Tra violenza sessuale
e para-femminismo
di Iannozzi Giuseppe
«… state molto attenti a far piangere una donna, che poi Dio conta le sue lacrime!» [Talmud]
Ci sono ventate di femminismo, anzi di para-femminismo esasperato che fanno davvero paura, che fanno di tutti i maschi dei mostri lovecraftiani o nel migliore dei casi degli zerbini usa e getta, speriamo dunque che Dio si ricordi di contare le lacrime di Adamo anche, perché se c’è – cosa che non credo affatto – saremmo tutti figli suoi, quindi non può permettersi di fare preferenze sessiste proprio tra le sue creature.
A me pare che su i giornali si legga anche di donne che uccidono uomini. Solo che non se ne parla o se ne parla poco, rimettendo la notizia in un angolo e subito seppellendola.
Io vorrei che si facessero delle statistiche sulle violenze, psicologiche e fisiche, subite dagli uomini da parte delle donne. Questo sarebbe forse un primo passo verso una vera e reale parità. Ribadisco che a me un certo para-femminismo fa a dir poco orrore, perché svilisce e umilia la muliebrità. Siamo due sessi in natura, ma in realtà siamo tre, e di questi tre dovremmo tener conto, anche a livello statistico.
Ahimè, non ho i mezzi per fare delle statistiche così tanto complete come il caso richiederebbe. Non è neanche un lavoro di mia competenza, bensì di chi si occupa delle politiche sociali. Mi sembra solo che un certo femminismo – non mi riferisco dunque a tutto il movimento femminista che è giusto che ci sia e che combatta – sia fin troppo sfacciato e perverso, in quanto tende all’annullamento della muliebrità più che alla rivendicazione di alcuni sacrosanti diritti. Essere per il riconoscimento dei propri diritti non significa annichilire la propria femminilità; e qui (in Italia), un certo femminismo, mi pare tenda proprio (forse in maniera inconsapevole) a far delle donne o delle suore di clausura o degli scaricatori di porto, con tutto il rispetto per entrambe le classi lavoratrici.
Come ho già ripetuto fino alla noia, io gli stupratori li impiccherei per le palle senza né ‘se’ né ‘ma’. Uno stupro è uccidere – forse peggio che uccidere – una persona, nell’anima, nel cuore, nella psiche, per cui uno stupratore, per come la vedo io, il minimo che meriterebbe sarebbe l’ergastolo duro a vita. E la castrazione chimica, anche in caso si trovi in prigione, affinché tutti gli stupratori non abbiano modo di spararsi seghe né di darsi piacere fra di loro. Davanti a uno stupratore riconosco solamente la linea dura. In Italia vengono applicate pene troppo poco severe nei confronti di pedofili, stupratori, molestatori; e questo in una società civile non è tollerabile.
0.000000 0.000000