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Torino Film Festival. LA BATAILLE DE SOLFÉRINO (recensione). Un film detestabile (e non si capisce come i Cahiers l’abbiano inserito tra i migliori dell’anno)

Creato il 28 novembre 2013 da Luigilocatelli

La Bataille de Solférino (La battaglia di Solferino), regia di Justine Triet. Con Laetitia Dosch, Vincent Macaigne, Arthur Harari, Virgil Vernier, Marc-Antoine Vaugeois. Torino 31 (Concorso).BATAILLE-SOLFERINO_1Visto che i Cahiers du Cinéma l’hanno messo al decimo posto tra i migliori film del 2013, mi aspettavo il quasi-capolavoro da questo La Bataille de Solférino, arrivato a Torino dopo essere transitato per Cannes. Invece, è uno dei film più odiosi e insopportabili da parecchio tempo in qua. Mentre in rue de Solférino i militanti socialisti aspettano la vittoria presidenziale di Hollande, assistiamo alla cruenta guerra privata tra la giornalista tv Laetitia e l’ex marito Vincent. Tra urla, strilli, sguaiataggini che neanche nei peggio Wertmüller-movies. E siamo a Parigi! Voto 4 e mezzoBATAILLE-SOLFERINO_2
La peggior delusione di questo Torino Film Festival. Visto che i Cahiers du Cinéma, dico i Cahiers, l’avvano piazzato al decimo posto tra i film secondo loro migliori dell’anno (al primo c’è Lo sconosciuto del lago), mi aspettavo un’opera di rispetto ed ero già pronto all’appluaso (che volete, anch’io ho i miei pregiudizi favorevoli). Invece, maledizione, questo film è tra le cose più antipatiche che mi sia capitato al cinema da parecchio tempo in qua, con personaggi così odiosi, scemi e irritanti che ti verrebbe voglia di entrare nello schermo tipo La rosa purpurea del Cairo e prenderli a sberle, anzi a calci in culo. Mon Dieu, cosa mai ci avranno visto gli illustri recensori dei Cahiers? Forse ad aver incantato lo spirito critico francese è il modo in cui il film miscela la storia collettiva a una piccola storia privata, il politico e il personale, come si diceva una volta. Però, mica può bastare il sigillo salvifico della politica a redimere una roba così. Meglio sgombrare il campo dagli equivoci, questo film non è (purtroppo) una ricostruzione della battaglia napoleonica nella campagna d’Italia. Niente bei costumi, niente cannoni. La battaglia del titolo è quella, cruentissima e insieme scema, che oppone Laetitia all’ex marito Vincent, nonché padre delle loro due bimbette, una più rompiballe dell’altra, che non fanno altro che piangere e strillare per almeno tre quarti d’ora di film rompendoci i timpani e le scatole. Parigi, 6 maggio 2012, Election Day. Si è in attesa di sapere chi vincerà al ballottaggio tra François Hollande, socialista, e Nicolas Sarkozy, e dunque chi sarà il nuovo presidente dei francesi. In Rue de Solférino, sede del partito socialista, una folla di hollandiani aspetta l’esito finale, la vittoria è nell’aria, l’eccitazione è tanta e difficile da contenere. In contemporanea, vediamo Laetitia, giornalista televisiva, in procinto di reggiungere rue de Solférino per la telecronaca in diretta. Ma la sua vita, la sua casa, è già un teatro di guerra. Le due figlie strillano, il suo nuovo compagno Virgil non sa come sedarle, lei è già stressata per la giornata che la aspetta. Non bastasse, sotto casa spunta l’ex marito Vincent, intenzionato a vedere le due figlie, avvalendosi del permesso concessogli dal tribunale. Ma Laetitia non ne vuole sapere, ha paura di lui, dei suoi scoppi di violenza. Ordina allo smarrito babysitter appena arivato per occuparsi delle due frignanti di non aprire per nessun motivo la porta di casa all’ex. Incomincia una giornata di battaglia, in tutti i sensi. Il babysitter fa l’errore di aprire a Vincent, Laetitia, terorizzata dalla piega che stan prendendo le cose, intima al ragazzo di portargli le bimbe lì, tra la folla di Rue de Solférino. Succederanno molte cose, e si arriverà a una tregua solo a tarda notte, a vittoria di Hollande ormai proclamata ufficialmente. Ora, l’idea di mescolare Storie e storie non è male, è anche condotta con piglio deciso e con mestiere. È il resto a funzionare malissimo. I due ex coniugi sono troppo scemi e ottusi perché possiamo provare un minimo di simpatia e interesse per la loro storia. Possibilel che continuino a litigare sulle pelle di quelle due povere figlie senza un briciolo di buonsenso? Ritratto agghiacciante di due genitori, e temo di una classe di genitori asai diffusa, che non sanno anteporre l’interesse dei figli al proprio narcisismo più futile. Poi, è mai possibile che Laetitia strepiti in quel modo per non fare vedere le figlie al loro padre, quando le suddette figlie passano gran parte delle loro giornate con il nuovo compagno di mamma? Ma che mondo è mai questo, scusate, in cui uno che scopa con una signora ha più diritti sulla prole di lei del padre naturale, uno che alla suddetta prole ha comunque consegnato il 50% del proprio patrimonio genetico? Un film antipatico fino ad essere in certi momenti repulsivo, con anche clamorosi buchi di sceeggiatura. Possibile che il babysitter faccia entrare l’ex di Laetitia dopo che lei gli ha fatto una capa tanta di non aprire per nessun motivo? Ed è credibile il vicino orientale che in nome di non si sa che cosa e in base a chissà quali diritti sbatte fuori di casa Vincent con l maniere forti? E vi pare credibile che una madre si faccia portare le due figlie nel casino di una folla festante? Non sta in piedi niente, in questo film. Oltretutto pieno di urla, strilli, gesticolazioni, sguaiataggini che neanche nei peggiori e più plebei e incontinenti film della Wertmüller. E siamo a Parigi! Che poi, anche il côté pubblico-politico è invecchiatissimo. Da quella folla festante per la vittoria di Hollande è passato un anno e mezzo, ma sembra molto di più, oggi che Hollande è precipitato al 15% di popolarità nei sondaggi. Dimenticavo: la suddetta – si presume molto hollandiana e de’ sinistra – signora Laetitia, quando deve pagare il povero babysitter da lei coinvolto in una giornata da incubo gli dà sei euro all’ora. Sì, avete capito bene: sei euro. E non glieli dà nemmeno tutti, visto che le mancano gli spiccioli. ‘Sta stronza.


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