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The Leftovers

Creato il 11 luglio 2016 da Margheritadolcevita @MargheritaDolcevita

Quando non trovi il momento giusto per scrivere di una serie, allora un momento vale l’altro. Non so bene nemmeno io in cosa mi sto imbarcando con la decisione di parlare di The Leftovers ma è una serie che mi piace tantissimo, su cui si potrebbe scrivere per giorni e che ci sta bene nel mio blog, sempre per continuare il discorso dell’allargamento degli orizzonti. Sì, io che no al sovrannaturale, no alle cose che non si spiegano, no alle cose ultraterrene, io che decido di guardare una serie in cui sparisce senza motivo il 2% della popolazione mondiale, ma pensa un po’. Ma procediamo con ordine.

leftovers collage

The Leftovers è un drama che va in onda su HBO, due stagioni sono già uscite, la terza verrà trasmessa nel 2017 e sarà l’ultima. Ogni rinnovo fin qua arrivato ha avuto del miracoloso per cui anche se le stagioni saranno soltanto tre almeno la fine sarà quella pensata dagli autori. Ecco, gli autori. Tom Perrotta, autore anche dell’omonimo romanzo da cui è tratta la serie, e… Damon Lindelof. Per chi non sa di cosa sto parlando questo nome non dice niente, per chi invece sa, purtroppo, di cosa sto parlando questo nome urla a gran voce una sola parola: LOST. Da scrivere rigorosamente in maiuscolo che altrimenti qualcuno si offende. No scherzo, d’ora in poi lo scriverò normalmente perché la dignità per dio, in maiuscolo si scrivono solo i nomi di serie belle. Dicevamo, Lost. Se si parla di The Leftovers, Lost spunta fuori. E’ come parlare di carbonara e non discutere del fatto solo tuorlo o uovo intero, cose così (solo tuorlo, ovviamente). In molti hanno iniziato The Leftovers proprio perché è creata dal co-creatore e showrunner di Lost, molti non la inizieranno mai per lo stesso motivo. La cosa buffa è che sono due serie diversissime, per cui nella realtà dei fatti non c’è molta sovrapposizione tra le due categorie, si può amare o odiare Lost e indipendentemente da questo si può amare o odiare The Leftovers. Lo dico perché è un peccato che una serie non venga nemmeno iniziata per colpa di un nome coinvolto, io poi faccio la stessa cosa con altri nomi coinvolti ma non prendetemi ad esempio. Io non sono una grande amante di Lost, l’ho abbandonata quando ha fatto il salto dello squalo ed è diventata irricevibile, ma adoro The Leftovers. Forse è anche per questo motivo che sono contenta delle tre stagioni: Lost l’ho abbandonata alla quarta, con sole tre stagioni The Leftovers non fa nemmeno in tempo a fare il salto dello squalo (anche se per molti l’ha già fatto).

The Leftovers parte con un fatto: il 2% della popolazione mondiale, un giorno di ottobre del 2011, sparisce. Letteralmente. Evapora. 140 milioni di persone in tutto il pianeta che un secondo prima c’erano, un secondo dopo non ci sono più. Non si sa che fine abbiano fatto, non ci sono da nessuna parte, non sono tornate sotto forma di zombie o fantasmi, sono semplicemente svanite nel nulla. La cosa bella di quella percentuale, il 2%, è che è in realtà una percentuale irrisoria per chi non viene toccato dalla “sudden departure”. Per cui è un evento misterioso e catastrofico che però nella pratica colpisce solo alcuni. Non c’è alcuna distribuzione statistica omogenea, famiglie numerose non vengono toccate, Nora invece, una delle protagoniste, perde il marito e i due figli e rimane da sola. Non c’è una spiegazione e, cosa più importante, la serie non vuole dare una spiegazione, non è quella la cosa importante. Ci sono teorie, alcuni dicono che è una questione geotermica, altri dicono che è stato un razzo supersonico israeliano (o qualcosa del genere), la teoria più accreditata è quella religiosa: la sudden departure altro non è che il rapimento della chiesa, quella linea di pensiero tipicamente protestante per cui Gesù scenderà di nuovo sulla terra e porterà con sé, in cielo, i rigenerati, cioè credenti particolarmente meritevoli per unirsi a coloro già morti e andare al cospetto di Dio per risorgere assieme (ok, forse non l’ho scritta proprio esatta ma tutte queste cose le avevo lette in inglese e qualche mese fa, per cui chiedo scusa). Ma sono teorie portate avanti da alcuni dei protagonisti, nella realtà non c’è alcuna intenzione di spiegare realmente perché è successo quello che è successo. Come indica il titolo, peraltro, la serie non riguarda chi se ne è andato, ma chi è rimasto, i leftovers, gli avanzi.

Leftovers-2-Laurie-Living-Reminders
In particolare noi siamo a Mapleton, una cittadina dello stato di New York. Cittadina anch’essa colpita dalla sudden departure. Protagonista centrale è la famiglia di Kevin Garvey, capo della polizia locale, con due figli e una moglie. Nessuno della sua famiglia è svanito nel nulla, ma come tutte le altre famiglie anche la sua non ha passato indenne gli anni dopo “l’apocalisse”, un’apocalisse che non sembra nemmeno ci sia stata, ma c’è stata. Il figlio è andato via, la moglie invece si è unita a una delle tante sette nate dopo l’ottobre del 2011, i guilty remnants. Sopra ho speso tre righe per parlare della teoria religiosa perché in realtà è molto importante ai fini della storia e fa proprio da discrimine, a seconda del fatto che tu ci creda o no cambia ogni prospettiva. Se uno crede alla rapture biblica significa che crede che i migliori, quelli che si sono meritati la salvezza, sono andati e chi è rimasto non ha alcuna speranza di salvarsi o di redimersi. C’è anche chi pensa che l’evento sia stato un preludio alla fine del mondo, che quindi finirà presto, per cui perché affannarsi ad avere comportamenti retti e salubri se non saranno quelli a salvarti? Se uno pensa invece che sia stata una cosa casuale, senza alcuna connotazione religiosa, e crede allora ha ancora fede e speranza di redenzione. Ed eccomi quindi a parlare dei guilty remnants: li riconosci perché si vestono di bianco, non parlano, si considerano i viventi che hanno il compito di far ricordare a tutti quanto è successo (perché intanto sono passati tre anni e le persone sono andate avanti) e fumano. Fumano tanto, fumano sempre, fumano anche gli adepti che mai avevano fumato prima. Fumano perché hanno fede, perché non sarà, in ogni caso, il tumore ai polmoni ad ucciderli. Alla loro visione di ispirazione religiosa si contrappone quella di un altro protagonista, un reverendo (guarda caso), che non vuole credere alla natura cristiana della sparizione (per motivi prettamente egoistici, perché io che sono un uomo retto e buono sono rimasto?) e passa il tempo a buttare merda su chi se ne è andato. Non è vero che tizia è svanita perché era una buona cristiana e una santa donna, lei tradiva il marito e si drogava, quindi quello che è successo NON è il rapimento della chiesa. Ho l’impressione di aver parlato troppo di questa cosa ma è uno degli aspetti più interessanti e mi dispiaceva non scrivere nemmeno due righe (che nel frattempo sono diventate migliaia).

Nel concentrarsi su chi è rimasto la serie assomiglia più a un family drama che non a un roba fantasy da due soldi. E’ chiaro che c’è una parte misteriosa e mistica, specialmente nella seconda stagione, ma uno segue la serie per i personaggi, perché ti affezioni a loro. Nora è una donna fantastica, una di quelle che sì, vorrei essere come lei e non solo perché è molto bella. Il reverendo di cui parlavo sopra ha una storia personale magnifica, per non parlare di tutte le vicende della famiglia Garvey, io sono riuscita persino a provare empatia per il personaggio di Liv Tyler che non è proprio miss simpatia. E poi ci sono le suggestioni, succedono alcune cose inspiegabili (che per alcuni magari sono delle cagate, lo concedo e non ho problemi a dirlo) e misteriose e boh, non capisci bene nemmeno tu, ma fa lo stesso perché quando una cosa è molto bella rimane molto bella anche se non la comprendi fino in fondo. Non è ovviamente per i ditini alzati, i ditini alzati stanno agli antipodi di The Leftovers, un po’ mi dispiace perché si perdono una serie meravigliosa, ma è meglio sul serio che ne stiano alla larga. Perché sì, alla fine della fiera è un ottimo family drama con tutte le sue sfaccettature (rapporti difficili tra marito e moglie e tra genitori e figli, elaborazione del lutto e senso di colpa di chi è rimasto, gestione di una famiglia e di una comunità, quali speranze avere per un futuro se succedono cose del genere, etc), ma ha anche una cospicua parte mystery fatta di fascinazioni, di succedono cose che non capisco ma va bene uguale, di momenti in cui devi un attimo lasciare perdere la logica e la razionalità e accettare quello che vedi, farti coinvolgere e basta, semplicemente. Come dice la canzone dei titoli di testa della seconda stagione (le immagini sotto sono tratte proprio da lì), let the mystery be.

Everybody’s wonderin’ what and where they they all came from
Everybody’s worryin’ ‘bout where they’re gonna go
When the whole thing’s done
But no one knows for certain
And so it’s all the same to me
I think I’ll just let the mystery be

Some say once you’re gone you’re gone forever
And some say you’re gonna come back
Some say you rest in the arms of the Saviour
If in sinful ways you lack

Some say that they’re comin’ back in a garden
Bunch of carrots and little sweet peas
I think I’ll just let the mystery be

Everybody’s wonderin’ what and where they they all came from
Everybody’s worryin’ ‘bout where they’re gonna go
When the whole thing’s done
But no one knows for certain
And so it’s all the same to me
I think I’ll just let the mystery be

The Leftovers
The Leftovers
The Leftovers
The Leftovers
The Leftovers
The Leftovers
The Leftovers


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