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TURCHIA: Il mercato ittico di Kumkapı, nel regno dei pescatori e dei gabbiani

Creato il 20 ottobre 2013 da Eastjournal @EaSTJournal


di Luca Vasconi

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Kumkapı, la “porta della sabbia”, dal nome turco di una porta scomparsa delle mure marittime di Costantinopoli è un quartiere di Istanbul appartenente al distretto di Fatih che si affaccia sul Mar di Marmara. Storicamente abitato da greci, oggi quasi completamente emigrati, e da armeni, la cui presenza è tuttora rilevante, testimoniata da diverse chiese armene presenti nel quartiere, dal Patriarcato Armeno di Costantinopoli e da una scuola della comunità armena.

Kumkapı deve oggi la sua fama ai ristoranti di pesce che attraggono numerosi turisti e persone del posto. Attraversando Kennedy Street, la grande arteria che corre lungo il mare di Marmara, ogni giorno è possibile visitare un pittoresco mercatino del pesce in prossimità dei ristoranti che si affacciano sul mare.

Una fredda mattina d’inverno, appena giunto in città, seguendo i preziosi consigli di un signore turco incontrato sul bus nel mio viaggio dalla Bulgaria, e i chiassosi stormi di gabbiani che volteggiano alle spalle delle bancarelle del pesce, mi sono imbattuto in una minuscola porta girevole con una scritta sbiadita dallo scorrere del tempo che, in lingua turca ed inglese, ordina: vietato l’ingresso.

Uno sguardo supplichevole, accompagnato da un gradito saluto in lingua locale, scalda il cuore dell’addetto alla sicurezza e, per incanto, mi ritrovo in uno dei luoghi più suggestivi e caratteristici di Istanbul: il mercato del pesce all’ingrosso di Kumkapı.

In questo piccolo porto, ogni mattina, fanno ritorno i pescherecci dal Mar Nero e dal Mar di Marmara. Pescatori e lavoratori portuali turchi e di varie altre nazionalità sono impegnati in frenetiche attività di scarico e vendita all’ingrosso, riparano le barche, le reti e, alla fine di una lunga e dura giornata lavorativa, si rilassano fumando una sigaretta e bevendo un cay, il tipico tè turco.

In tarda mattinata, quando gli ultimi camion abbandonano il mercato e gli addetti alla pulizia passano con i loro potenti idranti, i gabbiani, non più intimoriti dalla presenza umana, si ergono ad assoluti protagonisti inscenando furiose battaglie per la conquista del pesce rimasto sul suolo. Uno spettacolo imperdibile che rievoca il celebre film “Gli uccelli” del maestro inglese Alfred Hitchkock .

Durante i mesi trascorsi a Istanbul ho scoperto numerosi segreti di questa magnifica città e visitato molti luoghi meravigliosi al di fuori delle classiche rotte turistiche. Il mercato del pesce all’ingrosso di Kumkapı è il mio preferito e occupa un posto davvero speciale nel mio cuore. C’era un qualcosa di magico nel varcare il piccolo tornello girevole ed entrare, con il tacito assenso del mio amico guardiano, in quel mondo di pescherecci, casse di legno, salsedine, olezzo di pesce, reti, mani e visi segnati dal freddo e dal duro lavoro. Un mondo di uomini che, con tenacia e dignità, portano avanti una vita faticosa .

Nel corso delle frequenti visite ho stretto centinaia di mani, scattato fotografie, ascoltato storie di vita, strizzato l’occhio agli agenti di sicurezza, ormai avvezzi all’italiano ficcanaso con la reflex al collo. Ho avuto la fortuna di conoscere la straordinaria ospitalità e umanità di persone umili, con anime e facce vere e sincere come le rughe che segnano i loro volti.

Decisamente una piacevole boccata d’ossigeno, in un mondo come il nostro dove l’ipocrisia la fa da padrone, molti “recitano” una parte e le rughe vengono piallate a colpi di botox.

Il via vai di pescherecci in entrata e in uscita dal piccolo porto, la vista mozzafiato della Moschea Blu dai gradini del piccolo faro ed il cielo oscurato da migliaia di gabbiani rimarranno per sempre scolpiti nella mia memoria. Fiumi di inchiostro sono stati spesi sulla città di Istanbul, le meravigliose moschee, i potenti sovrani ottomani e i loro sontuosi palazzi, i fantastici scorci sul Bosforo.

A lungo si è discusso sulle diverse anime della città, sullo scontro tra la Turchia laica e quella musulmana, sul boom economico degli ultimi anni e le grandi opere che proietteranno la città nel futuro, come il terzo ponte sul Bosforo, il progetto per l’aeroporto più grande al mondo e il progetto Marmaray, che collegherà la sponda europea a quella asiatica con un tunnel ferroviario sotto allo stretto del Bosforo. Tanto si è dibattuto sulla figura politica di Erdogan, gli scontri a Gezi Park o sull’annosa questione curda.

Nessuna parola è mai stata spesa sugli uomini che lavorano al di là della piccola porta girevole del mercato ittico di KumkapıLa loro storia, come quella di milioni di altri uomini ai margini della società, non interessa, non è “cool”, è invisibile.

La storia di Mohamet, trentanove anni, laureato in storia dell’arte ed ex insegnante che per poter mantenere la moglie e i tre figli a Dacca ha dovuto lasciare il Bangladesh. Sei anni passati a lavorare a Dubai, da tre lavora come scaricatore a Istanbul.

La storia di Usman, ventiseienne pakistano fuggito dal suo paese per una disputa sull’eredità tra il padre e lo zio. Unico figlio maschio, è in pericolo di vita, sotto minaccia di uccisione da parte dello zio. Da due anni lavora sui pescherecci turchi. In attesa che in famiglia trovino un accordo sull’eredità, sogna di poter tornare senza pericolo a casa, nella sua terra.

La storia del turco Ekmel, quarant’ anni passati sotto al sole a riparare reti, rughe profonde e occhi che raccontano…

Delle meraviglie dell’Impero ottomano, dei suoi potenti sultani e dei loro magnifici palazzi già sapete. Benvenuti nel piccolo e sconosciuto regno dei pescatori e dei gabbiani: qui il reportage fotografico.


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