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TOXIC HOLOCAUST, Primal Future: 2019

Creato il 12 dicembre 2019 da The New Noise @TheNewNoiseIt

TOXIC HOLOCAUST, Primal Future: 2019

“La grande proletaria si è mossa”, disse Giovanni Pascoli nel 1911, in un contesto peraltro poco lodevole, ma sappiamo come le parole riescano ad assumere vita propria, a volte. L’ultimo disco dei Toxic Holocaust era stato Chemistry Of Consciousness del 2013, e finalmente possiamo oggi fare nostra l’esclamazione del poeta, perché Joel Grind ha partorito di nuovo. Non riesco a non inquadrare la copertina di Primal Future: 2019 nella cornice della passione del nostro per il retro-synth, con il quale si è dilettato fino ad uscire con un disco niente di meno che per Death Waltz: chiunque ami le (vecchie) colonne sonore sa che si tratta di una delle etichette più rispettate in circolazione. Qua abbiamo davanti un immaginario (copertina, titolo, testi) da b-movie fantascientifico anni ’80 col quale si intonerebbe musicalmente un qualsiasi epigono di John Carpenter. L’intro al sintetizzatore che mi sarei aspettato però non c’è, i dieci nuovi pezzi non si perdono in preamboli e colpiscono immediatamente il bersaglio. Trovo, infatti, che la semplicità sia la chiave di lettura di questo nuovo disco (non che prima i Toxic Holocaust manifestassero grossi amori per i Meshuggah, intendiamoci). Non ci sono mai grosse variazioni ritmiche, i tempi utilizzati sono una manciata, i pezzi poco strutturati, eppure, con grande maestria, riescono ad entrare facilmente in testa grazie a riff e melodie veramente orecchiabili e, sì, appunto, semplici. La lezione del metalpunk cosiddetto, English Dogs su tutti, è lampante. Citerei senza problemi anche Venom, Warfare, Onslaught, Sacrilege, G.B.H., Discharge (ascoltare “Defeaned By Roar”). Accidenti, tutti gruppi inglesi. Aggiungiamo allora gli Agent Steel per bilanciamento geografico. Il pezzo che si discosta più di tutti dalla norma è Cybernetic War dal forte gusto heavy metal classico, anche americano in questo caso, con, in conclusione, eccola arrivata finalmente, una coda pienamente retro-synth. Per il resto trovo che il disco ha moltissimi punti di contatto con Bat e Power Trip fra i gruppi attualmente in circolazione, il che non è certamente un male.

La mia lamentela, l’unica ma non secondaria, riguarda la farraginosità della distribuzione di questo disco. Nel momento in cui scrivo, in Europa è disponibile solo la versione in cd ad opera della SPV, per il vinile tocca affidarsi alla versione d’importazione dagli Stati Uniti a prezzo da boutique. Un passo indietro deciso rispetto ai canali di distribuzione della precedente etichetta… 2019: Fuga da Relapse? Chissà perché…

Dischi 2019, entertainment one, spv, toxic holocaust

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