Mentre a Lampedusa scoppia il finimondo, io ripenso al bel film di Crialese che ho appena visto. 'Terraferma' e' uno spaccato delle contraddizioni che vivono gli abitanti di un'isola sconosciuta (così piccola che non c'è nemmeno sul mappamondo): da un lato l'antica legge del mare che salva tutti quelli che hanno bisogno di aiuto, dall'altro la necessita' di accogliere i turisti che almeno per due mesi all'anno portano un po' di benessere.
Il film mi ha colpito per i personaggi che lo popolano, una famiglia di pescatori alle prese con un mare sempre più povero dove invece di pesci sempre più spesso si pescano persone vive o cadaveri, personaggi veri nei loro slanci, nelle paure e nelle contraddizioni che vivono, che parlano una lingua che e' un misto di italiano e di lingua popolare, che ti afferra come gli sguardi intensi delle donne e degli uomini, quelli più anziani fieri della loro tradizioni e quelli più giovani, che guardano avanti e non sanno che pesci prendere..
Di particolare bellezza e poesia le scene e il paesaggio, il mare di Sicilia come protagonista in superficie e in profondità. Non è un film buonista come dice qualcuno, il film riesce invece a catapultarti nella realtà difficile di queste ondate migratorie, suscitando emozioni, toccando corde profonde, provocando domande e lasciando aperte molte questioni, com'è giusto che sia.
Risento ancora la colonna sonora di questo film, le musiche ma anche il rumore del mare, le voci, i tonfi, le grida e i sussurri. Rivedo continuamente i volti intensi di due donne, l'isolana Giulietta (Donatella Finocchiaro) che aspira ad abbandonare l'isola per un futuro migliore e quello ipnotico della bella Timnit, sopravvissuta al naufragio del suo barcone.