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THE AARON CLIFT EXPERIMENT-‘IF ALL GOES WRONG’, di Luca Nappo

Creato il 02 maggio 2018 da Athos56

THE AARON CLIFT EXPERIMENT-‘IF ALL GOES WRONG’, di Luca NappoTHE AARON CLIFT EXPERIMENT-‘IF ALL GOES WRONG’(Aaron Clift Productions)Di Luca Nappo
Traguardo del terzo album in studio per The Aaron Clift Experiment, combo texano, originario d’Austin per la precisione, incentrato sulla figura di Aaron Clift, cantante, tastierista e principale compositore della band, qui accompagnato da Devin North al basso e Tim Smith alla batteria oltre ad una serie d’ospiti nelle varie tracce. If All Goes Wrong prosegue il discorso intrapreso dai precedenti lavori ma senza particolari evoluzioni positive.La proposta della band s’inserisce nel cosiddetto "crossover prog", etichetta usata spesso per catalogare quei gruppi che propongono molte e diversificate influenze nei loro dischi, un eclettismo sonoro a cui non si sottraggono questi statunitensi.Il prog classico è saccheggiato nelle varie tracce (Genesis e King Crimson su tutti) ma anche Rush, Kansas, King's X, Porcupine Tree e Dream Theater fanno spesso capolino, senza tralasciare alcune partiture classiche e jazzate.Una babele di stili che se da un lato dimostra la preparazione e competenza della band, dall'altro lascia un senso di ascolto troppo derivativo che non rappresenta certo il massimo per chi ascolta questo genere e cerca sopratutto stimoli nuovi.Esempi lampanti sono la seconda traccia 'Last Crash', che assomiglia in maniera imbarazzante a 'YYZ' dei Rush e 'Absent Lovers' che ricorda i Kansas di lavori seminali come 'Leftouverture' o 'Masque', nonchè 'Savage In A Fancy Suit' in cui si palesano anche i Deep Purple.
THE AARON CLIFT EXPERIMENT-‘IF ALL GOES WRONG’, di Luca Nappo

I momenti più interessanti sono i passaggi più melodici, quei territori AOR come in 'Dream Within a Dream' che la voce di Clift sottolinea in maniera efficace.Ma è troppo poco.L'ascolto è sicuramente piacevole per tutte le nove tracce, mettendo in evidenza l'ottima preparazione tecnica della band ma l'effetto sorpresa manca e rispetto all'ottimo esordio 'Lonely Hills' e al successivo e valido 'Outer Light, Inner Darkness', la ricerca della band non ha portato grandi novità se non l'ostentazione dei proprie influenze e la ripetizioni di schemi già abbondantemente proposti.Se le scelte future non cambieranno, la band, a partire da questo nuovo album, verrà a stento ricordata e farà fatica ad emergere in mercato discografico ricco ma spesso usa e getta.

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