True Detective

Creato il 29 aprile 2014 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

La HBO continua a stupire per la sua vasta gamma di produzioni di alta qualità. L’ultimo successo che ha fatto molto clamore tra critica e pubblico è una serie tv che ha mandato in tilt il server della HBO per troppe richieste d’accesso: è TRUE DETECTIVE. Scritta da Nic Pizzolatto e diretta da Cary Joji Fukunaga, approderà in Italia probabilmente nei prossimi mesi e secondo le prime indiscrezioni dovrebbe essere Sky ad avere l’esclusiva. Vediamo nel dettaglio il perché la prima stagione, conclusasi il 9 marzo per il pubblico statunitense, abbia fatto tanto successo.

Matthew McConaughey. Forse è stato per anni considerato un sex symbol e quindi di conseguenza non apprezzato abbastanza per le sue doti attoriali. Spesso ha avuto ruoli non troppo complicati in commedie romantiche dove forse aver studiato il metodo Stanislasvkij non conta molto quanto le ore passate in palestra. Dopo il 2010 ha voluto far capire al pubblico che non si accontenta più solo di una sceneggiatura leggera e quindi inizia ad avere ruoli più impegnati come in Killer Joe di William Friedkin. Ma è con Dallas Buyers Club che in molti hanno iniziato ad apprezzare il suo talento e tra i molti ci sono anche i membri dell’Academy che hanno deciso di dare a McConaughey un Oscar come Miglior attore protagonista per il ruolo di un cowboy affetto da AIDS. Woody Harrelson. Dopo McConaughey un altro texano. Una carriera che inizia alla fine degli anni ’80 e diversi ruoli importanti tra cui quello che ha entusiasmato la critica nel film di Miloš Forman The People vs. Larry Flynt del 1996 dove interpreta il re del porno Larry Flynt o La sottile linea rossa di Terrence Malick, solo per citarne alcuni. I due attori sono rispettivamente Rust Cole e Martin Hart e creano una sinergia perfetta interpretando due detective che sono alla caccia di un serial killer in Louisiana che dura diciassette anni.

Detective Rust CohleTrue Detective ci trasporta in un mondo misterioso e crea un’atmosfera densa grazie alla messa in scena, ad ogni nuovo episodio però metà del divertimento è caratterizzato dall’attesa di vedere quale concetto metafisico tirerà fuori Rust. «I think human consciousness is a tragic misstep in evolution» - Penso che la coscienza umana sia un tragico passo falso nell’evoluzione umana – sarà una delle sue frasi più celebri. Vita, morte, religione, amore, quarta dimensione – Rust ha una battuta pronta per qualsiasi argomento. Le sue elucubrazioni nichiliste riflettono una dottrina filosofica fondata o sono solo parole dette a caso? Paul J. Ennis, filosofo dell’University College di Dublino ha analizzato lo show della HBO e ha spiegato perché secondo lui la serie tv e il personaggio di Rust nello specifico hanno avuto un così enorme successo. Rust, secondo Ennis, è una persona che è abituata a dire a voce alta quello che la maggior parte delle persone cerca di solito di sopprimere e di non ammettere. Quando Rust arriva al dunque e espone il proprio punto di vista, più o meno tutti nel proprio intimo sono d’accordo con il suo pensiero ma sono intimoriti dal essere giudicati e quindi rimangono in silenzio. In poche parole, Rust non dice nulla di nuovo, ma è l’unico che ha il coraggio di dirlo.

Il dialogo memorabile che Rust avrà in macchina con Marty ha creato l’attenzione di fan di Thomas Ligotti, scrittore contemporaneo americano e figura cult nel mondo del horror, soprattutto per alcune somiglianze con il suo libro The Conspiracy Against the Human RaceEd è proprio Nic Pizzolatto che in un intervista per il The Wall Street Journal dichiara di essere un appassionato delle opere di Ligotti – «Le sue opere da incubo le ho trovate subito coinvolgenti e visionarie. Ho letto “The Conspiracy Against the Human Race”: una storia horror dove l’io inteso come ego è il mostro assoluto. Ho letto per anni E.M.Cioran e lo considero uno dei miei scrittori preferiti di tutti i tempi e credo che  nessuno  come Cioran e Ligotti abbia mai espresso l’idea dell’umanità come aberrazione in modo tanto potente quanto loro due.» Tutti e otto gli episodi sono ambientati attraverso archi temporali diversi, vengono raccontate le vite e le indagini dei due detective, dal 1995 al 2012, anno in cui il caso è stato riaperto. Infatti iniziamo a vedere Rust ai giorni nostri che viene interrogato dai due detective che si occupano ora del caso e attraverso un flashback veniamo trasportati ad anni addietro quando Rust e Marty stavano ancora lavorando sul caso. Durante gli interrogatori con Rust si assiste ad un pessimismo generalizzato e anche la meditazione sugli occhi delle vittime di omicidio ci fa capire la sua personalità irrequieta.

«Ligotti sottolinea alcuni pensieri fondamentali di alcuni neuroscienziati contemporanei, che Rust sicuramente conosce, che affermano l’assenza di un sé e di libero arbitrio. Notiamo questo suo punto di vista durante i suoi monologhi dove racconta che la vita è una trappola, un sogno, un programma. Una volta afferrato questo concetto non si può fare a meno di vedere il sé come simile ad essere intrappolati in una sorta di ciclo da incubo. In molti modi, il sé è la micro-scala di questo incubo e il tempo è la macro-scala che tocca anche in termini di un ciclo incessante. Ci sono alcune tensioni tra queste posizioni, ma comune a entrambi è l’idea che siamo marionette in balia di forze più ampie.» spiega Paul J. Ennis.

Detective Martin Hart. Alla personalità di Rust si oppone quella di Marty, suo partner detective, che è la personificazione del classico uomo moralmente ipocrita che anche se religioso e con una famiglia non ha problemi a tradire la moglie con ragazze più giovani. Ma è proprio la sua ipocrisia che mantiene la società dal collasso. Lui è l’uomo qualunque che svolge il suo dovere in modo estremamente prevedibile. Il suo personaggio non è stato creato per sfidare la visione filosofica di Rust tanto quanto per agire come contrasto. Il fatto che Marty sia un uomo talmente „normale“ intensifica la stranezza di Rust, egli fa quasi da „spalla“ come nei più classici spettacoli comici.

Con appena otto puntate la serie di Nic Pizzolatto è già un cult e indiscrezioni rivelano che ci sia già in programma una seconda stagione. Chiave di svolta di True Detective è proprio il suo format. True Detective, infatti, è concepita come una serie antologica, che avrà per ogni stagione interpreti e storie differenti. La nuova stagione avrà storie e personaggi differenti quindi – purtroppo – anche interpreti diversi. E’ molto probabile inoltre che non ci sarà un solo regista come è avvenuto per la prima stagione ma che ce ne saranno diversi divisi nelle varie puntate.

Luana Verbanac


Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :