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Tra il dire e il fare… Il rugby italiano tra voglia (gridata) di trasparenza e una “opacità” praticata

Creato il 11 aprile 2019 da Ilgrillotalpa @IlGrillotalpa

Tra il dire e il fare… Il rugby italiano tra voglia (gridata) di trasparenza e una “opacità” praticata

Si torna a parlare di favoritismi per il Calvisano. I bilanci delle società del Top 12 potrebbero spazzare via (o confermare) accuse e dicerie, ma nessun club li rende pubblici sul suo sito ufficiale… E non sono gli unici. 

Nella giornata di mercoledì il blog Il Nero Il Rugby ha pubblicato un articolo in cui si parla dell’annose “accuse” verso il Calvisano, società che sarebbe indirettamente avvantaggiata sul fronte economico da parte della FIR in diverse maniere.
Il pezzo prende spunto da una dichiarazione sibillina del dg del Rovigo Giuseppe Favaretto e passa poi ad elencare tutta una serie di “casi” più o meno noti e dibattuti: la presenza dell’Accademia Fir a Calvisano, i frequenti stage e raduni di varie nazionali, la costruzione di tribune e campi sintetici a spese della FIR, quella sorta di corsia preferenziale che secondo molti è un passaggio che va quasi in automazione tra l’indossare una maglia giallonera al San Michele e lo sbarco alle Zebre, eccetera eccetera.

Nulla di nuovo sotto il sole, una rilettura di una casistica come dicevamo prima ormai annosa, ma se è ancora aperta è perché nessuno ha mai dato risposte definitive e incontrovertibili. Non lo fa nemmeno il presidente del Calvisano, di cui viene citata una intervista a Rugbymeet in cui dice:
“Non entro nel merito delle scelte della Federazione quando ha dovuto spostare l’Accademia Ivan Francescato da Parma a Remedello in provincia di Brescia per problemi di costi. Ovvio che Remedello non è una città come Parma o Milano ma dal punto di vista sportivo e delle strutture va più che bene. Mi da fastidio che venga tirato in mezzo il Rugby Calvisano perché non credo che sia la casistica specifica per farlo”.
Che è dire nulla, in effetti.

Ma il punto per me non è questo. Il punto è che a tutte queste polemiche si poteva mettere da tempo una pietra sopra con risposte definitive (sì, no, le cose stanno così, non è così perché) e con la trasparenza che dovrebbero garantire i documenti contabili. Se l’accusa è “prendi soldi dalla FIR per…” io dovrei poter verificare la cosa sia sul bilancio della federazione e, in maniera ancora più chiara e netta, su quello della società in questione.
Però c’è un problema: il bilancio del Calvisano non è disponibile, non è pubblico. Di problemi in realtà ce ne sono altri, perché non sono pubblici nemmeno quelli del Rovigo, del Viadana, della Lazio o dei Medicei. In realtà nessuna delle formazioni che prendono parte al massimo campionato italiano ha un bilancio immediatamente accessibile sul proprio sito ufficiale. Zebre e Benetton Rugby? Uguale.
In teoria quello della franchigia dovrebbe essere “compreso” in quello della FIR essendo i bianconeri al 100% federali, ma in quel documento le varie voci afferibili alla squadra di Parma – che sono presenti – sono sparse in diversi capitoli di spesa, quindi capire quanto esattamente costano le Zebre non è cosa semplice. Da sempre.

Quello della mancanza di trasparenza economica è uno dei mali del nostro rugby. Intendiamoci: non viene violata nessuna norma e alcuna legislazione vigente, sia chiaro, le società non sono obbligate a rendere pubblico il loro bilancio, però poi non si può accusare la federazione o chissacchì di essere poco limpidi.
Il fatto è che questa mancanza di trasparenza alla fine fa un po’ comodo a tutti (che oggi magari la chiarezza mi fa comodo, ma domani chissà) e aiuta ad alimentare qualsiasi tipo di accusa, a prescindere dal fatto sia fondata o solo una diceria.
Il risultato è che poi non cambia mai nulla, magari con squadre/dirigenti che si lamentano di Gavazzi ma che al posto suo alla fine non si comporterebbero in maniera poi così diversa. Che forse non è chiaro a tutti, ma Gavazzi in qualche ambiente è nato, cresciuto e maturato. Si è nutrito di un modo di fare, non viene mica da Marte. Nulla di cui stupirsi, d’altronde siamo nel paese de “Il gattopardo”.
Una opacità diffusa, che non ci fa (quasi) mai conoscere l’ammontare degli ingaggi, dei contratti di sponsor, dei finanziamenti fatti anche ai media che seguono il mondo ovale. Anche qui: tutto legittimo, ma se essere chiari e trasparenti è un vantaggio e un valore – e lo è – deve esserlo sempre, non solo quando vien comodo.

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