Taormina Film Fest 2012: Luci ed Ombre

Creato il 24 luglio 2012 da Dietrolequinte @DlqMagazine

In un’edizione di transizione tra la direzione artistica di Deborah Young e la nuova direzione formata da Tiziana Rocca e Mario Sesti, il Taormina Film Fest apre, in via del tutto eccezionale, al Palacultura di Messina. In uno Stato che ancora oggi combatte i poteri della casta e che tra mille difficoltà e ipocrisie cerca di diffondere il concetto di meritocrazia, iniziare un evento come questo con un incontro intitolato “I Castellitto: una famiglia d’autore”, sebbene il valore artistico di Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini sia fuori discussione e il figlio Pietro abbia dimostrato un potenziale ancora tutto da esprimere, appare quantomeno discutibile; ma come si dice: “cosa fatta capo ha”. Dopo l’anteprima messinese il neo direttore editoriale Mario Sesti, durante la conferenza d’apertura, ha sottolineato fin da subito la sua scelta di aver dato maggior spazio ai prodotti televisivi e alla commedia. Sulla carta le scelte di Sesti appaiono condivisibili o per lo meno plausibili, soprattutto quando parla delle serie televisive, in particolare quelle statunitensi, come moderni laboratori in cui i nuovi linguaggi filmici prendono forma il che è, in effetti, un dato inconfutabile. Ma se è vero che personaggi come J.J. Abrams (Lost, Alias, Felicity), David Shore e Paul Attanasio (Dr. House) o Darren Starr (Sex and the City) potrebbero raccontare e spiegare come effettivamente abbiano trovato maggiore spazio di sperimentazione nel mezzo televisivo ed approfondire l’evoluzione del linguaggio filmico negli ultimi dieci anni sicuramente meno possono dire Lisa Edelstein o Jason Lewis presentati in pompa magna in un contesto forse poco consono visto che il Taormina Film Fest non è il Roma Fiction Fest di Steve Della Casa.

Molto gradita alla conferenza d’apertura la presenza di Nadine Labaki, regista libanese di talento e coraggio capace, come spesso sottolineato, di usare la commedia come antidoto all’orrore e molto profonda nelle sue considerazioni sulla situazione del suo paese. Curioso che in un’edizione che molto ha puntato sulla commedia non sia stato proiettato nessuno dei suoi film. Tra la Labaki e la Edelstein la conferenza è passata senza che nessuno si chiedesse il motivo della mancanza di una giuria il che è direttamente collegato alla soppressione del concorso. A chiudere un interessante incontro con Michele Placido che ha presentato il suo nuovo lavoro prodotto in Francia, “Le guetteur”, e parlato del suo futuro impegno teatrale oltre che della collaborazione al prossimo film di Massimiliano Bruno. La prima pellicola della kermesse, “Turn Me On, Dammit!” di Jannicke Systad Jacobsen, arriva per il ciclo “Tutti i colori della commedia” direttamente dal successo ottenuto al Tribeca e viene seguita dal primo lungometraggio del ciclo “Focus Russia” che ha riproposto tre opere russe dell’ultimo decennio. La prima serata al Teatro Antico inizia in tono pacato ma piacevole, sebbene il titolo “One Woman Show” avesse suggerito un’esibizione più frizzante della “proteiforme”, così definita da Sesti, Paola Cortellesi. In stile “Viaggio nel cinema americano”, Sesti ripercorre alcune tappe della carriera dell’artista che poi riceve il Premio Cariddi. La serata prosegue con un regalo di Michele Placido al Festival purtroppo mal utilizzato: il regalo consisteva nelle prime sequenze in anteprima mondiale del suo nuovo lavoro, un Polar con protagonisti Daniel Auteuil e Mathieu Kassovitz.

Purtroppo il contributo è stato dato “in pasto” al pubblico nudo e crudo: fuori formato, in lingua francese e senza sottotitoli. Sarebbe bastato far andare il filmato sullo sfondo e commentarlo dalle solite poltroncine con Placido sul palco per evitare il malcontento del pubblico sfociato in urla a cui il regista pugliese non ha certo reagito bene, creando il primo momento imbarazzante della serata conclusosi con la surreale consegna del Premio Città di Taormina a Placido mentre gli stessi taorminesi lo fischiavano. Fortunatamente la premiazione di Padre Rick Frechette, introdotta da un sentito videomessaggio del grande Sean Penn, ha riportato la serenità sugli spalti. Finalmente, con quasi un’ora di ritardo, il pubblico rimasto ha potuto assistere all’ultimo lavoro della Pixar: “Ribelle – The Brave”, un prodotto minore della Pixar, di indubbio fascino pittorico ma carente della profondità simbolica a cui lo studio di “Wall-E” ci ha abituati. Purtroppo anche la visione del film ha avuto dei problemi: per quasi venti minuti una parte dell’audio è saltata e, successivamente, il lungometraggio è stato interrotto per più di un quarto d’ora, rivelando l’abbandono di tutti gli organizzatori del Festival. Dopo che una buona parte degli spettatori ha lasciato il teatro, una timida voce non meglio identificata ha avvisato che la proiezione sarebbe ripresa da lì a poco. Non voglio essere polemico ma credo che quando qualcuno si assume la responsabilità di dirigere un Festival, debba supervisionare lo stesso in tutte le sue attività. Considerando che sia la general manager che il direttore editoriale avevano a disposizione un variegato staff di collaboratori più o meno validi, trovo inaccettabile che al verificarsi di un problema tecnico (che può avvenire a chiunque) non vi sia nessuno che prontamente tranquillizzi i presenti. Inutile dire che la proiezione di “The Thing” di Matthijs van Heijningen Jr., prologo del mitico capolavoro di John Carpenter, si sia protratta fin quasi le tre del mattino fortunatamente senza guasti tecnici.

Senza vergogna ammetto di aver saltato l’incontro con Jason Lewis, ex modello attore di “Sex and the City”, che ha aperto la seconda giornata del Festival, così come la proiezione del cine-ombrellone in salsa siciliana “I baci salati”. Interessante e di valore invece l’incontro con Nadine Labaki, già vista alla conferenza d’apertura, seguito dal demenziale “The Three Stooges” di Bobby e Peter Farrelly. La serata del secondo giorno del Taormina Film Fest rasenta il paradosso, non solo perché si è deciso di non proiettare “L’avventura” di Antonioni nella cornice del Teatro Antico, il che, probabilmente, sarebbe stata la cosa più suggestiva ed emozionante della manifestazione, ma anche per aver fatto slittare ad orario impossibile la commedia francese “L’amore dura tre anni” di Frédéric Beigbeder. È stato anche ridotto il tempo dedicato alle premiazioni e ai saluti delle star perché un evento ben più importante e ben più consono alla splendida cornice del Teatro Antico di Taormina doveva essere mostrato: il quarto di finale degli europei di calcio Italia – Inghilterra. Sebbene mi definisca un appassionato medio di calcio, non posso non dire che trovo a dir poco sconveniente che all’interno di una manifestazione culturale in uno dei luoghi più belli d’Europa e forse del mondo venga tolto spazio al cinema per seguire un qualcosa che ognuno di noi è libero di vedere in privato. Ricordo che nel 2010, durante i mondiali, vi fu una partita dell’Italia proprio durante il Festival di Taormina. Allora venne data, giustamente, la possibilità, a chi volesse, di seguire la partita in una delle sale del Palazzo dei congressi debitamente allestita senza intaccare minimamente lo svolgimento della serata al Teatro Antico. Stavolta, dopo appena ventiquattro mesi, in quella stessa sala viene proiettato “L’avventura” uno dei capolavori del cinema italiano, osannato appena un anno fa a Cannes, mentre allo storico teatro di Taormina ci si vanta di mandare in onda Italia – Inghilterra che, finita ai rigori, si è protratta fino a far saltare del tutto uno dei film in programma: “The Ghostmaker” di Mauro Borrelli (ospite della kermesse).

Vi confesso che dopo questo smacco alla cultura il mio interesse nei confronti del Festival si è drasticamente ridotto; sinceramente mi sono stupito nel non leggere critiche a questa scelta e non comprendo come ci si possa lamentare dei tagli alla cultura se poi chi la cultura dovrebbe farla alla prima occasione decide di modificare il programma di una manifestazione tanto importante per dare spazio alla “partita”. È comunque giusto ricordare quello che è stato l’ospite di punta del Taormina Film Fest: Terry Gilliam, che ha affascinato e rapito tutti nella sua lezione di cinema in cui ha coinvolto i ragazzi dando loro un’iniezione di adrenalina creativa che da sola vale già il Festival. In serata Jon Kasdan, figlio di Lawrence, ha presentato il suo “The First Time” già trionfatore al Sundance. La giornata di martedì ha visto protagonista Lisa Edelstein direttamente dal “Dr. House” seguita da un incontro con alcuni protagonisti del fenomeno dell’anno scorso “Boris”. Durante la serata si sono volute omaggiare due giovani e brillanti attrici siciliane: Isabella Ragonese e Donatella Finocchiaro. Sebbene l’appellativo di “scuola siciliana” fosse un po’ eccessivo, come le stesse protagoniste hanno auto-ironicamente sottolineato, l’incontro è stato piacevole e ha mostrato due talenti che sicuramente daranno ancora tanto al nostro cinema. Il film della serata è stato “Darling Companion” ultima fatica di Lawrence Kasdan attento a pubblicizzare le montagne rocciose mentre racconta gli umani sentimenti. Ancora una volta ho saltato la giornata di mercoledì 27, perdendomi l’incontro con Carol Alt e Kelly LeBrock intitolato “Gli anni ’80: la vendetta”. In serata, questa volta con rammarico, ho perso l’omaggio a Lucio Dalla in presenza di Pupi Avati e Marco Alemanno.

Alla vigilia dell’ultima serata del Festival ho ricevuto un comunicato stampa con la seguente intestazione: “Sophia Loren premiata tra il primo e il secondo tempo di Italia-Germania”. Ancora una volta un pezzo di storia del cinema italiano deve cedere il passo al Dio-Pallone e accontentarsi di una parentesi tra il primo e il secondo tempo, rapidamente senza rubare neanche un secondo allo spettacolo del calcio. Potete concordare o meno, ma io ho provato vergogna per il trattamento riservato a Sophia Loren ed ho deciso di non andare alla serata finale; ho però seguito la conferenza di chiusura a cui erano presenti sia la Loren che Carlo Verdone. Entrambi sono stati generosi e squisiti col pubblico. Gli organizzatori si sono poi vantati dei grandi risultati di pubblico ottenuti davanti al sindaco di Taormina e a quello di Messina. È mio pensiero che la riuscita di un Festival non possa misurarsi in presenze o biglietti venduti; l’edizione di quest’anno è risultata indubbiamente minore e solo in parte la cosa si può giustificare con il poco tempo avuto a disposizione dagli organizzatori. La strana coppia Rocca-Sesti non ha dato i risultati sperati: troppo attenta ai suoi ospiti più o meno illustri la prima, troppo solo il secondo. Probabilmente, bisognerebbe equilibrare meglio l’aspetto organizzativo con quello artistico, magari supportando il tutto con uno staff all’altezza dell’importanza della kermesse; altrimenti quello che una volta era il secondo festival più importante d’Italia rischia di diventare il più importante bagno di mondanità d’annata che poco o nulla ha a che vedere col cinema.

Le fotografie inserite nell’articolo sono state scattate da Carmelo Di Mauro


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