Turismo enogastronomico: è record di prodotti tipici

Creato il 20 settembre 2013 da Gilmour67

Del resto siamo anche i leader nella vendita di questi prodotti e c’è un fatturato di 24 miliardi di euro spesi dai turisti in Italia per comprare specialità e ghiottonerie o dedicarsi alle degustazioni in ristoranti e trattorie. Ed i turisti non sono solo gli stranieri che vengono e si meravigliano confrontando la ricchezza gastronomica con quella dei loro Paesi, ma anche gli italiani. Uno su tre considera parte integrante del godimento di un viaggio il buon cibo: il 35%, superiore a chi mette al primo posto sport, divertimento, nuove amicizie eccetera.

Questa posizione di Leader mondiale della diversità gastronomica vede una “concorrenza” tra le Regioni che stimola i produttori a mettersi al passo con i metodi produttivi e con le adeguate certificazioni per rendere il giusto onore alla tradizione regionale. Al momento a guidare la classifica delle regioni è la Toscana che grazie al Chianti e altre specialità prodotte da aziende agrituristiche locali copre il 10% di tutte le 4698 varietà , con ben 463 prodotti tipici. A seguire Campania 387, Lazio 384, Veneto 371, Piemonte 341, Emilia Romagna 307, Liguria 295, Calabria 269, la Lombardia 246, Sicilia 234, Puglia 232, Sardegna  181, Molise 159, Friuli-Venezia Giulia 153, Marche 150, Abruzzo 147, Provincia autonoma di Trento 109, Bolzano 92, Basilicata 77, Umbria 69 e Val d’Aosta 32.

La “classifica” Regionale è poi seguita dalla classifica delle tipologie: il gozzovigliare italiano pare si basi principalmente su pasta, pane e biscotti con ben 1438 tipi censiti che sicuramente accompagnano ottimamente le 1304 verdure fresche e lavorate i 764 salumi, insaccati e carni e di seguito tutte le altre categorie, come i 472 formaggi diversi.

Un Paradiso delle Specialità, che deve cercare di mantenere e continuare a proporsi per questa diversità unica al mondo: basti pensare a quante specialità conosciamo nella nostra regione o provincia, che pur essendo tradizionali da secoli, ancora sono poco conosciute e non godono di certificazioni o menzioni in censimenti ufficiali. La sfida per il futuro è quindi alimentare ulteriormente questo primato, senza dubbio inarrivabile da altri Paesi del mondo, sostenendo la concorrenza dei nostri cugini Francesi e Spagnoli che lottano per strapparci questo primato.

La chiave sta nel tenersi all’altezza delle aspettative, se è pur vero che chi viene in Italia cerca e sogna il buon, anzi ottimo, cibo, a volte a cause di brutte esperienze va via deluso. Bisogna quindi da un lato sostenere progetti di formazione per diffondere le regole per la giusta preparazione, in modo che chi ha il compito di offrire servizi ai turisti abbia il know how necessario a non deludere, d’altro canto è imperativo intensificare i controlli verso chi si fregia di titoli e certificati senza averne il diritto, lottare contro la contraffazione e la falsificazione di prodotti italiani che però vengono dall’estero, sostenere l’utilizzo di ingredienti locali e ultimo ma non meno importante, aiutare i produttori a districarsi negli iter burocratici necessari per ottenere certificazioni Dop, Doc, Igt, Docg…


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