Talking

Da Bartel

Lui non c’è più su questo piano dell’esistenza che io conosco, i gradi di separazione tra noi sono sicuramente più di sette, forse più di settanta, ma non importa perché io so che li fuori, in qualche topaia partorita da qualche megalopoli o tra colline verdi o in riva a qualche oceano lui si sveglia e vecchio com’è pensa in retromarcia come me e si chiede cosa stia facendo io. Io penso a noi, a come eravamo, a ciò che siamo ora e a cosa ci è capitato. E ora lo scrivo caro amico, prima che manchi elettricità ai miei neuroni. Ho deciso che non morirò sino a quando non avrò terminato queste memorie . Forse ci vorranno ore o giorni o settimane. Ogni secondo di vita in più va bene, ogni parola in più riempirà queste notte stupide. Ci fosse almeno una donna, magari sarebbe piacevole. Magari vivrei altri cento anni, evitando qualche errore macroscopico, tipo inimicarsi il mondo inseguendo la verità, che è un miraggio, come le pozze d’acqua immaginaria sull’asfalto d’agosto.O peggio cercare la signora libertà, nota meretrice dal prezzo improponibile per gentucola come noi. Se ricordi avevamo troppa paura per poter comprare la libertà, amico mio , eravamo terrorizzati ma cosi completamente da non accorgercene. Ora io ho solo paura di bagnarmi i pantaloni in pubblico.Quindi forse sono un uomo libero, perché quella è l’unica paura che mi è rimasta in agenda.Mi chiederai della morte, immagino.Io sono immortale caro mio, ho trasmesso il mio DNA, poco , devo ammettere per le mie ambizioni , ma ora cammina tra strade affollate con occhi di diverso colore e sorrisi miei. Io sono immortale , solo questo corpo ormai inutile muore ogni istante, ma è stato cosi dalla nascita, quindi nessuna novità.

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