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Terremoto in Emilia, costoso viaggio del Papa a Rovereto, paese dimenticato per giorni dalla Protezione civile

Creato il 22 giugno 2012 da Cremonademocratica @paolozignani

“Io il fax alla Protezione civile – dichiara Italo Malagola, vicesindaco di Novi (Modena) – l’ho mandato subito, e ho insistito ogni giorno, per giorni e giorni. Non mi capivano. Dicevano che gli aiuti al Comune di Novi li hanno mandati. Io continuavo a dirgli che la frazione Rovereto di Novi è distante dieci chilometri e ha 4mila abitanti. Poi dopo ritardi e proteste hanno mandato 50 volontari”. A Rovereto la rabbia era tale, che alla prima visita del sindaco Luisa Turci gli abitanti hanno protestato duramente. La Turci non è più tornata, i rapporti restano ancora tesi, fino al parossismo. Eppure i volontari delle associazioni del paese, dall’Arci alla parrocchia, sono riusciti nel miracolo di organizzare subito un pasto caldo: maccheroni già alle 14.30, poco dopo il terremoto, per gente che non riusciva a capacitarsi di un sottosuolo improvvisamente impazzito, come nessuno si sarebbe mai aspettato.

Il Comune di Novi ha tolto il servizio di consegna di pasti ai terremotati proprio oggi. Qualche abitante la interpreta come una mancanza di fondi, altri come disattenzione verso la frazione Rovereto. “In realtà – ci spiega un abitante – non pochi hanno paura di rientrare a vivere in casa, e vogliono restare in auto. E c’è chi se ne approfitta. Così il Comune toglie i pasti per indurre la gente a tornare a vivere nella propria casa”.

Chi vive in tenda, in roulotte, o ha visto la propria casa solcata da crepe che si aprono a distanza di giorni dal sisma, spera che la visita del Papa in Emilia, nelle due tappe del 26 giugno a Carpi e a Rovereto frazione di Novi (Modena) metta sotto i riflettori la tragedia dei terremotati di quella zona in parte trascurata per giorni e giorni dalla Protezione civile. Di certo, per quanto i costi dell’organizzazione dell’accoglienza al Papa “siano quelli dovuti a qualsiasi capo di stato”, da parte del Comune, e restino finora nascosti da parte del Vaticano, non basteranno le preghiere né la tivù a dare a una mano a una gente che non si rassegna. Rovereto è diventato famoso perché un sacerdote è morto nella sua chiesa, cercando di salvare Maria. La tragedia però domina questa terra massacrata: metà delle case del paese, si dice, sono inagibili per gravi danni. Un disastro spaventoso, ma la gente che ha il lavoro continua a lavorare. Piuttosto dorme di notte in tenda, in roulotte, non si fida più della propria casa, ma resiste. Qualcuno resta sconvolto, non riesce a uscire nemmeno dalla tenda, ma i più resistono con una forza straordinaria.

“Le stime del numero di case distrutte variano da un giorno all’altro, a seconda anche dei comandanti dei vigili del fuoco che si avvicendano – sostiene un abitante – La tivù poi va a anche a dire che una casa è stata abbattuta quando era ancora agibile e non era vero. C’è poca informazione, ci aiutiamo con i social network, ma neanche c’è la linea. E nessuno sblocca le password del wi-fi, ci vorrebbe proprio un’area wi-fi per organizzare gli aiuti”.

Un giorno sono arrivati tre camion di omogeneizzati che non servivano, sul momento: sono serviti in seguito. Poi è arrivato un carico di pasta. Ci vorrebbe comunicazione tra le tendopoli per far sapere quali eccedenze ci si possono scambiare.

(segue)

 

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