Toy Story 3 – La grande fuga

Creato il 13 luglio 2010 da Leragazze

Sono andata a vedere insieme ai miei bambini Toy Story 3 – La grande fuga, l’ultimo film di quei geni della Disney-Pixar. E’ una delle mie serie preferite ed era tempo che lo aspettavo. Il primo del 1996, lo feci vedere al mio figlio più grande in VHS e consumò la videocassetta a furia di guardarlo e riguardarlo. Il secondo uscì nel 2000 e, al contrario di molti sequel, fu addirittura migliore del primo.

I protagonisti, come saprete, sono dei giocattoli che appartengono a un bambino di nome Andy, e che, lontani dagli occhi degli umani, si animano e prendono vita: si organizzano, interagiscono tra di loro e si lanciano in avventure divertenti ed emozionanti. Questo terzo episodio credo sia il migliore dei 3: Andy è diventato grande e sta per andare al College. Cosa farne allora di tutti quei giocattoli con i quali ha trascorso così tanto tempo e che adesso giacciono inutilizzati in un vecchio baule?

E allora alcuni (i più sfortunati) vengono destinati a un asilo, il Sunnyside; altri, tra i quali i nostri amici protagonisti della saga, Andy decide di conservarli in soffitta, mentre lo sceriffo Woody, suo amico di sempre lo accompagnerà al college.

Per una serie di sfortunate coincidenze invece si ritrovano tutti al Sunnyside: e questa prospettiva sembra loro addirittura allettante: finalmente dei bambini con i quali giocare, che si prenderanno cura di loro, come ai vecchi tempi… Anche Lotso, il capo dei Giocattoli dell’asilo, un orso che profuma di fragola, sembra davvero gentile e gli riserva un’accoglienza calorosa, fino a che non si accorgono di essere stati da lui destinati alla classe dei piccolini, dove ben presto scopriranno che un’orda di bambini, ancora incapaci di usare i giocattoli al meglio, li sbatteranno, li smonteranno, li leccheranno e li morderanno senza pietà. Una tortura insopportabile. E quando i nostri amici decideranno di tornarsene nella tranquilla e sicura soffitta di Andy, scopriranno che il Sunnyside è in realtà un vero e proprio carcere, e che loro sono tenuti prigionieri da Lotso, e Ken (lo storico fidanzato della Barbie)…

Con la trama finisco qui. Per il resto le cose da dire sono davvero molte.

Intanto la tecnologia. Proprio mentre andavo al cinema riflettevo con mio marito sull’uso del 3D e  temevo che gli effetti speciali avrebbero tolto poesia al film. Fortunatamente mi sono dovuta ricredere. Solo i film scialbi e poveri di contenuti, che non hanno molto da raccontare, utilizzano le 3 dimensioni per colpire il pubblico. A Toy Story 3 questi espedienti non servono. Qui il perfetto 3D Imax serve per trascinare lo spettatore dentro al film, per farglielo vedere “da dentro” in compagnia dei protagonisti. Per emozionarlo, divertirlo e anche commuoverlo. Senza effetti, senza trucchi.

Geniale il personaggio di Ken, il compagno storico della Barbie, con la tipica camminata rigida (non piegava le ginocchia, vi ricordate?) nella sua casa dei sogni, piena di mille vestiti anni ’70 dei quali è orgoglioso ed estremamente fanatico. Nel film, stufo di essere considerato un giocattolo da bambine (qual è), inizia nella parte del cattivo, per poi passare alla fine ad aiutare i nostri eroi. Ho trovato molto carina questa intervista a Ken (doppiato da Fabio De Luigi) trovata su You Tube che allego volentieri nel post perchè possiate goderne anche voi:

A proposito di doppiaggio spiace che i nomi degli attori italiani possano conoscerli solo gli spettatori più pazienti e determinati. Infatti compaiono nei titoli di coda solo dopo l’ultima donna delle pulizie (con tutto il rispetto!). Il cast questa volta, oltre a Fabrizio Frizzi come voce di Woody, e Massimo Dapporto per Buzz, è arricchito da Claudia Gerini, Giorgio Faletti, Gerry Scotti, e, come dicevo, Fabio de  Luigi. 

Per quanto riguarda le citazioni cinematografiche  i creatori di Toy Story confermano la loro genialità: un omaggio a Totoro, protagonista del capolavoro di Hayao Miyazaki, che vediamo nel film sotto forma di pupazzo di peluche; un ulteriore riferimento a Guerre Stellari, così come nel secondo film;  molti i camei di protagonisti storici dei film Disney-Pixar (Saetta Mc Queen di Cars; Dot la formica di A bugs life; Zurg durante i titoli di coda; un mostro di Monsters & co. e molte altre); ma soprattutto nel prologo di questo terzo capitolo possiamo vedere la messa in scena in versione evoluta e più spettacolare dell’incipit del primo film. 

Per il resto ho trovato eccezionale il contrasto tra l’espressività degli occhi dei protagonisti quando sono al riparo dagli sguardi degli umani, e la fissità di quando tornano a essere inerti giocattoli. E perfino lo sguardo, solo apparentemente inerte, di Woody riesce a commuovere lo spettatore quando alla fine il pupazzo “guarda” il suo amico Andy senza alcuna espressione negli occhi ma, noi lo sappiamo, con molte emozioni nel cuore.



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