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The Butler – Un maggiordomo alla casa Bianca – La recensione

Creato il 01 gennaio 2014 da Drkino

Torna in sala il regista di Precious, ed è nuovamente odor di oscar…

the butler locandina
Cresciuto in un campo di cotone, durante il suo percorso di crescita Cecile apprende preziose nozioni che lo porteranno a lavorare come maggiordomo alla Casa Bianca.  Qui, in più di trent’anni di onorato servizio, assisterà al cambiamento radicale del suo Paese.

The Butler si pone un obiettivo ambizioso, cercando di prendere spunto dalle vicende, reali, di Eugene Allen (il vero Cecile) e raccontare attraverso i suoi occhi ottant’anni di storia americana. Lo sguardo che il regista, Lee Daniels, sceglie è quello del classico cinema mainstream, post New Hollywood. Un cast ricco di star, da Lenny Kravitz a Mariah Carey, dove il solo Forest Whitaker sembra essere al posto giusto. A differenza de La cuoca del presidente, in The Butler il protagonista, nonostante sia posato e, all’apparenza remissivo, è interessato alla scena politica di cui, seppur resti sempre ai margini, diventa interprete servendo ben sette presidenti statunitensi. Cecile convinto che spetti agli uomini bianchi eletti dal popolo lottare le battaglie che lui è obbligato a guardare da dietro i cancelli della Casa Bianca, rimane inerme mentre osserva il mondo cambiare. Egli non è altro che il simbolo di secoli di repressione. Suo figlio, al contrario, preferisce andare in piazza e lottare per ciò che pensa essere un suo diritto alienabile: la libertà. Lo scontro generazionale che ne scaturisce è forse l’unica cosa che tiene su l’intero lungometraggio. In realtà i passaggi più interessanti sono spesso legati più alle vicende del figlio, discepolo di Martin Luther King prima e di Malcom X poi, che ha quelle del padre, purtroppo protagonista del film.
Decidere di cambiare il punto di vista focalizzandosi sulla storia vera di un maggiordomo che la storia l’ha vista fare da dietro le quinte, può essere un buon punto di partenza ma non basta. The Butler risulta troppo spesso lento e l’attenzione del regista a volta sembra soffermarsi un po’ troppo su vicende di poca importanza come l’infedeltà della moglie. In realtà Daniels ci prova anche a tirare qualche pugno allo stomaco allo spettatore, puntando soprattutto sulle avventure del figlio ribelle, ma alla fine si può dire che non c’è nulla di nuovo di fronte alla lente della macchina da presa. Le motivazioni che spingono i personaggi sono canoniche come il loro modo di reagire. La voce narrante che ci guida attraverso 132 minuti di noia, era obsoleta già trent’anni fa. Le morti di alcuni personaggi sono annunciate; soprattutto l’ultima prima del gran finale, è quasi irritante perché trascinata per svariati minuti. The Butler è dunque un film

THE BUTLER
piuttosto spento che cerca, soprattutto nell’ultima mezz’ora, di calmare le coscienze, facendo ricorso ad un finale scontato, più dolce che agro. Il messaggio che sembra voler far passare è: abbiamo eletto Obama, va tutto bene, siamo un grande paese, in grado di cambiare, che impara dai suoi errori.

Mica tanto. Delude che ad aver girato un film del genere sia proprio un afroamericano. Più di tutto delude che sia stato Daniels che aveva dimostrato con Precious di aver una buona capacità di raccontare storie dal forte impatto sociale.
In definitiva The Butler è un ottimo digestivo post feste natalizie . Sarà nelle sale italiane dal primo gennaio, ma io vi consiglio di evitare di andare il giorno dopo il cenone, rischiereste di addormentarvi buttando al vento i soldi del biglietto.

 ATTENZIONE: PUO’ PROVOCARE SONNOLENZA.

Mattia Gariglio

Regia: Lee Daniels – Cast: Forest Whitacker, Oprah Winfrey, Mariah Carey, Jane Fonda – Anno: 2013 – Paese: USA

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