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Tolo Tolo di Luca Medici: la recensione

Creato il 05 gennaio 2020 da Ussy77 @xunpugnodifilm

Tolo Tolo di Luca Medici: la recensioneL’umanità al posto della mediocrità per l’italiano che non vuole riconoscersi

Esordio dietro la macchina da presa per Luca Medici (aka Checco Zalone), Tolo Tolo è probabilmente il film più maturo del comico pugliese. Con il pieno controllo a disposizione, l’attore costruisce un film che non affonda con stoccate umoristiche “di pancia”, prediligendo una comicità più sottile e una riflessione con solide fondamenta. Nonostante incarni nuovamente l’italiano medio immaturo, maneggione e inconcludente, stavolta non vuole essere un perfetto specchio dello spettatore italico, piuttosto preferisce infondere umanità a un estenuante viaggio di ritorno verso un paese che non apprezza.

Checco vive per sognare, ma dopo aver aperto (e chiuso dopo un mese) un sushi bar nel cuore della Puglia, si ritrova pieno di debiti e pronto a partire per il Kenya. Qui svolge un lavoro onesto e continua a sognare, ma l’improvviso scoppio di una guerra civile lo costringe a scappare e compiere un viaggio di ritorno con le tratte di migranti che cercano rifugio in Europa.

Zalone ha sempre estremizzato per esorcizzare, messo in ridicolo lo stereotipo e il luogo comune per raccontare l’Italia e gli italiani. Lo spettatore ha riso e applaudito un fenomeno di costume che, tra canzoni, doppi sensi e battute, ha sempre funzionato e in cui si è riconosciuto (nonostante puntasse il dito verso il vicino di poltrona). Tolo Tolo mette al centro della scena ancora una volta un italiano immaturo e senza speranza, tuttavia stavolta il suo percorso di esorcizzazione muta, abbandonando la costanza del doppio senso e abbracciando la riflessione. Il viaggio di Checco ha degli spunti interessanti: spartisce gli immigrati a chilo, paragona la candida al fascismo (a causa di caldo e stress è una malattia che può manifestarsi, ma si combatte con l’amore), afferma che solamente la “gnocca” può salvare l’Africa, mette in musica l’assioma “lo stronzo galleggia”, rifiuta i porti perché poco chic, idolatra il maschilismo, si compiace della parità tra abili e disabili e si lamenta della burocrazia. Tanti piccoli pezzi di un puzzle che compongono un prodotto che rischia con coscienza; azzardo che si palesa a causa di un aperto schieramento contro tutto quello che idealizza l’italiano medio e ignorante.

Il rischio vale la candela? Se si guarda l’aspetto tematico e filmico assolutamente sì, perché ci si accorge di un evidente miglioramento artistico, laddove la continua crescita del suo modo di far cinema (a livello di scrittura e recitazione, di narrazione e di tematiche affrontate) gli permette di realizzare un prodotto che si rivela un’arma a doppio taglio, perché la sua posizione è umana e di accoglienza a differenza di molti spettatori seduti in sala, che invocano i porti chiusi e temono l’invasione.

Di conseguenza Tolo Tolo è un pericoloso azzardo perché il botteghino ne potrebbe risentire, perché il pubblico potrebbe non accettare una posizione così chiara, decisa e figlia (“mignotta”) del nostro tempo. Una ricerca dell’umanità perduta sulle navi dei migranti che rende l’attore pugliese un cinico cantore di oggi, un umorista (anche) sottile che oltre a ridere degli stereotipi condanna gli atteggiamenti e le convinzioni di un paese in difficoltà. Esilarante il personaggio di Gramegna, arrampicatore politico che ricorda le vertiginose scalate di alcuni personaggi della politica nostrana.

Uscita al cinema: 1 gennaio 2020

Voto: ***1/2


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