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Tina Modotti, la rivoluzionaria con la macchina fotografica

Creato il 07 marzo 2019 da Il Viaggiatore Ignorante
Tina Modotti, la rivoluzionaria con la macchina fotografica

Tina Modotti, la rivoluzionaria con la macchina fotografica

Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini, abbreviata in Tina Modotti, nacque ad Udine il 16 agosto del 1896 da una famiglia operaia. Il padre, Giuseppe, era un carpentiere mentre la madre, Assunta Mondini Saltarini, era casalinga. Fu battezzata nel gennaio del 1897 e fu suo padrino Demetrio Canal, anarchico e calzolaio. La famiglia, per ragioni economiche, fu costretta ad emigrare in Austria quando la piccola Tina aveva solo due anni. Durante la permanenza austriaca, la vita di Tina fu allietata dalla nascita di cinque fratelli, di cui l'ultimo, Ernesto, morì a soli tre anni a causa di una meningite. Nel 1905 la famiglia Modotti rientrò ad Udine. Tina frequentò, con profitto, le prime classi della scuola elementare. A dodici anni iniziò a lavorare come operaia in una fabbrica tessile, la Raiser, per contribuire al mantenimento della famiglia essendo il padre emigrato in America in cerca di lavoro e fortuna. Nel frattempo Tina iniziò a frequentare lo studio fotografico dello zio paterno, Pietro Modotti, assorbendo le prime nozioni di fotografia. Nel 1913, all'età di 17 anni, lasciò l'Italia per raggiungere il padre a San Francisco. In breve tempo trovò lavoro presso una fabbrica tessile. Nel tempo libero decise di dedicarsi al teatro amatoriale, recitando opere di Pirandello e Goldoni. Nel 1918 si sposò con il pittore Roubaix de l'Abrie Richey.

Tina Modotti, la rivoluzionaria con la macchina fotografica

I due decisero di trasferirsi a Los Angeles per proseguire la carriera nel mondo del cinema. Nel 1920 la ventiquattrenne Tina partecipò al suo primo film, The Tiger's Coat, ricevendo l'acclamazione del pubblico e della critica. Al primo film ne seguirono altri due, con alterne fortune; ma il modo in cui il suo corpo era stato lanciato sul mercato indusse Tina a porre fine alla carriera cinematografica. Nello stesso periodo, grazie al marito, conobbe il fotografo Edward Weston. Nel breve volgere di un anno, Tina divenne la modella preferita di Weston, nonché amante. Roubaix de l'Abrie Richey scoperto il tradimento fuggì in Messico, inseguito dalla moglie infedele. Tina giunse a Città del Messico due giorni dopo la morte del marito. Il pittore era morto il 9 febbraio del 1922 a causa del vaiolo. Tornata in California la Modotti riprese la frequentazione con Weston. I due decisero di recarsi in Messico. Nel 1923, a Città del Messico, entrarono in contatto con i circoli bohèmien della capitale. Il motivo principale di tale frequentazione era legato alla possibilità di incrementare il loro mercato di ritratti fotografici. Nello stesso periodo Tina conobbe diversi esponenti dell'ala radicale del comunismo, tra cui i funzionari del Partito Comunista Messicano. Con alcuni di loro, Xavier Guerrero e Vittorio Vidali, ebbe anche relazioni sentimentali. Le conoscenze si ampliarono notevolmente; divenne amica, e probabilmente amante, della famosa pittrice, comunista e femminista, Frida Kahlo. Nel 1927 anche Tina Modotti decise d'iscriversi al Partito Comunista Messicano. Con l'intensificazione dell'attività politica ebbe modo di modificare la propria abilità fotografica, divenendo un'artista di fama internazionale.

Tina Modotti, la rivoluzionaria con la macchina fotografica

La sua esperienza nel campo fotografico fu galoppante: dopo la frequentazione del fotografo Edward Weston, da cui apprese le basi della fotografia, fu la Modotti stessa a sviluppare un proprio stile utilizzando la fotografia "come strumento di indagine e denuncia sociale". Foto esteticamente equilibrate in cui era prevalente una ideologia ben definita: "esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto, come le mani di operai, manifestazioni politiche e sindacali, falce e martello...) ".

Tina Modotti, la rivoluzionaria con la macchina fotografica

Nei reportage, in quella che altri fotografi definirono "fotografia di strada" la Modotti aveva idee ben precise non utilizzando mai effetti "speciali": a suo avviso la fotografia lungi dall'essere "artistica" doveva denunciare "senza trucchi" la realtà nuda e cruda in cui gli "effetti" e le "manipolazioni" dovevano essere banditi. D'altronde fu la Modotti stessa a più riprese a definire il proposito che si proponeva di raggiungere con la sua fotografia: nel 1926 asserì: "[...] Desidero fotografare ciò che vedo, sinceramente, direttamente, senza trucchi, e penso che possa essere questo il mio contributo a un mondo migliore". Definendo precisamente il suo punto di vista, la Modotti nel 1929 spiegò "Sempre, quando le parole "arte" o "artistico" sono applicate al mio lavoro fotografico, io mi sento in disaccordo. Questo è dovuto sicuramente al cattivo uso e abuso che viene fatto di questi termini. Mi considero una fotografa, niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che è fatto di solito in questo campo, è precisamente che io cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni. La maggior parte dei fotografi va ancora alla ricerca dell'effetto "artistico", imitando altri mezzi d'espressione grafica. Il risultato è un prodotto ibrido che non riesce a dare al loro lavoro le caratteristiche più valide che dovrebbe avere: la qualità fotografica".

Il fotografo messicano Bravo suddivise la carriera della Modotti in due periodi: quello romantico, ovvero il tempo trascorso con il fotografo Weston, e quello rivoluzionario.

Nel dicembre del 1929 una sua esposizione fu pubblicizzata come "La prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico": fu l'apice della sua carriera di fotografa. All'incirca un anno dopo fu costretta a lasciare la macchina fotografica in seguito all'espulsione dal Messico.

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Esiliata dalla patria adottiva, Tina viaggiò per l'Europa decidendo di stabilirsi a Mosca, città nella quale decise di unirsi alla polizia segreta sovietica. Tina Modotti fu utilizzata per diverse missioni in Europa, Francia e paesi dell'Est, a sostegno della Rivoluzione Mondiale. Nell'ottobre del 1935 si recò in Spagna. Allo scoppio della guerra civile spagnola, lei e Vittorio Vidali, vecchia conoscenza dei tempi messicani, si unirono alle Brigate Internazionali sotto i nomi di battaglia di Maria e di Comandante Carlos. In quel periodo lavorò a stretto contatto con il medico Norman Bethune, inventore delle unità mobili per le trasfusioni. Nel 1939, dopo il collasso del movimento repubblicano, Tina Modotti, insieme a Vidali, lasciò la Spagna per tornare in Messico sotto falso nome.

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Tina Modotti morì a Città del Messico il 5 gennaio del 1942 in circostanze, secondo alcuni contemporanei, sospette. Diego Rivera, celebre pittore e marito di Frida Kahlo, affermò che la morte di Tina Modotti fu causata da Vidali perché la fotografa "sapeva troppo" delle attività di Vittorio Vidali in Spagna durante la guerra civile. Il poeta Pablo Neruda compose il suo epitaffio, una parte del quale si trova sulla lapide del Panteon de Dolores a Città del Messico.

Tina Modotti fu una donna straordinaria; sfidò le convenzioni del suo tempo, sia sessuali che politiche, divenendo un'apripista del lungo percorso dell'emancipazione femminile.


Valentina Agostinis. Tina Modotti. Vita, arte e rivoluzione. Lettera a Edward Weston 1922-1931. Milano, Feltrinelli, 1992

Paltrinieri Elisa. "Tina Modotti. Fotografa irregolare". Selene, 2004

Christiane, Barckhausen-Canale. "Tina Modotti. Verità e leggenda". Firenze, Giunti, 1999

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FABIO CASALINI - fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti

Nato nel 1971 a Verbania, dove l'aria del Lago Maggiore si mescola con l'impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n'è certo, lo porterà un po' più vicino alla verità... sempre che n'esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d'origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio. Nel 2018 pubblica il suo secondo libro, in collaborazione con Rosella Reali, per la casa editrice Albatros dal titolo E' una storia da non raccontare.

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Il 25 gennaio del 1655, Andrea Gastaldo, dottore in giurisprudenza, con la piena approvazione del duca di Savoia, emana il seguente ordine: " Che ogni capofamiglia, insieme ai membri di quella famiglia, appartenente alla religione riformata, di qualsiasi rango, grado o condizione, nessuno escluso, abitante e con proprietà a Lucerna, San Giovanni, Bibiana, Campiglione, San Secondo, Lucernetta, La Torre, Fenile e Bricherassio, abbandoni nel giro di tre giorni dalla data della pubblicazione, suddetti posti... ciò deve essere fatto pena la morte e la confisca di case e di beni, a meno che entro il limite di tempo prescritto si converta alla religione cattolica romana". Siamo nelle valli Valdesi del Piemonte. Il fondatore del movimento valdese fu un mercante di Lione, Pietro Valdo, che tra il 1173 ed il 1175, dopo aver concesso tutti i beni di sua proprietà ai poveri, si dedicò ad una vita votata alla povertà ed alla predicazione itinerante. Pochi anni dopo Pietro Valdo fu accusato ...

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Il pregiudizio contro gli italiani, anche detto antitalianismo, fu un fenomeno di discriminazione etnica contro gli italiani e l'Italia. Il fenomeno si attestò, ed in alcuni casi si attesta, soprattutto nei paesi del Nord America, dell'Europa centro-settentrionale e della Scandinavia. Le cause possono essere attribuite all'emigrazione italiana di massa di fine XIX secolo ed inizio XX secolo, ad alcuni eventi storici di natura bellica ed alle ostilità nazionalistiche e/o etniche. Ultimamente è tornata sugli scudi una vignetta razzista e, palesemente, anti-italiana pubblicata originariamente dal quotidiano di New Orleans The Mascot nel lontano 1888. l'illustrazione s'intitola per quanto riguarda gli italiani e mostra scene di vita dell'immigrazione italiana in Lousiana ed alcuni consigli su come liberarsi dell'ingombrante presenza, tra cui spiccano l'arresto e l'uccisione. Perché è importante New Orleans nel quadro dell'emigrazione italiana negli S...

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" Sono un vinto: non vi lascio che 150 lire, più un credito di altre 600 che incasserete dalla signora....".
Era la mattina del 25 aprile del 1911, Emilio Salgàri lasciò sul tavolo tre lettere. Poco dopo uscì di casa per prendere il solito tram. A differenza delle altre giornate torinesi, portò con se un rasoio nascondendolo nella tasca dell'abito. Le lettere, abbandonate sul legno della tavola di casa, erano indirizzate ai figli Omar, Nadir, Romero e Fatima. All'interno degli scritti lasciava precise indicazioni sul luogo dove ritrovare il proprio cadavere. Il corpo senza vita del grande romanziere fu rinvenuto, casualmente, da una lavandaia ventiseienne, Luigia Quirico, con la gola e il ventre squarciati atrocemente. Nella mano ancora stringeva il rasoio del terribile gesto. Si uccise in una sorte di seppuku, rituale giapponese per il suicidio in uso tra i samurai, con gli occhi rivolti verso il sole. I funerali avvennero in una Torino impegnata ad affrontare il 50° annivers...

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19 maggio 1944. È sera ad Auschwitz. Un treno carico con 3500 disperati, per lo più ebrei, si ferma in stazione, per permettere al carico umano, in viaggio da giorni, di scendere dal convoglio per affrontare il proprio destino. Paura, stanchezza, incertezza. I sentimenti di quegli sconosciuti si mescolano alle urla dei soldati che, senza emozione, impartiscono ordini a chi non riesce a comprenderli. Fra tutti un gruppo si distingue per le sue caratteristiche, che saltano subito all'occhio di chi li osserva. Uno degli ufficiali sa che quel carico è speciale per qualcuno, che sicuramente è merce preziosa che non può essere mandata subito ai forni. " Können sie bitte den Arzt rufen!", " Chiamate il medico!", urla a gran voce. Uno dei soldati si allontana dal piazzale della stazione è va all'alloggio dove dorme il medico che sta cercando. Entra di corsa, percorre il corridoio che porta alla sua stanza. Si ferma, respira a fondo e dopo aver cercato dentro di sé il coraggio, bussa a...

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In un documento del 1475, scritto in latino, così scriveva il suo nome: Wladislaus Dragwlya Vaivoda Partium Transpalpinarum. Wladislaus è il nome dell'uomo che combatté per impedire l'avanzata degli Ottomani nel cuore dell'Europa. Dragwlya è un diminutivo di Dracul, epiteto portato dal padre in seguito all'ingresso nell'Ordine del Drago, ordine cavalleresco fondato da Sigismondo d'Ungheria nel 1408. Vaivoda, o Voivoda, è traducibile come principe. Partium Transpalpinarum è traducibile con "delle parti transalpine".


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