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Tanzania / Punti deboli di una società in crescita /Necessita attrezzarsi

Creato il 30 novembre 2012 da Marianna06

Bananes(2)[1]

 

L’intero continente africano conta, oggi, da solo, circa un miliardo di abitanti.

Una cifra che a noi, abituati alle nostre famiglie mononucleari, mette i brividi.

E la popolazione (è cosa nota)  presenta un’età media molto bassa, perché costituita in prevalenza  da giovani, molti dei quali purtroppo, anche quando ne hanno tutte le capacità, non hanno assolutamente i mezzi per poter  proseguire gli studi dopo aver frequentato le scuole primarie.

Quelli che ce la fanno ,  è solo  a prezzo di enormi sacrifici da parte delle famiglie.

Inoltre, nello specifico del Tanzania, ci troviamo dinanzi a una società sopratutto

agricola che,oltre  a non conoscere i metodi e a non possedere  i mezzi della moderna agricoltura, negli ultimi tempi deve anche fare i conti con le bizzarrie dei mutamenti climatici in atto sul pianeta.

 Il che significa (come è accaduto e sta accadendo) subire prolungate siccità o sopportare abbondanti piogge, che riescono a distruggere ,in brevissimo tempo, tutto il faticoso e impegnativo lavoro dei contadini.

Se la presenza dei giovani in Africa rappresenta comunque un segnale molto positivo rispetto, ad esempio, all’invecchiamento progressivo della popolazione, che si vive al contrario qui  in Europa e, se ciò vale anche per il Tanzania,quale avvenire è possibile,  costruire in loco per i suoi giovani ?

Sarebbe auspicabile privilegiare l’apprendimento di un mestiere, che risulta sempre essere di utilità in qualunque situazione o contesto e, pertanto incrementare scuole di arti e mestieri (almeno per i più) ma la tv continua a veicolare dall’esterno modelli di vita molto differenti  ossia lavori agevoli e guadagni facili, secondo standard occidentali che, nei fatti,  possono solo essere vagheggiati  da questa tipologia di gioventù.

Si verifica allora che apprendere un mestiere, anche laggiù, fa storcere  la bocca al ragazzo o alla ragazza in questione e cioè  non sempre esso è ben accetto dal giovane che, spesso sbagliando, sogna ad occhi aperti un lavoro da impiegato, che considera, anche senza conoscerlo, meno faticoso e ben più redditizio.

Se ci pensiamo bene, dagli anni ’70 in avanti, e forse anche prima, anche a casa nostra, per i nostri giovani, è accaduta la stessa cosa. Ossia l’abbandono del lavoro dei campi per l’opzione di un lavoro in fabbrica o di un impiego di concetto.

E le conseguenze le constatiamo oggi che una crisi mondiale sta investendo differenti settori dell’economia e, in primis, l’agricoltura. Tanto che qualcuno ,con un po’ di sale in zucca, invoca,d’urgenza e a giusta ragione, un ritorno alla terra.

Per il Tanzania, a dirla tutta, c’è da aggiungere  che, anche quando un giovane ha appreso un mestiere,ad esempio di falegname, di fabbro, di  muratore,d’ idraulico, e ha trovato lavoro nel suo campo, la paga che poi gli viene corrisposta è solitamente molto bassa.

Così le cose che un giovane può concedersi sono decisamente pochissime e quel “sogno” sognato rimane sempre più irraggiungibile.

Accade allora che qualcuno di questi giovani (i maschi intendo) possa scegliere, proprio come nel nostro lontanissimo medioevo, di fare il prete  o il soldato.

E non è cosa rara.

Fare il prete, quando ci si riesce, significa una posizione di  privilegio assicurata nel proprio contesto. Ed è così che ,con “chiamate” più o meno sincere, alcuni giovani svoltano e risolvono come mettere assieme il pranzo con la cena.

 Quello poi  di avere una donna e dei figli , che per un africano non è un” non problema”, in qualche modo si risolverà.

Naturalmente esistono  anche delle eccezioni e , quindi scelte fatte con serietà d’intenti, ma il sacerdozio resta per alcuni una strada da battere se si cerca un certo tipo di prestigio “africano”.

Poi abbiamo la chance di scegliere di fare il soldato.

E, anche questa scelta, quando la paga è certa e l’avanzamento di grado è sicuro, non è affatto da buttare via.

Impiegati, funzionari e militari, in Africa, e quindi anche in Tanzania, sono i ceti privilegiati.

Quelli, appunto, che possono consentire ai propri figli, ad esempio, il proseguimento negli studi.

Ultimamente, per dirla chiaramente, nel conflitto del Kivu, tra gli M23 e il Congo di Kabila, il presidente del Tanzania  ha subito offerto all’Unione Africana la disponibilità di un contingente militare di ottocento uomini per inviarli a combattere in favore dei congolesi.

Un mestiere, dunque, quello delle armi che può pagare tanto in Africa, in generale, quanto, in questo caso, in Tanzania.

E aggiungiamo anche che, tutto sommato, prete o militare, è preferibile alla deriva di chi finisce nel giro della mala vita. E intendo droga e prostituzione (regalo dei vizi occidentali giunti anche laggiù), che sono realtà anche in Tanzania,  con tutte le inevitabili ricadute su di una società che, complessivamente, è fornita appena di un modesto sistema sanitario.

 Specie all’interno del Paese e, soprattutto, quando si è lontano dai centri maggiori.

E che ha una scuola, quella statale ,che deve migliorare notevolmente il suo livello d’insegnamento se si prefigge oltre che di alfabetizzare e d’istruire anche di formare i suoi giovani per un futuro differente e migliore dell'odierno presente.

 

     a cura di Marianna Micheluzzi (Ukuundimana)

 

Nella foto in basso alcuni  giovani tanzaniani che aspirano per se stessi, com'è giusto che sia, a un futuro migliore.

 

Settembre4


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