seguito un metodo misto, non manca anche chi rifiuta categoricamente la scelta opposta: “Perché da esperienze pregresse (baby-sitter) ho scartato l’ipotesi di ingozzare i miei figli e vederli nutrirsi passivamente”.

Tra chi ha scelto lo svezzamento tradizionale, diverse persone hanno dichiarato di averlo fatto perché non conoscevano l’alternativa o per inesperienza o insicurezza, specie col primo figlio.

Qualcuno sostiene di aver fatto una scelta dettata dall’esigenza di conciliare i tempi veloci del rientro al lavoro con la necessità di rendere autonomo il bimbo ” Perché avrei dovuto continuare ad allattare a richiesta e con il lavoro sarebbe stato troppo complicato, o passare al latte artificiale”. C’è chi dice di aver semplicemente seguito le indicazioni del pediatra, ma anche chi, con decisione, sostiene ” non ritenevo pronto il “corpo” di mia figlia a mangiare le stesse nostre cose”, oppure per ” paura di dare dei cibi poco digeribili per un neonato”.Una mamma dice:” mio figlio non è assolutamente interessato al nostro cibo e non lo prende da solo”, mentre qualcuno si dichiara ” tradizionalista”. Simpatica la risposta: ” Perché mio marito aveva troppo paura”, mentre rivela una scarsa conoscenza dell’autosvezzamento chi dice di non averlo scelto perché ritiene  ” sia corretto introdurre gli alimenti al tempo giusto e nella stagione giusta ad esempio zucchine pomodori no d’inverno…”.

Tra le motivazioni più comprensibili: ” ho preferito inserire progressivamente i vari cibi, anche per capire se potevano esserci intolleranze o allergie”; ” Per paura di non fornire il giusto bilanciamento di nutrienti in relazione all’età peso. Inoltre non potendo seguire il bambino a tempo pieno non credo che sia facile gestire l’autosvezzamento tra baby sitter e nonni…”; “Perché non tutti i giorni mangiamo cose adatte ad un neonato e soprattutto ho paura di introdurre alimenti non tollerati tutti insieme che potrebbe dargli fastidio”; “perché ci siamo spaventati dopo un evento di quasi soffocamento” o “troppo timore che si strozzasse, sono ansiosa e non sono riuscita a farlo.”

Per quanto riguarda infine la tipologia dei cibi dati ai bambini, sia che si parli di autosvezzamento, che di svezzamento tradizionale i genitori marchigiani hanno detto di preferire cibi preparati in casa, o appositamente per il piccolo o gli stessi del resto della famiglia. Solo un 12% ha indicato l’opzione delle farine di cereali e una percentuale ancora minore gli omogeneizzati.

La spesa per il bimbo si fa prevalentemente al supermercato, ma anche direttamente in campagna o nei negozi di alimentazione naturale e biologica.

Svezzamento o autosvezzamento: cosa scelgono i genitori marchigiani?

(302)


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog