La chiamavano "Vila Rica de Ouro Preto". È rimasto l'"oro nero" in coda al nome.
18 ore tra attesa e pullman e siamo in un altro Brasile. Ciao strade dritte e piane di São Paulo, ciao dolci insenature e massicci di granito di Rio, questo è il Minas Gerais bellezza.
Le miniere generali erano qui, tra queste colline scure e aspre dove i portoghesi trovarono oro e diamanti. Ouro Preto è stata per secoli la capitale dello stato, ad un certo punto aveva più abitanti e denari di New York.
Le strade irte, di sasso, ti costringono a faticare, sì, ma gli occhi li devi alzare, ché c'è il barocco che ti esplode davanti. Ed è l'oro che ti attende, come ai colonizzatori di allora (e lo pensi: a quante tribolazioni avrà dato agli schiavizzati, quella robetta splendente), ed è soprattutto nelle chiese che arde, accanto alle statue dipinte di Alejandrinho, ed è nella follia del barocco controriforma, tutto un san Francesco meditatio mortis e un Gesù flagellato, ed è nelle infinite Madonne nere o bianche, nei vescovi sosia di Cartesio, nel rococò a tinte forti che sbarluccica.
Sì, è un'altro Brasile: aspro ma dorato e con qualcosa di europeo (di molto turistico, anche). Nei prossimi giorni, installati nella casa di un amico della nostra amica brasileira, partiremo verso altre cittadine di questo affascinante barocco minerario. Fuori piove ed è molto umido, ma la durezza della natura quasi scompare.
Troppo furbo per non essere sincero, è davvero oro nero.