Tra terra e fuoco

Creato il 15 settembre 2010 da Fasterboy

Inaugurazione mostra 25 settembre presso la Galleria Fabula, Via San Nicolò 12, Treviso
Mostra di sculture e ceramiche, dal 25 settembre al 23 ottobre 2010.
Orario: 10.00/12.00; 16.00/19.30; chiuso il lunedì.
Artisti: R. Abate, M.Bacilieri, C.Fior, G.Palmieri, P.Pianezzola, B.Sartori, F. Stefanini.
Presentazione: Isabella Panfido.

- Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.(….) Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati…-
(Genesi 2 vv.7,19)

E’ una storia che viene da lontano, il legame tra terra e uomo.
Il nome stesso del primo uomo ’âdâm  in ebraico è tratto dalla parola ’ădâmâh – suolo : materia e nome in una simbiosi costante e inscindibile. E se perfino l’antica cosmogonia egizia contemplava una divinità che modellò l’uomo sul tornio, il dio vasaio Hnum, come può sottrarsi il genere umano alla seduzione, alla seppur temporanea illusione di fare come Dio ha fatto?
Se il gesto di Dio nella creazione della terra, che era ‘informe e deserta’ e della luce e del cielo e delle acque, fu un atto di autentica creazione della materia – prima, il nulla -  per  ottenere l’ essere umano, invece, Dio si servì di una materia che preesisteva, una manciata di polvere raccolta dal suolo. In  altre parole:  il primo  gesto artistico.
Colpisce, rileggendo i versetti del Genesi, l’insistenza di quel Dio che non si limitò a quel atto di trasformazione della materia in sembianza umana, ma proseguì nel plasmare ‘ ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli ’, come se quel dio avesse trovato gusto nell’esperire il gioco della invenzione, che non è creazione, ma trasformazione, ricerca, metamorfosi della materia, testimonianza di qualcosa che prende corpo al di là di un progetto, oltre la forma/idea, nonostante la volontà di colui che manipola la materia. Una metamorfosi, si diceva, che agisce con una propria energia intrinseca e che produce l’inatteso, a volte, l’impensato.
E l’uomo, fatto a immagine di Dio, condivise quel gioco meraviglioso, spettatore e protagonista a un tempo, fu chiamato a nominare gli esseri che dal suolo sorgevano per popolare la terra non più informe e deserta ma subito giardino, fitto di presenze e forme. Come finì poi lo sappiamo e non è il caso di entrare nel merito di colpe o responsabilità: la tentazione, Eva, il frutto, il serpente, la maledizione e la terra da dissodare e i figli da partorire.
Al di fuori di ogni possibile fede o religione, teoria creazionista o evoluzionista, vale una riflessione  quel gesto di Dio, sconvolgente e semplicissimo: raccogliere tra le mani un po’ di fango e imprimere a quella piccola massa umile e duttile una impronta mentale.
Quanta forza, quanto imprevedibile potenziale è racchiuso in quel pugno di argilla?  Forse è stato proprio quel gesto del plasmare che Adamo ha rubato a Dio, nel tentativo, nel desiderio irrefrenabile,  nella ossessione di emulare il suo creatore, di creare il cosmos, di dire l’ineffabile. Questo l’atto di ribellione, la sfida, la disobbedienza, la stessa che condannò Prometeo per il furto del fuoco sottratto all’Olimpo?
Quel gesto torna a stupire qui Tra Terra e Fuoco, nell’alchimia dell’argilla che si fa arte, docile alla mano di chi la plasma eppure viva e autonoma, così come si coniuga, secondo occhi e cuori e mani diversi, nelle opere dei sette artisti che rispondono all’appello di Fabula nell’invito a raccontare quell’avventura del misurarsi con la materia. Visioni e ossessioni si fanno oggetti che chiedono a noi, spettatori del gesto, i nomi delle cose, come il Creatore con il primo uomo: così  Romano Abate trasfonde la forza della sua scultura mitopoietica nella flessibilità della terracotta, marchiata dal ferro che, bellicosamente, la cinge. Monica Bacillieri persegue, in una modalità forte di grazia e lieve di impatto, un accennato antropomorfismo nelle forme slogate di vasi e anfore dai bagliori lavici, innestate di manufatti preziosi. Candido Fior racconta di incanti sommersi e vite fossili ingabbiate in infinite concrezioni pervie alla luce, con una maestria che rasenta l’immaterialità. Gianfranco Palmieri indaga nella bidimensionalità di larghe piastre ceramiche la potenzialità  coloristica, secondo setti geometrici, marcati dalla lucentezza dello smalto nero. Pompeo Pianezzola, grande evocatore di parole perdute nei suoi libri immoti e vivi, declina la lingua del mondo nella colata lavica di ossidiana, perfetta Babele di segni. Bruny Sartor condensa l’energia della luce nelle forme  prismatiche di calcari e scisti affastellati gli uni sugli altri in una nitida, abbagliante mimesi di natura minerale. Francesco Stefanini reifica nelle sue isole di colore, il colore della sua pittura, emergenze terrestri, misteriose manifestazioni di un mondo ctonio e insondabile.
Tra Terra e fuoco l’uomo che si dibatte nella  straordinaria avventura  in costante competizione con il divino/natura, nella ricerca della conoscenza,  in quel gesto  tanto umile quanto eversivo  di plasmare la ‘ bruta’ argilla per trasformarla in mondo, eden o inferno che sia.

Isabella Panfido

Tra Terra e Fuoco , un battesimo importante sotto gli auspici di alcuni grandi Maestri della ceramica, è il primo evento che segna l’avvio di un percorso nell’arte che non vuole essere meramente espositivo. Fabula, infatti, si prefigge di interrogare l’arte contemporanea  intorno alla vasta  potenzialità  della ceramica, coinvolgendo artisti italiani e stranieri, illustri e esordienti, nella ricerca espressiva di questa modalità antica eppure attualissima e vivace. In una terra veneta in cui la tradizione della lavorazione delle terre ha un passato di eccellenza, ci è sembrato necessario e tempestivo, oggi e qui, dedicare uno spazio espositivo che abbia uno sguardo particolare all’arte ceramica, in tutte le sue declinazioni. Fabula2 sarà dunque un luogo in cui artisti e pubblico potranno dialogare intorno a temi che mostre collettive e personali svilupperanno secondo il fil rouge della ricerca della forma, nella scia della grande storia e tecnica dell’arte ceramica. Fabula 2 si prefigge di costituirsi per la città, per il territorio, per il pubblico dell’arte quale luogo deputato al confronto, aperto alle sfide del presente, capace di radunare talenti, di raccogliere tendenze, di accogliere e  raffrontare, in un’orbita che gravita intono all’arte ceramica, altre, le più varie, espressioni della creatività d’oggi.

Monica Bacillieri e Gianfranco Palmieri

Info mostra: presso Galleria Fabula / Via S. Nicolò – Treviso.

Artisti: Romani Abate, Monica Bacilieri, Candido Fior, Gianfranco Palmieri, Pompeo Pianezzola, Bruni Sartori, Francesco Stefanini

Inaugurazione 25 Settembre 2010; la mostra rimarrà aperta fino al 23 ottobre

Sito web: www.fabula2.it