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Tennis: Fabio Fognini ospite speciale a Lagnasco, si racconta

Creato il 08 settembre 2013 da Sportduepuntozero

di Roberto Bertellino

Coppa Davis Torino - Foto Massimo Pinca
Un’ospite di eccezione, Fabio Fognini, per la giornata inaugurale del Tennistadium e dell’ASD Vehementia Tennis Team di Lagnasco, struttura voluta fortemente da Claudio Rosatello, rappresentante di un’idea imprenditoriale privata ormai in via d’estinzione. Tra i partecipanti alla prima, iniziata con un bel quadrangolare femminile di categoria under 12, vinto dal Tc Pistoia sulle locali, anche Max Sartori, coach di Andreas Seppi, e Camilla Rosatello, stella di casa. Presentazione in bello stile per una realtà sobria che punta sulla qualità e il lavoro, proponendosi quale Accademia in stile Spagna. A guidarla, tecnicamente, Duccio Castellano e Denis Fino. Torniamo a Fabio, oggi numero 18 Atp.

Smaltita, anche se a fatica, la delusione per l’eliminazione agli US Open, per mano di Ram, Fabio Fognini pensa all’ultimo scorcio di stagione: “Una sconfitta pesante – conferma – quella patita a New York, ed inattesa. Sono stato io il primo a stupirmi e a non averla mandata giù, per molti giorni. Mi sono quasi isolato ed ho dovuto staccare con il tennis per quasi una settimana. Ero arrivato a New York in fiducia e convinto di poter far bene, anche se, anno scorso a parte, non ho mai brillato in questo Slam”. Quale spiegazione ti sei dato?: “Sono giunto carico di responsabilità, dopo le due affermazioni in terra tedesca e la finale di Umago, e con una classifica importante. Tre settimane intensissime che mi hanno cambiato la stagione ed anche la carriera. Ho raccolto 900 punti, onori e denari. Non sono però riuscito a preparare adeguatamente i tornei antecedenti gli US Open e, di conseguenza, l’ultimo Slam dell’anno”. Dunque già mediti un riscatto?: “In chiave US Open è molto lontano il tempo per rifarsi. Spero però di concludere bene l’anno, tra i top 20. Io so quale obiettivo mi sono posto ma non voglio che diventi un assillo, altrimenti tutto sarà più difficile”. Cemento superficie ostica, per te, o cos’altro?: “Sono definito un terraiolo e d’altra parte i miei risultati lo confermano. Considero però il cemento un’ottima superficie e credo di essere in grado di potermi esprimere ad alto livello anche su di essa. Il bagaglio tecnico che possiedo si adatta bene a questo tipo di veloce e prima o poi vedrete che i risultati arriveranno”.

Torniamo agli US Open. Come hai vissuto la grande cavalcata di Flavia Pennetta, sino alla semifinale?: “Flavia è stata grandissima. Ci conosciamo molto bene perché spesso ci vediamo a Barcellona, dove entrambi ci alleniamo. Ha dimostrato, ancora una volta, di che pasta è fatta. Grinta, classe, voglia di arrivare e stupire. Dopo l’operazione al polso e la ripresa, difficile, in molti la davano per finita. Lei ha reagito da campionessa di rango tornando nei posti che le competono. Un esempio per tutto lo sport italiano e, chiaramente, per il mondo del tennis. Ci siamo scambiati diversi messaggi di incoraggiamento. A lei è andata decisamente meglio, in quel di New York”. Quali sono ora i tuoi programmi?: “Questa settimana sarò a Barcellona, per allenarmi e deciderò se partecipare, la prossima, all’Atp di San Pietroburgo, oppure no. In caso negativo ancora una settimana di allenamento prima dei tornei in Asia e della stagione indoor. Saranno ancora 5 o 6 appuntamenti agonistici che voglio affrontare nel migliore dei modi”.

Parliamo invece del tennis italiano dei giovani, in particolare di Gianluigi Quinzi e degli altri emergenti, vedi Baldi, Donati, Napolitano: “Quinzi, ad oggi, è un gradino sopra. Ha ottenuto vittorie importanti, vedi Wimbledon juniors e lo vedo bene. Ha tutte le caratteristiche per sfondare. Non deve però ritenersi già arrivato. Il professionismo è molto diverso dal percorso giovanile, anche importante. Deve ancora mangiare “molta insalata” per potersi definire un giocatore. Le caratteristiche di vincente che ha però dimostrato di avere fanno ben sperare. In questo aspetto lo considero ad oggi superiore agli altri, anche se il tennis di Baldi e Donati personalmente mi piace di più”.

 

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