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Timeo Trump et dona ferentes

Creato il 01 febbraio 2017 da Albertocapece

Timeo Trump et dona ferentesQuesto post richiede una premessa: mi occupo spesso delle dinamiche generali e poco in specifico di quelle italiane perché ritengo che le classi dirigenti del Paese siano del tutto incapaci di esprimere una qualunque autonomia dalla galassia geo padronale e che l’unico ambito di libertà che pretendono coincida con le licenze etiche del sistema affaristico politico. Insomma siamo troppo al traino e da troppo tempo ormai per ipotizzare una qualche via italiana per la quale non ci sarebbero nemmeno le risorse umane come si direbbe nel fetido gergo aziendalistico. Dunque in questa situazione nella quale non ci si può che appoggiare e fare i funamboli, senza poter sfruttare la nuova multidimensionalità  del pianeta, è importante interpretare correttamente ciò che avviene e non lasciarsi travolgere dagli equivoci, dalle percezioni superficiali.

Quindi occorre considerare con attenzione cosa accade altrove nei suoi sviluppi. Con l’elezione di Trump  assistiamo a un attacco alla Germania colpevole di agire sul mercato globale grazie “a un marco fortemente sottovalutato” ovvero l’euro e potremmo essere indotti a pensare che finalmente qualcuno diventa sponsor delle sofferenze alle quali ci ha costretto la moneta unica con tutti i relativi trattati. A dire la verità gli ultimi a dover parlare di sfruttamento monetario sono proprio gli americani la cui economia si regge solo su un dollaro globale imposto manu militari, cosa che, detto en passant, fa a pugni con le tesi protezioniste del tycoon, ma di fatto l’obiettivo della nuova amministrazione è ridurre il deficit commerciale con Berlino e con gli altri Paesi europei sfruttando i danni e l’inimicizia che l’improvvida costruzione della Ue neo liberista ha generato. Poiché l’euro ha effettivamente creato uno storico disequilibrio continentale colpire l’economia più forte, significa in questo momento non stare dalla parte delle vittime, ma solo circoscrivere il potere del vassallo locale più forte, quello che con più successo – Asia e Cina a parte – è colpevole del deficit commerciale made in Usa.

L’ operazione sarà agevolata dalla cecità assoluta con cui l’elite tedesca e quella europea, allevata prima nella guerra fredda e poi nel Washington consensus è caduta nella trappola ucraina e del conflitto latente con la Russia. Obama ha fatto di tutto per separare l’Europa da Mosca, ovvero dal retroterra sarmatico e asiatico che sono il suo spazio vitale e adesso che lo scopo è ottenuto ecco che si mette in discussione il feticcio dell’euro dopo i grandi disastri che ha creato e l’avvento della politica oligarchica di cui è stato il più formidabile strumento. E’ la seconda fase, quella più evidente e comprensibile di un divide et impera che è iniziato dal suo apparente contrario, ovvero dal favorire un’unione dall’alto, tutta condotta al di fuori del consenso popolare, per fare gli interessi delle elite, distruggendo nei fatti il faticoso, ma possibile e auspicabile percorso di crescita e di progresso comune.  Adesso ci troviamo nell’assurda e grottesca situazione di non poter difendere l’autonomia continentale senza difendere al contempo anche ciò che ne sta causando la concreta vanificazione.

Non so a che livello la nuova amministrazione sia cosciente di tutto questo, ma diamo a Trump qualche mese e si accorgerà di quanto l’euro è in grado di dargli una mano in questa guerra di dominio.


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