Appena ventenne, Guerra visse la triste esperienza della deportazione in Germania, nel lager di Troisdorf, dove iniziò a comporre i primi versi in dialetto romagnolo, poesie che troveranno forma definitiva nella raccolta I scarabocc, pubblicata a sue spese nel ’46, con la prefazione di Carlo Bo; maestro elementare, esordisce come narratore nel ’52 con il romanzo breve La storia di Fortunato (Einaudi), anche se sarà la trasferta a Roma a rivelarsi fondamentale per la sua carriera, dove avrà modo di frequentare il pittore Lorenzo Vespignani e conoscere registi come Elio Petri e Giuseppe De Santis, il cui Uomini e lupi, ’57, risulta tra le sue prime sceneggiature, considerando che già nel ’53 aveva avviato una collaborazione con Aglauco Casadio per realizzare un film con Marcello Mastroianni, Un ettaro di cielo, distribuito a partire dal ’56.
Altro momento saliente della sua vita, l’incontro con Michelangelo Antonioni, sul finire degli anni ’50, avviando un forte sodalizio che, a partire da L’avventura, ’59, durerà sino al 2004 (Il filo pericoloso delle cose, episodio del film Eros), escludendo dal novero Professione reporter: eclettismo ed intuito artistico hanno fatto sì che Guerra apportasse il suo indubbio talento creativo alle opere dai contenuti più vari, assecondando, approfondendo e visualizzando, ogni volta con diversa efficacia ed intensità, le idee di registi come Francesco Rosi (Cadaveri eccellenti, ’75) o Andrej Tarkovskij (Nostalghia, ’83), giusto per evidenziare gli estremi della genialità propria di un grande uomo prima che di un grande poeta e scrittore, senza soffermarsi troppo a lungo sul solito freddo elenco delle opere realizzate, che rischiano di sminuirne la figura e la sua portata inventiva.