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Taglia da 1.000.000 di euro a chi ucciderà il patrimonio genetico dell'olio di palma

Creato il 02 novembre 2017 da Tafanus

Sono riuscito, con molta diligenza, a capire il problema del glutine, e la relativa, giusta evidenziazione sui prodotti alimentari dell'assenza di glutine. Ho appena finito di studiare il "problema del glutine", quando stamattina, all'improvviso, mi è sorto (con colpevole ritardo) il problema dell'olio di palma.

Taglia da 1.000.000 di euro a chi ucciderà il patrimonio genetico dell'olio di palma
Si, lo ammetto, sono colpevole, perchè questo problema "aleggia" già da diversi anni, e io sono stato colpevolmente assente dal problema, anche perchè uso solo olio di oliva, se possibile pugliese (di quello che sembra gasolio, ma solo all'aspetto). Ma stamattina il problema, per strane congiunzioni astrali, è finalmente esploso anche nella mia testa. Mi ero alzato più presto del solito, e più nervoso e triste del solito, perchè mi attendeva la partecipazione al funerale di un vecchio, caro amico. Stavo facendo colazione con mia moglie, quando l'occhio mi è caduto sul pacco di biscotti. Sulla busta campeggiava la scritta "Non contiene olio di palma".

Nella inconfessata semantica del packaging, se io scrivo in grande che "Non contiene Pincopallo", contestualmente faccio sorgere il dubbio che "Pincopallo" sia dannoso, e che chi non scrive in grande "Senza Pincopallo" sia potenzialmente un criminale, perchè non dichiarando la non presenza del peroicolosissimo pincopallo, confessa implicitamente di usare il pincopallo. E poichè io sono un vecchio rompicoglioni, non sapendo niente di scientificamente assodato sul pincopallo, ho deciso di farmi una cultura, e dopo il funerale ho dedicato ore tristi e confuse a documentarmi sull'argomento, fino ad adottare quello che mi è sembrato il più chiaro e il più completo articolo sull'argomento, dovuto alla Alice Pace, ottima giornalista scientifica di WIRED , sito di assoluta serietà ed affidabilità. Lo riporto in calce con poche omissioni

Tutta la verità sull'olio di palma - Fa male? Dobbiamo smettere di usarlo? La sua coltivazione è insostenibile per il Pianeta? Facciamo il punto su uno degli ingredienti più criticati dei nostri cibi industriali (di Alice Pace - Wired)

Fa male. Rovina il nostro sistema cardiocircolatorio. Provoca il diabete. Forse è anche cancerogeno. Le accuse contro l'olio di palma, un grasso vegetale estratto dalle drupe (frutti simili alle olive) di alcune varietà di palme e molto presente nei nostri consumi alimentari, mettono paura. Lo ritroviamo in una lunghissima lista nera di biscotti e merendine del supermercato, nelle farciture dei dolci confezionati e nelle creme spalmabili di cui siamo ghiotti sin da bambini, in quasi tutti i cibi pronti e persino nei prodotti per la prima infanzia.

Non bastasse, sarebbe anche responsabile di una feroce deforestazione a favore della monocoltura intensiva della palma, e metterebbe a repentaglio interi ecosistemi e la sopravvivenza di molte specie animali del Borneo e di Sumatra. Insomma, un vero e proprio killer per la salute e l'ambiente, che a dispetto di tutto è sulla lista degli ingredienti di moltissimi dei marchi sponsor del nostro Expo, quello che dovrebbe nutrire il Pianeta.

Ma è proprio tutto vero? Non completamente. In realtà il quadro disegnato dagli scienziati, almeno su alcuni aspetti, è decisamente ridimensionato. Ecco qualche punto per iniziare a fare chiarezza.

Nel caso dei prodotti da forno, così come nelle creme, i grassi che regalano una miglior struttura e consistenza al prodotto sono i grassi saturi, cioè quelli semisolidi come il burro, molto meno gli oli vegetali, che sono insaturi e liquidi.

L'olio di palma, pur essendo di origine vegetale, rappresenta un'eccezione, poiché ha una composizione in acidi grassi più simile al burro che agli altri grassi vegetali: è infatti composto essenzialmente da grassi saturi (palmitico, stearico e laurico). Di conseguenza ben si presta, per le sue proprietà chimiche, a sostituirlo nelle preparazioni industriali.

Il suo ingresso massiccio tra i nostri cibi è avvenuto in seguito all'inasprimento delle normative dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sui grassi idrogenati, come le margarine, una trasformazione degli oli vegetali inizialmente impiegata come ripiego al burro, ma reputata subito nociva su vari fronti della salute. Se ora ci ritroviamo a consumare olio di palma, quindi, è anche per evitare che nei nostri alimenti ci fosse di peggio.

Fa male? - Dipende da quanto ne consumiamo. Trattandosi di un grasso saturo, va considerato esattamente come tutti gli altri grassi saturi: pensiamo per esempio al burro o allo strutto. "Che queste sostanze vadano consumate in modo limitato nella nostra alimentazione, perché altrimenti fanno ammalare le nostre arterie, è risaputo" ci spiega Laura Rossi, ricercatrice presso il Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione di Roma e delegata italiana per il Consiglio Fao, "ma l'olio di palma non dovrebbe essere demonizzato in quanto tale".

Significa che sì, è corretta l'osservazione nutrizionale che dice di limitarne il consumo. Quello che però è sbagliato è sostenere che altri grassi, come il burro, non facciano male mentre l'olio di palma sì: "Ciò che è correlato a un aumento del rischio cardiovascolare non è in questo caso la fonte, ma l'eccesso di grassi saturi, che andrebbero invece tenuti sotto controllo". In sintesi: non possiamo continuare a pensare che la merendina industriale (fatta con l'olio di palma) sia per forza cattiva, mentre la crostata fatta in casa dalla mamma (col burro) sia per forza buona. Perché, di fatto, sono sia buone quanto cattive entrambe, e con nessuna delle due si dovrebbe eccedere nelle quantità.

Cosa dice nello specifico la letteratura scientifica? Ciò che emerge finora è un quadro non del tutto definito. Da uno dei lavori più recenti, promosso dall'Istituto Mario Negri (e che consiste nella revisione di 51 studi), è emerso come diete ricche di olio di palma e acido stearico possono aumentare il livello di colesterolo totale più di quanto non accada in diete ricche di altri acidi grassi saturi. Allo stesso tempo, non è stata però registrata una variazione significativa sui valori di colesterolo cattivo (il cosiddetto Ldl). Anche se la ricerca sul fronte è ancora aperta.

Cancro - Sulle accuse di cancerogenicità, invece, non troviamo alcun riscontro nella letteratura scientifica che comprovi la correlazione diretta tra olio di palma e l'induzione di tumori. Fino a prova contraria, quindi, si tratta di accuse infondate, o che confondono l'olio di palma con altre sostanze.

Sappiamo piuttosto che l'obesità, che spesso è sì legata a un consumo eccessivo di grassi saturi, può essere correlata a un aumento nell'incidenza di alcuni tipi di cancro: "Ma qui l'effetto è legato all'obesità, non all'olio di palma in sé" precisa Rossi. E una persona può essere obesa anche se consuma altri tipi di grasso.

La notizia riguarda infatti uno studio sperimentale fatto in vitro, dove gli scienziati hanno perfuso cellule di pancreas con del palmitato - che, ricordiamo, non è olio di palma, ma uno dei suoi componenti - e le cellule hanno registrato un danno. "Ma questo non significa assolutamente che mangiare l'olio di palma faccia venire il diabete 2", chiarisce sempre Rossi, "perché quella situazione sperimentale, anche se fatta molto bene, non può essere assolutamente tradotta in un effetto diretto sull'organismo". Il discorso sull'alimentazione, insomma, è ben diverso dal prendere una molecola e una cellula e vedere che succede, e non è possibile trasformare in un messaggio sull'uomo ciò che ancora è lontanissimo dall'uomo, come questo test.

In generale, va sottolineato che contro l'olio di palma non si registrano (perlomeno a oggi) posizioni ufficiali da parte dell'OMS, dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare, del ministero della Salute, né dell'Istituto superiore di sanità: gli organi preposti a vigilare sulla nostra salute.

C'è però da chiedersi: cosa succederebbe se al posto delle palme, ci trovassimo a dover a spremere lo stesso volume d'olio da altre piante (tutte, peraltro, meno dibattute)? La risposta è che occuperemmo ancora più spazio, poiché la produttività delle palme da olio è altissima rispetto alle alternative possibili. Basti pensare che da un ettaro di palme da olio si ottengono quasi cinque volte l'olio che produce un ettaro coltivato a piante di arachidi, e ben sette volte quello di un ettaro di girasoli (come faceva notare anche Strade in risposta all'approccio semplicistico tenuto da Report in un servizio di qualche sera fa). Senza contare tutte le conseguenze che l'estensione delle colture comporterebbe sui consumi d'acqua, di fertilizzanti, di pesticidi. O se volessimo, come chiedono alcuni, sostituirlo col burro: siamo consapevoli che l'impatto ambientale sarebbe ancora più drastico? [...]

Una storia di diritti violati - Al di là del dibattito scientifico, possiamo anche decidere di attaccare la produzione dell'olio di palma, e di boicottarlo, anche esclusivamente per motivi etici, in conseguenza alle ripercussioni della monocoltura sulle popolazioni locali. Si racconta di espropriazione dei contadini dalle proprie terre, di deportazione di interi villaggi, di sfruttamento, di totale assenza di condizioni di sicurezza sull'ambiente di lavoro. Una lotta giusta e sacrosanta.

Ma forse un po' ingenua. Già, perché presuppone che se anziché di palme si trattasse di girasoli, barbabietole, caffè, tabacco o di qualsiasi altro prodotto, il trattamento sarebbe diverso, forse migliore. Come se il rispetto delle leggi e le politiche di non-sfruttamento dipendessero dal prodotto, anziché dalle persone che vi si nascondono dietro.

(Credit: Alice Pace - Wired)


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