ovviamente non conoscevo neppure il brano dei talking heads, da cui il film ha preso in prestito il titolo o che fosse il brano identificatore dello spietato squalo della finanza gordon gekko, nel film di oliver stone!
dopo questo piccola parentesi imbarazzante, ecco il risultato della mia esperienza visiva.
immaginatevi edward mani di forbice, senza mani di forbice, con la sindrome di peter pan, tarantinianamente vendicativo immerso in salsa “rockkeggiante”. detto così sembrerebbe un riassunto un po’ sarcastico, in realtà è solo simpaticamente ironico… il film m’ è piaciuto molto.
a quasi 20 anni di distanza il modello edward(senza) mani di forbice decide di abbandonare la sicurezza del suo castello e smette di produrre neve, per confrontarsi in tarda età con la realtà e sconfiggere i fantasmi del passato. ecco allora, che la ribellione adolescenziale verso il padre si trasforma in condivisione empatica, perchè è arrivato il momento di diventare uomo e abbandonare i comodi e felicemente irresponsabili abiti da pecora nera della famiglia.
inutile dire che come al solito paolo sorrentino racconta storie intriganti con capacità extraitaliche. che a pensarci bene, fa strano pensare come sia riuscito a girare film, visto che in questo paese il talento è spesso una palla al piede più che un’ opportunità.