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The Next Penelope Recensione: corsa per la vittoria (a metà)

Creato il 26 dicembre 2017 da Lightman

Approda finalmente su Switch The Next Penelope, versione rivisitata e corretta dell'Odissea stile F-Zero, a metà tra gioco di guida arcade e sparatutto.

Versione analizzata: Nintendo Switch

Articolo a cura di Marco Mottura

    Disponibile per:
  • Wii U
  • Pc
  • Switch

Ho conosciuto personalmente Aurelien Regard nel giugno 2012 a Los Angeles, durante un E3 in cui avevo deciso di pagarmi di tasca mia l'intero viaggio, concedendomi una vacanza nerd diversa dal solito. Ultimo giorno di fiera, nessun altro appuntamento in programma e giusto qualche ora alla chiusura definitiva dello show: passeggiando per gli stand mi convinco a dare un'occhiata ad un gioco in mostra in un angolino del booth di SEGA, incuriosito dallo stile cartoon e dai colori brillantissimi. Risultato: quasi tre ore a spassarmela con una versione praticamente definitiva di Hell Yeah, ridendo e scherzando con Aurelien Regard e Camille Guermonprez, i fondatori di Arkedo - lo studio indie parigino che aveva dato i Natali a quella chicca per Nintendo DS che risponde al nome di Big Bang Mini.
Il feeling è istantaneo: i due sviluppatori francesi sono esilaranti, fuori di testa e soprattutto trasudano una passione fenomenale per il loro lavoro e per i videogame in senso lato, e alla fine chiudo il mio E3 con quello che ad oggi resta per me uno dei momenti più memorabili e genuini delle nove edizioni a cui ho partecipato. Hell Yeah debutta l'autunno successivo senza ottenere il riscontro sperato, e purtroppo Arkedo viene chiusa di lì a poco. Nulla però è perduto: incontro nuovamente Aurelien qualche anno dopo, assolutamente per caso, ad una Gamescom. Sta là, col suo portatile nel cuore del padiglione di Indie Mega Booth, in un micro-stand abbastanza improvvisato. Nonostante tutto Regard non si è arreso, ed anzi ha deciso di rilanciare: è al lavoro su un nuovo progetto, The Next Penelope, realizzato completamente da solo, occupandosi a 360° di qualsiasi aspetto della produzione.
Con la grafica e la direzione artistica Aurelien va sempre forte, anzi fortissimo: l'adorabile atmosfera fumettosa e il magistrale senso del colore non sono certo una novità, così come il gusto per l'estetica un po' retro. Le competenze in materia di programmazione, comparto audio e tutto il resto sono invece il frutto di un sincero talento e di un quantitativo mostruoso di notti insonni. Oltre che della voglia di continuare a crederci contro tutto e tutti.

Una Itaca in formato Nintendo

Avanti veloce fino ad oggi, dicembre 2017: dopo il debutto su PC, nella primavera del 2015, The Next Penelope giunge finalmente " a casa", ovvero su Nintendo Switch. Perché niente più della nuova console della Grande N potrebbe essere definito come la naturale destinazione per un titolo che, come risulta evidente sin da una rapida occhiata, vanta tra le sue ispirazioni principali il mai troppo lodato F-Zero.

Con la sua direzione artistica minimale, fatta di forme elementari e di tonalità accese che strizzano l'occhio al passato, l'estetica del gioco fa immediatamente centro.

Attenzione però a identificare con fretta eccessiva questa stramba Odissea del futuro, lasciandosi magari ingannare dall'aspetto squisitamente low-poly delle navicelle e dalle piste spartane: The Next Penelope non è infatti solo e soltanto un racing game " puro", ma anzi è venato da consistenti sfumature da sparatutto (con addirittura una spruzzata di RPG, vista la possibilità di acquisire punti esperienza da spendere per modificare i parametri della vettura della protagonista).
La componente narrativa è appena accennata, con qualche dialogo - purtroppo per nulla esente da grossolani errori nella localizzazione in italiano - a fare da raccordo tra una missione e l'altra. Eppure, nonostante tutto, l'atmosfera nella sua estrema semplicità funziona a dovere, con rimandi all'epica ellenica dal fascino ingenuo ma intrigante (fosse solo per l'effetto che fa vedere i Proci trasformati in piloti di astronavi sgargianti). Peccato però che il racconto finisca bruscamente proprio sul più bello, quando le vicende sembrano essere sul punto di decollare per davvero. Una problematica, quella della brevità e della mancanza di contenuti, che sfortunatamente si ripercuote a più livelli, andando a coinvolgere ambiti diversi di The Next Penelope.

La progressione non lineare è una trovata nient'affatto banale, anche se la dimensione della mappa è a dir poco ridotta.

Prendiamo la mappa del gioco, con una serie di sfide suddivise in gruppi di tre da selezionare liberamente: la prima serve di solito a prendere dimestichezza con una delle sei abilità speciali disponibili (turbo, mine, raggio laser, teletrasporto, scudo energetico e gancio), la seconda è una corsa contro cinque avversari mentre la terza uno scontro col boss. L'idea di lasciare nelle mani dell'utente la scelta su come affrontare il percorso sarebbe pure stimolante in teoria - anche perché tra un trio di missioni e l'altro può avere senso cambiare i settaggi del veicolo ridistribuendo i punti XP - eppure la pratica dice altro. Perché a mancare è un senso di sviluppo vero e proprio, un'occasione per mettere in pratica più volte quanto appreso, una crescita in termini di esperienza.
Faccio un esempio esplicito, per provare a farmi capire meglio: prendiamo il teletrasporto, che si attiva premendo X e che permette di far comparire il mezzo in un altro punto a scelta del tracciato. Si tratta di un'abilità sostanzialmente accessoria, che dimostra di avere pochissimo impatto al di fuori del trittico di missioni ad esso dedicato. Un discorso che vale anche per il raggio laser e più in generale per l'avventura nel suo complesso (non nascondo che, una volta giunto all'epilogo, pensavo di essere arrivato alla fine del tutorial piuttosto che alla conclusione dell'intero gioco!). Il che è a dir poco un peccato, perché, al netto di qualche spigolo di troppo che si avverte in particolar modo in alcuni passaggi da shoot 'em up, le basi per qualcosa di solido, godibile e assai divertente ci sarebbero tutte.

Terminata la campagna principale, sarà possibile dedicarsi a cinque missioni aggiuntive e alle gare in multiplayer (purtroppo solo in locale): extra tutt'altro che da buttare, che però non saziano la fame di ulteriori contenuti.

C'è infatti un'appagante tensione nelle (rare) gare di velocità contro i nemici gestiti dall'agguerrita CPU, un impeto che ti sprona a calcolare la traiettoria giusta e a dare il massimo, spingendoti oltre i tuoi limiti. È azzeccata la meccanica rischio/ricompensa legata all'impiego delle abilità speciali, che consumano l'energia vitale dell'astronave dandoti dei bonus ma rendendoti nel mentre sempre più fragile. E che dire del piacevole modello di guida, con controlli reattivi e quella brillante impostazione che fa tanto Micro Machines? L'impressione che deriva dalle tre-quattro ore di gioco sufficienti ad arrivare ai titoli di coda - in cui, lo dico per un fatto di massima trasparenza, compare anche il mio nome tra gli " special thanks" - non può non essere quella di una mezza occasione sprecata, ricordando una ricetta che riesce ad amalgamare solo in parte ottimi ingredienti, che avrebbero meritato un piatto più strutturato.
Così com'è, The Next Penelope resta un prodotto interessante e comunque consigliabile, fosse solo per sostenere la coraggiosa visione di un geniale creativo tuttofare o magari per solleticare (seppur en passant) la sete di racing arcade alla F-Zero. L'erculea fatica di Aurelien Regard può certamente dirsi riuscita, eppure per restare in tema è difficile non pensare al mito di Icaro: forse provando a volare un po' più in basso - leggasi, col supporto di un team - il risultato avrebbe potuto essere ancora più solido e memorabile.

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