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Tonino Guerra: nel suo nome, il presagio di una vita

Creato il 22 marzo 2012 da Oggialcinemanet @oggialcinema

Nomen, omen” (trad: nel nome, un presagio): i latini dicevano così.
E nel cognome Guerra leggiamo il presagio di un animo battagliero e fiero, che non si è mai arreso davanti alle difficoltà della vita e che ha fatto dell’ottimismo persino un claim pubblicitario di successo.
La guerra, inoltre è l’avvenimento più straordinario che potesse capitargli.

Stiamo parlando di Tonino Guerra, un maestro elementare come tanti che, nel 1943, viene deportato in Germania e internato in un campo di concentramento a Troisdorf.
Le vicende della sua cattura hanno a che fare con un gatto del destino: nascosto per sfuggire alla leva di Salò, Tonino si era imprudentemente avventurato in quel di Santarcangelo di Romagna per dar da mangiare al micio. Un’imprudenza fatale, che gli costò una lunga prigionia in Germania.
Eppure, da questa prigionia nasce il poeta apprezzato in tutto il mondo: una personalità semplice e complessa, leggera eppure profonda, amante del particolarismo regionale e dialettale, tuttavia aperta al mondo.
Tonino Guerra inizia a comporre poesie per esorcizzare la paura della guerra; lui stesso ha ammesso: « Mi ritrovai con alcuni romagnoli che ogni sera mi chiedevano di recitare qualcosa nel nostro dialetto. Allora scrissi per loro tutta una serie di poesie in romagnolo».
Dopo la Liberazione, si laurea in pedagogia presso l’Università di Urbino, con una tesi sulla poesia dialettale. I suoi componimenti sono letti da un Carlo Bo entusiasta che firma la prefazione della prima raccolta di Guerra, intitolata “I scarabocc” (Gli scarabocchi).
Nel 1953 si trasferisce a Roma, dove avvia una proficua attività di sceneggiatore. Bastano pochi nomi per comprendere la forza espressiva di Tonino Guerra: Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi, Fellini, Andrej Tarkovskij e Theo Angelopoulos.
Dalla collaborazione con il regista ferrarese Antonioni scaturisce anche la nomination al premio Oscar nel 1967, per il film Blow-Up.
Negli anni ottanta torna in Romagna. Dal 1989 vive e lavora a Pennabilli, dove mette in scena mostre permanenti che prendono il nome de I Luoghi dell’anima tra cui: L’Orto dei frutti dimenticati, Il Rifugio delle Madonne abbandonate, La Strada delle meridiane, Il Santuario dei pensieri, L’Angelo coi baffi, Il Giardino pietrificato. Una sua installazione artistica, L’albero della memoria, è presente anche a Forlì, presso i Giardini Orselli.
Nel 2001, Tonino Guerra cede alle seduzioni della pubblicità e diventa famoso presso il grande pubblico come testimone della catena di negozi di elettronica UniEuro, creando il tormentone dell’ottimismo.

La notizia della morte di questo italiano memorabile giunge il 21 marzo 2012, in coincidenza con la celebrazione della Giornata Mondiale della Poesia istituita dall’Unesco.
Tonino Guerra ci lascia a 92 anni nella sua amata Santarcangelo di Romagna.

di Angela Laurino

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