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Thyago Alves e "Il compleanno": la scintilla omoerotica e una borghesia in pieno malanno

Creato il 02 febbraio 2011 da Dejavu
Marco Filiberti non è un regista prolifico. E' evidente che se gira un film ha sicuramente un motivo per farlo. E "Il compleanno" è uno di questi.  
Presentato alla 66a mostra del cinema di Venezia con il titolo David's birthday, l'elegante melodramma racconta l'implacabile sentimento che Matteo (Massimo Poggio) sente nascere per il giovane David (Thyago Alves) fino a travolgere, come una mareggiata, eventi ed equilibri.  Quella di Matteo, psicologo affermato, sposato e con figlia a carico, è infatti una sbandata improvvisa che falcia i rassicuranti paletti di un matrimonio e di una esistenza già ben definiti. E come in ogni corsa priva di controllo, anche questa passione rischia di  investire vittime inconsapevoli.
David e Matteo s'incontrano al mare: il primo è appena rientrato dagli Stati Uniti per raggiungere i genitori in villeggiatura, l'altro si trova già sul posto. E' un attimo, un rendez vous a bordo piscina e Matteo capisce di non essere più l'uomo pieno di certezze che era un attimo prima. La spocchia intellettuale di colui che si è fatto da sé, la sicumera di chi si è realizzato professionalmente e socialmente crollano in mezzo ai riflessi dell'acqua e davanti all'immagine luminosa dell'adone bagnato che in quel momento ne sta uscendo. 
Il disincanto del signore maturo, abituato per mestiere a controllare le emozioni altrui, si rompe di fronte all'incanto di un corpo giovane e di uno spirito libero. Nello stesso istante, le convenzioni sociali che intrappolano le persone in un destino obeso di ipocrisie e malcelate nevrosi sono accecate dall'abbaglio che viene dall'altra parte del muro.Matteo ha una moglie dolcissima, vulnerabile e accondiscendente che mai vorrebbe ferire. David, per giunta, è il figlio dei suoi migliori amici, quelli con i quali ha organizzato la vacanza; quelli con i quali esce da sempre e dai quali è stimato incondizionatamente. La posta in gioco è troppo alta, ma l'attrazione supera l'asticella. 
Il film si consuma in un climax ascendente carico di presagi - l'apertura a teatro con Tristano e Isotta, la morte di una ragazzina - e rappresenta la crescente incapacità di Matteo nel gestire il suo nuovo "sé". Lui è come il Lester Burnham di American Beauty di fronte alla sua lolita coperta di petali, con l'unica differenza che la sua vita, prima di scoprire il proprio lolito, apparentemente era perfetta e appagante. Attorno a lui c'è il classico spaccato borghese delle serate da bere ma di tanti bicchieri crepati. Il suo migliore amico - il padre di David (Alessandro Gassman) - è anche il suo peggiore alter ego. E' l'italiano medio, sgrammaticato, tutto figa e calcio. Un avvocato immaturo - anche questo dell'astio per la classe forense è cliché un po' troppo abusato - e un uomo infedele, incapace di formare famiglia e di dare stabilità a figlio e compagna  (la formidabile Michela Cescon).  C'è poi la magnifica Piera degli Esposti, nel ruolo della paziente stesa sul lettino del suo strizzacervelli e degna portavoce dei conflitti con il proprio IoCi sono le ragazzine adoranti che si contendono David, le pomiciate estive, gli amici noiosi e banali, le feste in riva al mare, vuote e da riempire con i superalcolici. Ma c'è soprattutto l'ubriacatura di due amanti che stanno scoprendo senza alcuna volgarità di condividere lo stesso sentimento.
Tutti sospettano la relazione clandestina, ciascuno ne coglie un frammento ma il non detto non fa che caricare l'aria di elettricità, come le lampadine accese sulla spiaggia, e i protagonisti avvertono che qualcosa si sta sfasciando nella dimensione di ognuno di loro, finché giungerà il giorno della festa per il compleanno di David, il momento in cui tutti  - e non solo David -  compiranno un percorso, crescendo e maturando una nuova consapevolezza che prima non possedevano.
Ci sono scene di sesso esplicito tra Poggio e Alves, nel film di Filiberti. Lo stesso Thyago Alves dichiarò che per prima di fingere un rapporto omosessuale si era fumato un intero pacchetto di sigarette. Il modello brasiliano sarà peraltro a breve concorrente all'Isola dei famosi 8
Finale un po' troppo alla Lolita di Kubrick - con fuga e investimento - ma eccellente montaggio - in tutti i sensi - che non stancherà le pupille di spettatori avidi di erotismo, bravissimi attori e vicende assai verosimili.

   

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