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The Closer (più varie ed eventuali)

Creato il 30 giugno 2016 da Margheritadolcevita @MargheritaDolcevita

E’ passato  un mese dall’ultimo post e se continuo a scrivere con questa cadenza non riuscirò a mantenere i buoni propositi di fine anno. Ok che nessuno mi paga (al limite sono io che pago WordPress) e che sostanzialmente posso fare come mi pare, ma mi scoccia che questo posto resti non aggiornato per troppo tempo. Oltre al fatto che mi fanno rodere un po’ il culo quelli che si prendono un impegno di scrivere tot. articoli a settimana e poi realmente li scrivono. Ma che si fa così? Gente che ti fa sentire inadeguata. E poi magari scrive anche dei post articolati, mica due o tre righe di fregnacce così tanto per. No, questa cosa mi dà fastidio e quindi, anche se con l’energia e la creatività di una nutria morta lungo la strada, proviamo a produrre qualcosa. Aggiungo anche una cosa. Un tempo ero un po’ grammar nazi, lo ammetto, tendevo a correggere, sia dal vivo che su internet, certi errori li ritenevo proprio tremendi, insomma errori da persone che sembrava non avessero fatto nemmeno la seconda elementare (per poi magari scoprire che erano diplomate se non laureate). C’è anche da dire che per me le parole sono importanti, tendo a prendere tutto molto alla lettera, ecco perché voglio che vengano usate le parole giuste, così io non fraintendo, ho l’elasticità mentale della nutria morta, capitemi. Adesso però i grammar nazi si sono evoluti, e infatti uso la terza persona plurale e non la prima plurale, perché, diciamo, come scriverlo in modo cortese e assolutamente non polemico, ecco, sì, da grammar nazi molti si sono trasformati in un branco di gente che ama fare la punta al cazzo. Il passo è breve ma netto, preciso, non ci sono vie di mezzo. Ecco, la punta al cazzo no dai. Accetto la punta al cazzo solo dalla Crusca o dalla Treccani, dalle istituzioni preposte. Se fai la punta al cazzo assicurati di essere impeccabile, dico solo questo. Insomma a me questi che fanno la punta al cazzo un po’ fanno paura e un po’ danno fastidio, sia perché sono permalosa sia perché a me piace come scrivo e so di non scrivere perfettamente, però mi piace questo stile strano che ho, fatto di tante virgole, frasi infinite, parolacce, ripetizioni, frasi che iniziano come non dovrebbero iniziare e che finiscono peggio. Tendo a scrivere come penso (non come parlo) e mi rendo conto che i monologhi interiori vanno bene solo se sei Joyce o la Woolf (ora non ricordo la differenza tra monologo interiore e flusso di coscienza e nemmeno ricordo chi scriveva cosa, però ci siamo capiti). Quindi, sì, mi è un po’ presa male la paura di questi che fanno la punta al cazzo che leggono il blog e iniziano a fare la punta al cazzo. Fregatene, ok, va bene, ma non sapete la voglia che ho di prendere quel cazzo di cazzo appuntito e di infilarlo loro (al team punta al cazzo, non ai grammar nazi regolari) nelle narici, non lo potete sapere. Ok, adesso parliamo di altro.

The Closer (più varie ed eventuali)
Quasi per caso accedo oggi dopo un mese e WordPress mi fa gli auguri, caro lui, sono 6 anni di blog. 6 anni fa a giugno (non proprio oggi eh) nasceva. Nel 2010 veniva presentato il primo iPad. E niente, cioè non ci saranno festeggiamenti o cose in grande, non festeggio manco il mio di compleanno, figuriamoci quello del blog, però era una cosa carina da segnalare, prima di passare oltre.

Passiamo oltre. Tra le serie mancanti dell’ormai famigerato post dello scorso anno ho scelto quella di cui è più facile parlare, perché non ci sono cose profonde da scrivere, fondamentalmente non mi fa venire voglia di insultare quasi nessuno e soprattutto è una serie innocua e terminata e sono sicura che questo post non cambierà di una virgola il suo destino. Darcy 1 – Responsabilità 0.

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The Closer è una serie crime andata in onda su TNT dal 2005 al 2012, 7 stagioni, 109 episodi. La protagonista è Kyra Sedgwick (la moglie di Kevin Bacon e assieme sono troppo fighi) che interpreta il ruolo di Brenda Leigh Johnson, poliziotta di Atlanta che viene trasferita a Los Angeles per diventare il capo di una squadra “speciale” dedicata a omicidi particolari, vuoi per la loro natura, vuoi per le persone coinvolte. La Sedgwick per questo ruolo è stata candidata per sette volte consecutive al Golden Globe, cinque volte consecutive agli Emmy più altri premi vari ed eventuali. Un Golden Globe l’ha vinto: quando non seguivo la serie mi ero pure incazzata, adesso che l’ho vista premio strameritato. La squadra è quasi interamente maschile, i suoi capi sono uomini, lei vive sola, adora i dolci (ne è letteralmente dipendente), ha un gatto vecchio e bruttissimo, ed è una donna con cui tutte ci possiamo relazionare, per un motivo o per l’altro. E’ abbastanza petulante, insistente, ha un marcato accento del Sud degli USA, è intelligente, sveglia, ama i dolci e i gatti (io mi relaziono a lei per questo oltre che per il petulante e l’insistente). Il suo team è variamente composto secondo le leggi non scritte della serialità americana, per cui c’è un afroamericano, un asiatico, una donna, un latino, un anziano, un giovane, etc etc ma va bene così.

Come sempre prima di procedere mi piace parlare del perché ho scelto di iniziare una serie. E come tante altre volte anche The Closer l’ho iniziata per caso. Correva il settembre del 2015, il vecchio portatile non era molto collaborativo, io sinceramente non avevo nemmeno troppa voglia di star lì a cercare nuove cose da vedere e così sono tornata alla vecchia e cara tv. Non proponeva granché, per cui la sera guardavo Top Crime, episodi sparsi di serie varie, così per passare il tempo. Bones (scartata), Rizzoli & Isles (scartata), Law & Order SVU (da vedere una volta ogni tanto può andare), The Closer (evidentemente non scartata) e Major Crimes (ne parlerò dopo). Sono passata dal vedere episodi sparsi al volerla recuperare tutta, non è la prima volta che succede ma non pensavo che sarebbe successo questa volta. E invece mi ha conquistata. Ho pure comprato il cofanetto dvd.

C’è un po’ questo pregiudizio sulle serie a trama verticale, cioè serie con episodi autoconclusivi (nei crime è un episodio = un caso), ultimamente sono viste peggio dei vaccini e dei salumi, si cercano solo le trame orizzontali (cioè quelle che durano per più episodi se non stagioni) e vade retro il resto. Io non sono così categorica, nel senso che mi interessano più i personaggi, l’ambientazione, lo stile, ma è anche vero che una serie tv con una trama orizzontale bella, scritta bene, ti fa venire voglia di maratonarla, di guardarla senza pause, più difficile che avvenga con una serie fatta di tanti casi del giorno. Difficile ma non impossibile, perché io The Closer l’ho vista proprio così, nel giro di un mesetto e mezzo, riguardando anche tutti gli episodi che avevo visto in italiano su Top Crime. Diciamo che The Closer possiede tutte le caratteristiche che per me fanno la differenza quando si parla di serialità televisiva: personaggi forti e scritti bene, stile impeccabile e quasi cinematografico, momenti drammatici intensi, momenti comici effettivamente divertenti (mica come le “””comedy””” nuove dell’HBO). Certo, invece di tanti archi narrativi che si intrecciano è più semplice, caso del giorno + al limite vita privata dei protagonisti che va avanti e a cui vengono dedicati pochi minuti. Ma a me va benissimo anche così, per me non è un discrimine, ma capisco che per molti possa esserlo.

Quindi, tornando alla serie, è facilmente intuibile che è un crime “classico”. Muore qualcuno, chiamano Brenda e la sua squadra, indagano, investigano, interrogano, trovano il colpevole, arrivederci al prossimo episodio. Non tutti gli episodi sono così, ma un buon 80% sì. Di diverso c’è che Brenda è una closer, cioè una brava nel chiudere i casi e nel consegnarli ai procuratori, addirittura senza arrivare al processo per la sua capacità di concludere accordi prima. I colpevoli così sono certamente colpevoli e non la sfangano per cavilli o per la bravura degli avvocati. Se avesse indagato lei sul caso di OJ Simpson il processo del secolo sarebbe stato un altro, mettiamola così. Potrei citare tante altre cose che mi hanno colpito e che secondo me fanno la differenza: due dei protagonisti hanno tanti siparietti comici e formano una coppia di fatto incredibilmente spassosa, si dà sempre molto spazio alla città di L.A. con le sue problematiche e i suoi mille divari, i casi sono veramente ben congegnati e non si assomigliano quasi mai, etc etc. Ma le stesse cose le potrebbe scrivere anche un fan di Bones o di Rizzoli & Isles (cambiando la città), serie che non mi hanno colpito per niente. I premi e le candidature dicono che The Closer è superiore, per carità, ma non è che uno la guarda per quello; ciò che fa la differenza in serie del genere è che ognuno è conquistato da determinati aspetti e ciò che a me lascia indifferente per un altro è imperdibile. Non saprei nemmeno io dire cosa. Però se non sapete che guardare e capitate su Top Crime magari conquista pure voi, ci sta JK Simmons che ha vinto un Oscar l’anno scorso, c’è Thaddeus Harris di Scuola di Polizia, uno dei protagonisti mi segue pure su instagram e nella mia misera vita questa cosa mi riempie di orgoglio. A proposito di brutte conclusioni.

ps. Major Crimes è lo spin off di The Closer, la squadra rimane simile, cambia la protagonista (non è spoiler, basta vedere un qualsiasi manifesto), ovviamente non scriverò come ci si arriva. Lo guardo, mi piace molto, conserva molte delle caratteristiche della serie madre. Io continuo a preferire The Closer perché Brenda è un po’ tutte noi, mentre Sharon, la protagonista di Major Crimes, è più un’aspirazione per la sua calma e la sua saggezza; siamo un po’ tutte Brenda ma sotto sotto vorremmo un po’ essere come Sharon. Questo per dirvi che se la iniziate e arrivate a quando entra in scena Sharon vi verrà in mente di odiarla ma non ce la farete,  ci siamo passate tutte.



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