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SWR Symphonieorchester – 2. Kammerkonzert

Creato il 15 novembre 2017 da Gianguido Mussomeli @mozart200657

SWR Symphonieorchester – 2. Kammerkonzert

Anche il secondo appuntamento con i Kammerkonzerte della SWR Symphonieorchester presentava molti motivi di interesse per uno splendido programma di musica del Novecento. Una proposta culturale di grande intelligenza che ha fatto registrare una cospicua affluenza di pubblico, attirato dalla possibilità di ascoltare musica interessante in esecuzioni di eccellente lievllo, oltretutto a un prezzo estremamente contenuto con ulteriori sconti e agevolazioni per gli studenti e gli anziani. Sono cose che dimostrano come da queste parti la grande musica sia davvero alla portata di tutti e in questo senso il lavoro svolto dalla SWR è davvero lodevole dal punto di vista della divulgazione culturale. La prima parte del programma era dedicata a due lavori caratterizzati da un’ impostazione di ricordo meditativo sul passato, a partire dal Sestetto per archi che Richard Strauss scrisse come introduzione alla sua ultima opera Capriccio, “Konversationsstück für Musik“ in un atto su un testo di Clemens Krauss basato su un’ idea originale di Stefan Zweig e che il compositore bavarese considerava come il suo testamento artistico. “Kein Stück für ein Publikum von 1800 Personen pro Abend. Vielleicht ein Leckerbissen für kulturelle Feinschmecker” notava a proposito di questa raffinatissima partitura Clemens Kraus, il grande direttore viennese che oltre a scrivere il libretto (al posto di Zweig che non poté stendere il testo per intervento del regime nazista) fu il primo esecutore dell’ opera il 28 ottobre 1942 al Nationaltheater München in una città già semidevastata dai bombardamenti alleati. Il Sestetto introduttivo per archi, che nella vicenda è opera del compositore Flamand e viene provato nella prima scena, venne poi anche eseguito separatamente come brano da concerto per disposizione dell’ autore, giustamente preoccupato di garantire una più ampia diffusione a un brano affascinante per il tono di rievocazione settecentesca in chiave romantica, quasi una reminscenza mozartiana vista con gli occhi di Brahms. In questo senso anche il brano seguente, Verklärte Nacht di Schönberg, si inseriva efficacemente in questa atmosfera rievocativa del passato con gli occhi del presente. Come tutti sanno il celebre Sestetto costituisce forse il lavoro più compiuto della fase creativa schönberghiana precedente la svolta radicale verso il superamento della tonalità. Criticatissimo al suo apparire per il tono definito troppo sperimentale, tanto che un membro della commissione che doveva esaminare il pezzo in vista della prima esecuzione al Musikverein ne disse, secondo quanto testimoniato da Zemlinsky, “Das klingt ja, als ob man die noch nasse Tristan-Partitur darüber gewischt hätte”, è un brano che affascina l’ ascoltatore per la preziosità di una scrittura che crea un’ atmosfera rarefatta tramite la combinazione di un cromatismo tristaneggiante con una tecnica di sviluppo della variazione brahmsiana. I sei strumentisti appartenenti alla sezione archi della SWR Symphonieorchester hanno eseguito in maniere eccellente entrambi i lavori. Gabriele Turck e Gesa Jenne-Donnenweg (violini), Ingrid Philippi-Seyfer e Christian Nas (viole), Fionn Bockemühl e Wolfgang Düthorn (violoncelli) hanno messo in mostra un suono timbricamente di ottima qualità e una bella flessibilità di fraseggio, oltre a una grande attenzione nel realizzare le dinamiche. Soprattutto in Schönberg la lettura è parsa estremamente appropriata per il suono etereo e trasparente di molte pagine.

Nella seconda parte erano protagonisti i fiati dell’ orchestra fra i quali spiccava la presenza di Sebastian Manz, trentunenne clarinettista che in questi ultimi anni si è imposto all’ attenzione del mondo musicale come uno tra gli strumentisti più brillanti della giovane generazione. Insieme ad Anne Romeis (flauto), Alexander Ott (oboe), Wolfgang Wipfler (corno), Angela Bergmann (fagotto) e Anton Hollich (clarinetto basso) l’ ensemble ha presentato due splendide partiture di musicisti della scuola balcanica. Le Sechs Bagatellen für Bläserquintett di Gyorgy Ligeti, tratte da una raccolta di brani pianistici composta nei primi anni Cinquanta dalla quale il compositore ungherese rielaborò sei pezzi per ensemble di fiati in una Suite che venne rifiutata dalle istituzioni musicali in quanto eccessivamente sperimentale e quindi eseguita solo dopo la fuga di Ligeti in Occidente a causa della rivolta di Budapest del 1956, sono brani gustosissimi all’ ascolto per la tagliente ironia alternata ad atmosfere elegiache con spunti melodici tratti dal repertorio folkloristico magiaro. Chiudeva il programma Mládi (Gioventù) di Leos Janácek, una Suite per sestetto di fiati in quattro movimenti nella quale il compositore moravo, in occasione del suo settantesimo compleanno, volle rievocare musicalmente alcuni episodi significativi della sua vita passata. È una partitura che rappresenta al meglio lo stile maturo di questo originalissimo musicista, con le singoli voci strumentali trattate come parti di una struttura metrica estremamente complessa. Anche in questo caso, l’ esecuzione dei due brani è stata senza dubbio impeccabile per la bellezza degli impasti timbrici e lo splendido virtuosismo di tutti gli strumentisti. Per concludere, la serata valeva davvero una visita sia per il livello delle esecuzioni che per la possibilità di ascoltare musiche di esecuzione non frequentissima.



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