Magazine Tecnologia

The Count Lucanor per Nintendo Switch Recensione

Creato il 28 ottobre 2017 da Lightman

The Count Lucanor è un'avventura in bilico tra Silent Hill e The Legend of Zelda con un affascinante stile rétro...

Versione analizzata: Nintendo Switch

Articolo a cura di Alessandro Caberlotto

    Disponibile per:
  • Pc
  • Switch

Agli sviluppatori indie piace la pixel art, è un fatto ormai assodato. Vuoi per motivi nostalgici (Shovel Knight su tutti) vuoi per maggiore semplicità produttiva e costi minori, il binomio pixel art-giochi indipendenti sembra inscindibile, anche in casi dove uno stile rétro non è magari funzionale alla storia o al gameplay. È però parere di chi scrive che in alcune opere, gli horror in particolare, una grafica lo-fi costituisca un valore aggiunto. Proprio una presentazione grafica meno dettagliata costituisce in giochi come Lone Survivor o il superbo The Last Door un vero e proprio elemento narrativo, che associa al "non detto" il "non mostrato", facendo così leva sulla paura dell'ignoto.
In questo modo, stimolando l'immaginazione del giocatore, The Count Lucanor, avventura horror del team Baroque Decay, riesce, pur non essendo un horror "puro", a suscitare una sensazione di vera angoscia che sembra mal sposarsi con l'estetica " old school", spesso associata a contesti più spensierati.
Prendendo il titolo da una raccolta spagnola di novelle quattrocentesca, El Conde Lucanor, la storia ci vede seguire le vicende del protagonista Hans. Il ragazzino fugge di casa dopo non aver ricevuto alcun regalo per il suo decimo compleanno e, assopitosi, si risveglia nell'oscurità, rendendosi conto che il mondo che lo circonda è profondamente cambiato. Dopo aver seguito un coboldo (un folletto tipico del folklore tedesco), Hans giungerà al castello Tenebre, dove la creatura gli offrirà infinite ricchezze a patto che il fanciullo indovini il suo nome, come nella fiaba di Rumpelstiltskin. Comincia così, introdotta da uno splendido filmato rigorosamente in stile 16 bit, l'avventura gotica ed orrorifica del giovane Hans.

Fear of the dark

Basteranno pochi minuti perché l'iniziale atmosfera fiabesca ceda il passo all'incubo e all'orrore: immagini e situazioni degne dei migliori Poe o Lovecraft ci faranno subito capire quanto sia sbagliato identificare The Count Lucanor come l'ennesima allegra produzione indie piena di lieti motivetti chiptune. Quella in cui ci troveremo catapultati è una fiaba dei fratelli Grimm, persino più cruenta di quanto non fossero le versioni originali.

Impareremo presto l'importanza delle candele e in generale delle fonti di luce, che ci permetteranno sì di illuminare l'ambiente circostante ma attireranno anche le creature che popolano il terrificante castello. Capire quando e dove posizionarle, e quali sono i nascondigli che possiamo utilizzare per sfuggire ai mostri che ci inseguono sarà insomma assolutamente vitale.
Una mossa sbagliata ci porterà ad una schermata che per i fan di Dark Souls è croce e delizia: " You Died". Va detto, tuttavia, che The Count Lucanor non è mai frustrante e, seppur breve, la storia di Hans saprà regalarci una manciata di ore di divertimento, terrore e rompicapi.
Il nostro obiettivo sarà infatti risolvere i puzzle disseminati all'interno delle stanze del castello per ottenere delle lettere che costituiranno gli indizi tramite I quali indovinare il nome dello strano coboldo e ottenere così l'eredità del Conte Lucanor.
Un aspetto del gameplay piuttosto importante nell'economia ludica dell'opera è la lentezza del nostro protagonista: lungi dall'essere esasperante, si tratta però una meccanica che va sempre tenuta in considerazione in ogni fase del gioco. La corretta gestione della mobilità di Hans, insieme all'uso accurato delle candele, può fare la differenza tra la vita e la morte. A tal proposito vale la pena ricordare che il sistema di salvataggio si basa sulla necessità di gettare in una fontana le monete racimolate durante la progressione. Anche se il denaro va centellinato, dato che ci dà la possibilità di acquistare oggetti utili per il prosieguo della narrazione, il consiglio spassionato è di salvare molto spesso, ogni qual volta se ne presenta l'occasione: anche se The Count Lucanor non è un'esperienza particolarmente lungeva, dover ripetere stanze molto ostiche potrebbe divenire un fastidioso motivo di frustrazione. Non è infatti presente alcun tipo di combattimento e di fronte agli orripilanti abomini del castello Tenebre non avremo altra scelta che fuggire o nasconderci.
Sul fronte tecnico, a parte qualche inspiegabile incertezza nella fase iniziale, il frame rate rimane sempre solido. La grafica, come dicevamo, può forse far storcere il naso a chi mal digerisce la pixel art ma è ben realizzata ed indubbiamente evocativa. La colonna sonora, inoltre, sottolinea perfettamente le fasi di gioco contribuendo in modo più che adeguato al mood vintage del titolo.

Pur non trattandosi di un gioco prettamente narrativo, l'interazione con i personaggi e con l'ambiente ci offrirà frammenti di storia che compongono un arazzo sorprendentemente interessante. Inoltre, le scelte che compiremo nel prologo si rifletteranno nel corso dell'avventura.
Sebbene la versione Switch non abbia il supporto per gli achievement il gioco presenta cinque finali, per la verità non enormemente differenti l'uno dall'altro, che costituiranno un'ulteriore sfida e soprattutto forniranno dettagli aggiuntivi utili ad approfondire maggiormente la già intrigante storyline.

Che voto dai a: The Count Lucanor

eSport

Registrati utilizzando un Account esistente

Count Lucanor Nintendo Switch Recensione

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :