The Aftermath

Creato il 30 dicembre 2010 da Mcnab75

The Aftermath

USA

1982

di Steve Barkett

Due astronauti ritornano sulla terra ("a poche miglia al largo della costa di Los Angeles") solo per scoprire che buona parte del pianeta è stato distrutto da una guerra atomica. Los Angeles è territorio di caccia di Cutter e della sua banda di motociclisti fuorilegge assassini. Cutter ha una precisa idea di come ricostruire la società: con stupri e saccheggi. Naturalmente, ci sono anche mutanti: creature bluastre contaminate dal fallout radioattivo. Il nuovo mondo è un inferno.

Commento

Fatevi un regalo: guardate questo film.

Io non lo conoscevo fino a poche settimane fa, e devo dire che ha avuto il potere di farmi riscoprire la vecchia passione per i trash-movie involontari made in '80. Involontari: questa è la parola chiave. Non ho mai sopportato chi crea espressamente dei film ridicoli inseriti in generi solitamente drammatici. Maneggiare un certo tipo di comicità è difficile, e i tentativi riusciti sono assai meno numerosi di quanto si crede. Molto meglio quei registi che si prendono sul serio, salvo poi produrre delle perle di sublime bruttezza. Parlo di pellicole come Zombie Holocaust, Rats, Paganini horror, La Casa 4, Demoni 3... ci siamo capiti, no? E ve lo dice uno che considera Virus – Inferno dei morti viventi un BEL film!

The Aftermath rientra di diritto nel genere. Gli ingredienti ci sono tutti: scopiazzature da ben più noti kolossal, momenti drammatici che invece strabordano di umorismo involontario, buchi nella trama grossi come portaerei.

Fin dall'inizio si capisce di non essere in presenza di un capolavoro: un modellino di Shuttle, “maneggiato” come nei peggiori b-movie degli anni '50, si avvicina alla terra. A bordo ci sono tre astronauti che sembrano dei fricchettoni hippie usciti da Woodstock. Non si capisce bene da quale missione spaziale stiano tornando, ma di certo si tratta di qualcosa di talmente remoto da non aver permesso loro di sentire via radio che, nel mentre, gli Stati Uniti sono stati polverizzati da un attacco con testate nucleari.

Come nei migliori cliché lo Shuttle ha un'avaria in fase di rientro e naufraga a poche miglia da Los Angeles (ovviamente si schianta nell'acqua a velocità supersonica, ma due astronauti su tre si salvano!). Ciò che i superstiti si trovano davanti è desolante: la città è distrutta, tutti sembrano morti, e sulla spiaggia ci sono dei cadavere carbonizzati di coloro che, durante l'attacco, non hanno trovato nulla di meglio che organizzare un picnic in riva al mare!



Tuttavia è proprio nel mettere insieme questi scenari postapocalittici che The Aftermath dà il meglio di sé. Per quanto posticci e ricostruiti con modellini, essi funzionano, mettono a disagio, trasmettono il senso di “fine” che il regista andava cercando. Di certo i colori lividi della pellicola aiutano.

Dunque, i nostri eroi si avventurano tra le rovine di LA. Dapprima si imbattono in mutanti bluastri che sono più o meno l'incrocio tra degli zombie romeriani e dei senzatetto malati di dissenteria. Ma i veri cattivi del film sono i banditi capeggiati da un giovane e luciferino Sid Haig. Questi simpatici zarri in pantaloni a zampa d'elefante si divertono a dare la caccia i superstiti, catturando donne e bambini e giustiziando gli uomini con metodi spicci e brutali (fucilati alla testa con degli shotgun... risultato assicurato!).

Gli altri superstiti, quelli “normali”, sono invece bambini, ragazzine per bene e un anziano curatore di museo. Insomma: una nettissima divisione tra buoni e cattivi, a cui va aggiunta la più banale tra le missioni: sconfiggere il cattivone di turno di modo che ciò che rimane della civiltà umana possa ricostruirsi con valori e virtù.

Il film, che non è nemmeno corto come altri del sottogenere, si trascina tra scene d'azione, dialoghi nelle intenzioni “profondi”, ma in realtà perfetti per farsi un po' di ghignate, e apparizioni sporadiche e quasi mai giustificate dei mutanti-zombie. Il tutto saccheggiando atmosfere da Il pianeta delle scimmie e Occhi bianchi sul pianeta terra e altre pellicole che all'epoca avevano riscosso ampio (e meritato) successo al botteghino.

Ovviamente The Aftermath non ha un grammo del valore artistico dei film appena citati, gli attori sono ingessati e inespressivi (tranne Haig, che nel ruolo dello psicopatico è perfetto), la regia si prende delle sbandate paurose e gli effetti speciali sono oratoriali. Ciò nonostante, al di là del valore puramente comico del film, l'atmosfera che si respira è positiva. Nella pellicola abbondano i buoni propositi (rigorosamente traditi, ma vabbé) e lo spirito artigianale riflette comunque un amore per il genere che, purtroppo, è andato sempre più dispordendosi negli anni della CGI.

Infatti, non a caso, i trash-movie moderni riescono essere stupidi e asettici allo stesso tempo.

Mio Dio, ridatemi gli anni '80, brutture comprese...


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