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“The Wicker Man” di Robin Hardy

Creato il 07 dicembre 2016 da Giovanni Berardi @giov_7
“The Wicker Man” di Robin Hardy

Gli anni '70, per il cinema horror britannico, furono un periodo abbastanza cupo, dovuto, essenzialmente, all'incredibile concorrenza della compagine indipendente statunitense e non è un caso che, durante quegli anni, le due grandi major horror inglesi ( Hammer Film e Amicus Production) decisero di abbandonare il genere.
Eppure, in questo medioevo dell'horror britannico, talvolta qualche interessante perla luminosa emerge, riuscendo a trovare un posto ben definito sulla mappa stellare del Cinema.

Ladies and Gentlemen, per la regia di Robin Hardy, "The Wicker Man".

“The Wicker Man” di Robin Hardy

Opera prima di un regista che fino ad ora ha diretto solamente tre lungometraggi in un lasso di tempo di oltre 40 anni. Un film, questo "The Wicker Man", a cui il termine di pellicola dell'orrore riesce a stargli più stretto che mai, esattamente come l'ultimo film di Refn, "The Neon Demon". Non che non lo sia, anzi, ma l'opera prima di Hardy è difficilmente catalogabile in un solo ed unico genere.
È, principalmente e prima di tutto, una gigantesca metafora dove due mondi così agli antipodi, come il cristianesimo e il paganesimo, vengono messi a confronto entrando in un naturale conflitto a viso aperto, il tutto accarezzato da un sottilissimo velo di thriller con dei ritmi dettati in puro stile horror classico.

Il sergente Howie ( Edward Woodward), integerrimo uomo di legge e fervida persona di fede alla ricerca di una bambina scomparsa, rappresenta la civiltà e il rispetto dei vecchi valori consolidati, mentre l'isola di Summerisle raffigura, alla perfezione, una sorte di arcaica e pagana tradizione celtica persa nel tempo ma che tramite il governatore ( Christopher Lee) e i propri abitanti resiste, incessantemente, alla modernità. Una comunità, quella dell'isola, che applica all'ideologia del "peace & love", smisuratamente in voga negli anni '70, culture pagane, credenze popolari e religioni arcaico-naturalistiche creando un perfetto mix che rigetta, completamente, le classiche convenzioni etiche, indottrinate, particolarmente, dal pugno di ferro del cristianesimo coloniale.
Lo scontro di questi due universi è la naturale evoluzione del tutto.

“The Wicker Man” di Robin Hardy

Un horror che ha anche, per tratti, le caratteristiche di un documentario folkloristico, similmente a quanto fatto dal regista Robert Eggers con la sua recente opera prima, "The Witch".

Folkloristico, aggettivo perfetto per indicare le bellissime e carnali canzoni country che non solo accompagnano le avventure del sergente ai limiti del bigotto, ma che le abbracciano, le avvolgono in maniera calorosa e colorita. La sessualmente elegante "Gently Johnny" e l'inno erotico "Willow's Song" sono, effettivamente, due capolavori della folk music con dei testi estremamente fisici e lussuriosi che, con l'aiuto di un montaggio delicatissimo, rendono ancor più aspro questo contrasto culturale.

Un contrasto che in maniera incredibilmente lenta ma costante e inesorabile, proprio come una goccia cinese, si inasprirà sempre di più arrivando ad un climax finale incredibilmente duro, potente, cinico e, al tempo stesso, suggestivo.

“The Wicker Man” di Robin Hardy

Un cult della cinematografia britannica, in un periodo cupo della stessa; un gioiellino della cinematografia dell'orrore, nonostante abbia avuto alle spalle una produzione difficoltosa ed incostante. L'opera prima di Hardy è molto più di un horror inquietante o di un thriller stranamente conturbante o di un documentario folkloristico intrigante... "The Wicker Man" è un film estremamente ambiguo e unicamente sconvolgente che ha la capacità di affascinare e stregare il pubblico grazie alla propria natura amorale intrinseca.


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