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Texas, ovvero da una parte all'altra del mondo in cinque giorni

Creato il 14 gennaio 2013 da Sandalialsole
Sono fortunata, mi dicono. Viaggio tanto. Vedo posti nuovi. Lontani, spesso. Ogni volta che dico agli amici che parto, qualcuno chiede di poter venire. Pure le figlie, ecco. E in fondo è vero. Questo è sicuramente un aspetto bello del mio lavoro. Sarei ipocrita a negarlo. Solo che tra andare altrove per lavorare e vederlo, quell'altrove, ci passa sempre la grande differenze delle ore trascorse in volo, quelle trascorse in aeroporto, quelle trascorse chiusi in un convention center, in genere con l'aria condizionata a manetta, poco importa la temperatura esterna.
Prendi il Texas, ad esempio. Partenza lunedì mattina da Milano. Arrivo ad Austin a mezzanotte. Martedì, mercoledì, giovedì blindata in convention center. Venerdì mattina all'alba si riparte. Restano le sere, tre. E quei ritagli di tempo che avanzano qui e là. E che si cerca di sfruttare come si può, più che si può, anche quando il jet lag ti riempie gli occhi di spilli. Comunque, due o tre cose mica male me le son godute. La serata all'Austin City Limits, tanto per cominciare, che faceva parte del programma di intrattenimento. E a parte i Linkin Park e Camp Freddy, uno si rende conto che Dave Navarro ci ha sempre il suo perché. E comunque le serate revival da noi finiscono sempre con Tintarella di Luna. Loro vanno di Enter Mr Sandman. E ho detto tutto.
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Poi le empanadas, per non parlare di un meraviglioso barbecue o ancora dei pomodori verdi fritti. Che dopo la musica, anche la cucina ha la sua da dire. A dire il vero non ho idea se i pomodori verdi fritti siano realmente texani. La salsina che li accompagnava però si. Puro Tex-Mex. Hot & Spicy.
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Ho poi scoperto che i cowboy ci sono ancora e girano a cavallo per la città, tranquilli tra macchine, moto e risciò. Non so abbiano anche la pistola nella fondina. Quello che, carino, vedendo il mio sguardo basito si è fermato per farsi fotografare credo non l'avesse. Ma mai dire mai quando si parla di Stati Uniti.
Quanto alle moto, confesso che vedere una Ducati posteggiata fianco a fianco con una Harley mi ha fatto un certo effetto.
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Poi di nuovo musica, con l'immancabile puntata al Waterloo per acquisti quasi introvabili e musica ovunque, con i pub (forse una volta erano saloon?) che si rilanciano canzoni da una parte all'altra della strada. E i musicisti con la chitarra cantano i Pearl Jam.
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Il periodo era quello prenatalizio, per cui, davanti allo State Capitol, troneggiavano sia l'albero di Natale, sia la Menorah ebraica. La tradizione, dicono, è che chi ha voglia di cantare le canzoni di Natale si possa piazzare lì davanti e farlo, senza problemi. Più che uno Speakers' Corner un Singers' Corner. Fatt'è che il 12.12.12. (questo era il giorno) ci son passata giusto in tempo per trovare un bel gruppo di donne e uomini tutti intenti a cantare i Twelve Days of Christmas con grande convinzione. Naturalmente, il pegno per la foto di rito è stato che m mettessi a cantare con loro. Ai Three french hens, two turtle doves and a partidge in pear tree mi ero già persa.
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Il resto son solo curiosità locali. Come i segnali sui tombini. Qui ci son rane e gechi - o forse son lucertole? Carino pensare che a San Francisco le stesse placche son decorate con i granchi. Questione di fauna locale, evidentemente.
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Come i cartelli fuori dai pub - sempre quelli che forse una volta erano saloon. 
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O la cartellonistica stradale.
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E poi, in un cielo terso che un dicembre milanese raramente ti offre, abbarbicati sui fili della luce, centinaia di uccelli. Tutti in fila, tutti immobili. Minacciosamente immobili. Solo il tempo di fotografarli e poi via. Che non avevo proprio voglia di scoprire se per caso Hichcock fosse tornato tra noi.
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