True Detective – L’Eterno Ritorno del Re in Giallo

Creato il 12 marzo 2014 da Elgraeco @HellGraeco

E così, True Detective è giunto all’ottavo episodio, che chiude anche la prima stagione. Si continua a speculare sulla seconda ventura, e sulle varie teorie letterarie, filosofiche e citazioniste che hanno accompagnato l’ossessione dei due detective Hart e Cohle fino alla cattura del Re in Giallo.

Felice di aver intuito il percorso della serie già al quarto episodio, quando ci si accorge che il lato paranormale, in senso gotico del termine, cede il passo sì al simbolismo, ma soprattutto alla visione distorta, altra, della mente dell’assassino che, vivendo secondo la sua natura, altera il mondo, o un pezzetto di esso, uniformandolo al proprio personale spettacolo, che si traduce non tanto in opera terrena di violenza sistematica e spettacolarizzata (la corte mascherata che accompagna il Re nella perpetrazione delle violenze aberranti), quanto nella costruzione della propria città sotterranea (celata agli sguardi di chi non ha visto o non può/vuole vedere), Carcosa.

Allora, cos’abbiamo visto, in definitiva, in True Detective? Tanto, troppo forse, essendoci stato concesso un piccolo squarcio per assistere allo spettacolo della violenza e della follia, definizioni di comodo. L’occhio del serial killer, forse. No, non è ancora esatto. Credo che, alla fine, ciò che si è voluto mettere in scena sia, ancorché contaminato dalla filosofia e dalla volontà di potenza, uno scontro di sacchi di carne (cit.), che in quanto senzienti, esercitano la propria libertà al di fuori dei limiti di ogni morale eteronoma.

Ovvero, assistiamo, attraverso l’opera dei due investigatori e del killer, all’affermazione assoluta dei rispettivi sé. Al di fuori della legalità, della morale, seguendo solo e soltanto l’istinto e l’ossessione, la pista del conflitto, il desiderio di placare la sete di vendetta e di conoscenza.

True Detective Art by Ben Marriot

Eppure, la costruzione della serie che, per assoluti può sembrare associabile a quanto enunciato, è contaminata dalla perizia di chi vi ha lavorato, che si è divertito a lasciare indizi fin dal pilota, indizi che assecondano l’enunciata teoria dell’eterno ritorno, che disseminano un passato oscuro (o forse un oscuro futuro, datosi che il tempo, come spesso sto affermando in questi giorni, non è lineare, ma assoluto, in ogni dove e in ogni luogo, e soprattutto in ogni quando) sulla famiglia Hart, sulle figlie in particolare che, proprio com’è in grado di fare Rust (complici i danni cerebrali causatigli dalle droghe), sembrano possedere una sorta di visione privilegiata degli eventi; questo, ovviamente, se si vuole accettare come dato assoluto il fatto che ogni dettaglio mostratoci sullo schermo, nel corso di questi otto episodi, sia intenzionale.

A tal proposito, ho notato alcuni “ritorni” (e altri li hanno notati in rete gli appassionati), temi ricorrenti, dettagli disseminati in tempi non sospetti, ma che forse chiudono il cerchio, i tanti cerchi tracciati in True Detective, o forse, meglio ancora, la spirale degli eventi.

E parlando di spirali, che, come già detto in un altro articolo, costituiscono il segno giallo, ovvero quel simbolo che, una volta guardato, spalanca le porte della percezione verso la via di Carcosa e il delirio dell’omicida, sembra che oltre Rust, benedetto da una singolare visione,

oltre che da una profezia del gorgo, un ammasso (che s’avvolge su se stesso essendo anch’esso spirale) in cui egli vede il proprio passato e l’eterno ripetersi degli eventi),

oltre Rust, dicevo, sembra che anche le figlie (o la famiglia intera) di Marty, dopo aver veduto il segno giallo,

celino un passato, o forse profetizzino un futuro agghiacciante per loro

La strana composizione di bambole presente nella camera delle figlie di Rust

ricordiamo infatti che i due protagonisti, in chiusura, accennano al fatto che non tutti i cultisti del Re in Giallo sono stati catturati e che ne mancano ancora molti da sbattere in gattabuia, o forse da uccidere.

Ognuno, presumibilmente, ricoprendo un ruolo nella corte del Re in Giallo che, come è noto, assume diverse identità, diversi vascelli, degli avatar, probabilmente contribuendo, di volta in volta, a piegare la realtà alla propria visione di Carcosa, essendo i due indissolubilmente legati.

E quindi, se la visione di questo Re in Giallo, pazzo e fortissimo, si esplica in una sorta di labirinto del minotauro, in cui vittime sacrificali vengono attirate verso il culmine degli eventi della propria esistenza, è auspicabile pensare, e in questo credo sia la potenza del messaggio della serie, che altri Re (assassini) verranno, a dispensare la loro folle visione sul mondo, portando sofferenza, esercitando la propria libertà, fino a quando eroi che riescono a vederli (che poi sono come le stelle che bucano il manto nero del cielo) non decideranno di adoperarsi per distruggerli, fino alla prossima incarnazione.

Insomma, il messaggio è che il Male è l’Eterno Ritorno. E lo è anche il Bene. Ciascuno condannato, per la propria stessa natura, a ripercorrere il proprio ineluttabile destino.

(Noi, tra l’altro, con True Detective non abbiamo ancora concluso. Ci saranno altri articoli. Alla prossima)

Articoli precedenti:

True Detective e il Re in Giallo
True Detective: la narrazione, l’essere umano e il piano sequenza


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