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TEATRO - All'Ambra Jovinelli di Roma un cast tutto femminile: "Intrattenimento violento", principio del cabaret e televisione.

Creato il 23 novembre 2013 da Andreakur
Dal 28 novembre all'8 dicembre prossimi, il Teatro Ambra Jovinelli di Roma propone "Intrattenimento violento", scritto, diretto e interpretato da Eleonora Danco con Paola Minaccioni, Claudia Potenza e Lunetta Savino.
Il tema è la relazione tra città e adolescenza nella vita adulta. Tre Attrici La donna rana, la donna scarpa, l'anima in pena, nate come un'immagine nella mia testa, in un montaggio tra realtà e astrazione. Le attrici di diversa età e provenienza interpretano anche ruoli maschili. Il corpo è usato come stato inconscio, sia del testo, che della città. In questo spettacolo la donna non è un elemento tranquillizzante o risanatore. Al contrario la donna tocca tanti punti della condizione umana. Creando un'energia provocatoria e fisica. Senza reticenze.
I testi sono in Italiano e in slang Romano. Sotto forma di monologhi, dialoghi, poesie. Si alternano come in un cd musicale; ritmi comici popolari, momenti struggenti, commoventi, passaggi aggressivi, onirici e surreali. I personaggi raccontati sono tutti invischiati in conflitti adolescenziali. Per adolescenza intendo l'impulso, anche inconscio, di esprimersi senza memoria. Personaggi che ne sono consapevoli, che rimuovono, o che subiscono la loro condizione. I protagonisti di Intrattenimento Violento, sono intrisi di vitalità, hanno bisogno di affermarsi, ma non vanno da nessuna parte. Finiscono, spariscono. Mi sono ispirata a Roma, a quello che percepisco della città. A Roma è tutto esposto, tutto fuori, come in un teatro, ma allo stesso tempo non succede niente, è tutto fermo. Una visione reale, diretta, attraverso un linguaggio poetico.
La città è intesa come oggetto. I negozi, gli autobus, il cibo, si mischiano agli stati d'animo, alle giornate. L'abitudine ai luoghi, agli oggetti, il comportamento. La vita si scontra con la materia. L'essere umano ne è condizionato.
"Intrattenere..." è il principio del cabaret e della televisione. Dove ci si rivolge direttamente al pubblico. Ho voluto ricreare la stessa cosa in scena, ma in forma ossessiva. I personaggi sono costretti a guardare sempre il pubblico. Come una condanna. Sia nei momenti più aggressivi, o comici dello spettacolo, sia in quelli in cui esprimono le più intime fragilità. In un montaggio scenico in continuo divenire, solo in apparenza casuale. La Musica c'è dall'inizio alla fine dello spettacolo. Un ulteriore personaggio. Una scelta che spazia tra diversi generi. In ritmi che vanno dalla tecno minimal, a Lou Reed, al Jazz. Senza nessun riferimento descrittivo. Come in un film, esprime l'atmosfera interiore dei personaggi.
La notte Trastevere si riempie di un mare di bicchieri di plastica per il mojto, che gli adolescenti a litri bevono fuori dai pub e poi buttano per terra. La mattina all'alba i bicchieri vengono tolti dagli spazzini. Ma ogni sera, senza tregua, la scena si ripete. Anche il teatro si ripete tutte le sere, e tutte le sere si ricrea una tensione. Quei bicchieri sono diventati la mia scenografia, sotto le luci si sono trasformati in vetro, sogno, evocazione.

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