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Taylor swift, dalle stalle (del country) alle stelle (del pop)

Creato il 06 novembre 2014 da Cannibal Kid
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TAYLOR SWIFT, DALLE STALLE (DEL COUNTRY) ALLE STELLE (DEL POP)Taylor Swift “1989” Ogni periodo ha le sue popstar. Con periodo non intendo il Medioevo o il Rinascimento, ma più semplicemente gli ultimi decenni, da quando esiste la musica pop. Sebbene, a ben vedere, ogni epoca storica abbia avuto le sue popstar: Gesù Cristo, per esempio, non era forse una stella della popular culture? E William Shakespeare? E Leonardo da Vinci? E, andando più indietro nel tempo, il Tyrannosaurus Rex non era un po' l'Elvis della sua era?
Una volta le popstar duravano più a lungo. Madonna e Michael Jackson hanno segnato interi decenni, tanto per dire. Più di recente Britney Spears è stata all'apice per una manciata di anni. Non troppi, ma alcuni sì. Adesso la vita di una popstar è ancora più breve. Con vita intendo vita al top delle charts, non (necessariamente) vita fisica. Justin Bieber, tanto per dire, è una cometa già spentasi e pure malamente. Lady Gaga per un paio d'anni è apparsa come la stella più brillante nel cielo della pop music moderna e invece ora è già un nome che fa tanto retrò. Anche se, secondo me, in futuro qualche sorpresa ce la potrebbe regalare ancora.
Se nel 2013 la popstar dell'anno è stata Miley Cyrus, nel 2014 dobbiamo inchinarci a una nuova pop queen: Taylor Swift. Va detto che il suo è un nome in circolazione da diversi anni. Nonostante abbia appena 24 anni, Taylor ha già pubblicato 5 album, venduto vagonate di dischi, soprattutto negli Stati Uniti, ed è da parecchio una star di prima grandezza nel firmamento musicale. Fino ad ora però era più che altro stata la reginetta della musica country-pop. Un genere da cui aveva cominciato a smarcarsi un paio d'anni fa con la super hit “We Are Never Ever Getting Back Together”, ma è soltanto ora con il suo ultimissimo album “1989” che la Swift ha tagliato del tutto il cordone ombelicale che la legava al country e ha spalancato le gamb... ehm, volevo dire le porte al pop.
“1989” più che un semplice album sembra un greatest hits. Ogni pezzo al suo interno è una potenziale hit mondiale. Niente riempitivi. 100% grandi successi, come RDS. “1989” è un piccolo capolavoro di pop commerciale come non se ne sentivano da parecchio. Tipo dai lontani tempi in cui Lady Gaga era cool. Taylor Swift è riuscita nell'impresa di realizzare il disco che proprio la Germanotta, così come anche Madonna e Katy Perry, con i loro ultimi album hanno provato a fare, senza riuscirci. “1989” è un disco che suona fresco e attuale da una parte, e piacevolmente vintage 80s dall'altra. Proprio ciò che gli ultimi lavori bolsi, pomposi e iper-prodotti di Lady Gaga e Lady Ciccone volevano essere. Qual è l'arma segreta di Taylor Swift? La normalità. Taylor Swift non è zoccola trasgressiva quanto Miley Cyrus, non ha un'immagine spregiudicata e kitsch come Lady Gaga, non è provocante quanto Madonna, non ha le chiappe di una Nicki Minaj, le tette di una Katy Perry e nemmeno la potenza vocale di una Adele. E allora, perché il 2014 è il suo anno? Appunto per la normalità. Viviamo in un periodo storico strano, in cui il gruppo più famoso del mondo sono le anti rockstar Coldplay, in cui l'artista maschile di maggior successo è un ragazzetto piuttosto anonimo che suona pezzi per voce e chitarra come Ed Sheeran, in cui il film più incredibile racconta una vita assolutamente ordinaria come Boyhood ed è quindi la normalità a vincere, oggi.

TAYLOR SWIFT, DALLE STALLE (DEL COUNTRY) ALLE STELLE (DEL POP)

"Cannibal non sta massacrando il mio disco?
Oooh, sono shockata!"

L'eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare” dice Giorgio Armani e può essere il motto ideale per questo 2014 dominato da personaggi poco appariscenti. Un'annata in cui l'album di maggior successo si intitola “1989”, anno di nascita di Taylor Swift nonché omaggio alle sonorità di quel decennio. Appesa la chitarra country al chiodo, la pollastrella bionda questa volta si fa accompagnare da synth paraculissimi e contagiosi, come nell'irresistibile pezzo d'apertura “Welcome to New York”, una canzone che per i newyorkesi doc pare sia piena di stereotipi, ma che per noi che abitiamo a Casale Monferrato, Abbiategrasso o Molfetta appare la colonna sonora perfetta di una Grande Mela da cartolina.
Pur immerso in una gradevole cornice 80s, roba da far invidia agli a-ha, ai Duran Duran e un episodio a caso di The Carrie Diaries, l'album è una rassegna su un po' tutto il pop attuale, senza scimmiottare nessuno, mantenendo sempre uno stile suo, come nel pezzo “Style” che riecheggia gli ultimi Daft Punk, o nella languida e sospirata “Wildest Dreams” che pare una sua rilettura personale di un pezzo di Lana Del Rey, o il cheerleader pop tra Gwen Stefani e Avril Lavigne del primo singolo “Shake It Off”, o una “Out of the Woods” vicina ad “Halo” di Beyoncé, o una “Wonderland” in cui possiamo sentire la versione Swift della dubstep, mentre “I Wish I Would” sfoggia una chitarrina in stile The Edge che manco sull'ultimo degli U2. Tutti pezzi che evocano altri artisti, okay, ma che alla fine restano sempre canzoni al 100% griffate Taylor Swift. Ci sono inoltre brani come “Bad Blood” o "All You Had to Do Was Stay" che rimangono incollati in testa senza andarsene più via, un pezzo-inno come “New Romantics” che ci regala uno dei versi più belli dell'anno (“The best people in life are free”) e che dire poi di “Blank Space”? È semplicemente una grande canzone pop. È proprio questo il motivo del suo successo. Le lingue tirate fuori, i vestiti in carne, le tette e i culi possono inserirti nel cielo del pop, ma poi per rimanerci sono altre le armi che servono: le canzoni. E a Taylor Swift, almeno per ora, quelle certo non mancano. (voto 7+/10)

TAYLOR SWIFT, DALLE STALLE (DEL COUNTRY) ALLE STELLE (DEL POP)

"Cannibal, ti è davvero piaciuto il disco della Swift? Non puoi farmi questo, ti prego!"



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