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THE FALL, la recensione della terza stagione

Creato il 02 febbraio 2017 da Ifilms
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Scritto da Valeria Morini
Categoria: Serie tv
Pubblicato: 02 Febbraio 2017

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Con una terza stagione che è probabilmente l’ultima e definitiva (salvo ripensamenti e nuovi intrecci), si chiude la parabola crime di The Fall, serie britannica ideata, scritta e diretta da Allan Cubitt e trasmessa contemporaneamente da BBC Two e dall’irlandese RTÉ One, vista in Italia su Sky Atlantic. Terza stagione che celebra il cupo e macabro atto finale della caccia al serial killer Paul Spector (Jamie Dornan) da parte della detective sovrintendente Stella Gibson (Gillian Anderson) e che, purtroppo, non si dimostra all’altezza delle due ottime annate precedenti.

La storia è appunto quella di Spector, 32enne marito e amorevole padre di famiglia la cui disturbante doppia personalità lo spinge ad assassinare donne single: nella loro lenta morte per strangolamento, il giovane omicida trova l’equivalente della soddisfazione sessuale, una liberazione per gli impulsi reconditi della sua anima nera. La seconda stagione si era conclusa con la cattura del killer, un memorabile faccia a faccia con la Gibson e il ferimento dello stesso Spector. Nella terza assistiamo alla sua lotta tra la vita alla morte e quindi alla sua ripresa, con una (vera o simulata?) amnesia che gli impedisce di ricordare i suoi atroci delitti. Esauritasi la tensione che aveva contraddistinto i precedenti episodi (marchio di fabbrica della serie nonostante i tempi dilatatissimi e anti-spettacolari che possono renderla indigesta agli amanti dell’action pura), The Fall 3 diventa un dramma psicologico, uno scavo nelle anime dei protagonisti che porta alla luce maggiori dettagli (gli abusi subiti da Spector, il lutto paterno come perno centrale nella vita di Stella) ma offre l’impressione che Cubitt abbia già sparato tutte le sue migliori cartucce. Al di là dell’escalation violenta di un finale quanto mai disturbante e volutamente nichilista, i sei episodi scorrono senza troppa convinzione, aprendo nuove linee narrative non particolarmente forti – la scoperta del primo delitto di Spector, lo spunto legal drama appena accennato – e rivelandosi interessanti soprattutto per l’attenzione maniacale ai dettagli e la ricerca di un realismo puro, quasi radicale.

Cosa conferma, comunque, The Fall come una delle serie più avvincenti e meritevoli degli ultimi anni? Al di là delle sue pur non trascurabili imperfezioni (spiace, per esempio, che dopo la prima stagione siano stati del tutto accantonati i riferimenti al contesto politico di Belfast, teatro dell’intera vicenda), la creatura di Cubitt sorprende per il sublime disegno dei personaggi, la cura straordinaria dei dialoghi, le atmosfere inquiete e angoscianti, le interpretazioni misurate e perfette di tutti gli attori. Senza citare la bravura dei comprimari (John Lynch su tutti), Jamie Dornan è glaciale e talmente efficace che sarebbe ingiusto accostarlo solo a Cinquanta sfumature di grigio. Il vero faro che illumina la produzione è però un’immensa Gillian Anderson, che dà vita in sottrazione a uno dei più grandi ritratti di donna nella storia del crime: geniale quanto fragile, rigorosa ma evanescente, sessualmente libera eppure ineluttabilmente sola, Stella Gibson parte quasi come un’evoluzione aggiornata della Dana Scully che la Anderson impersonò in X-Files (in un corto circuito metatelevisivo impossibile da non notare) e, passo dopo passo nella discesa agli inferi che la porta a incontrare la mente tenebrosa dell’avversario/doppio Spector, ci regala una grandiosa e indimenticabile icona femminista, di cui la tv e il mondo hanno disperatamente bisogno.

 Voto alla stagione: 2,5/4


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