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Tuscia 3 - Da Civita di Bagnoregio a Orvieto

Creato il 22 giugno 2018 da Enricobo2

Tuscia 3 - Da Civita di Bagnoregio a Orvieto

Civita di Bagnoregio


Tuscia 3 - Da Civita di Bagnoregio a Orvieto

La piazza

Ancora colli selvatici ed impervi per arrivare ad una delle perle assolute di questo territorio, Civita di Bagnoregio, uno dei borghi più straordinari di questo lembo di Italia, universalmente noto per la sua posizione unica. Arrivi fino al belvedere dell'abitato di Bagnoregio, volendo con una comoda navetta o a piedi se hai voglia di fare una sgambata e poi dalla balconata ti si apre una veduta unica in tutti i sensi. Qualunque sia la stagione,davanti a te si apre una valle scoscesa e ricoperta di boschi fitti con poche radure a ridosso di castagneti e pochi gruppetti di case antiche. In mezzo alla valle, che in epoche lontanissime era la sede di una gigantesca area vulcanica, si eleva un monte dalle pareti a strapiombo che le erosioni ed i crolli successivi hanno reso inavvicinabile. Sulla cima abbarbicato alla roccia fragile, proteso sull'abisso, un paese dalle case di pietra unite le une alle altre come fossero cosa unica, Civita appunto. Un fragile ponte attraversa l'abisso sostituendo quello che un tempo era un minuscolo camminamento che terremoti e intemperie hanno fatto definitivamente crollare, conducendo i viandanti alla porta di accesso. Dietro un panorama mozzafiato, una serie continua di calanchi grigi che si stanno disfacendo a poco a poco, ogni anno diversi, a formare quinte successive di roccia friabile che vento ed acqua scavano senza pietà mantenute a volte insieme dalla roccia soprastante un poco più solida. 

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I calanchi

Qui è frequente la nebbia ed allora la cima del borgo che emerge da quel mare lattiginoso, la cui base rimane nascosta alla vista lasciando all'immaginazione di ognuno, la sua forma e la sua consistenza, è una magia sospesa nel vuoto come le rocce volanti del pianeta Pandora create dalla fantasia del film Avatar, ma che evidentemente, per quanto folli frutti della fantasia, possono essere reali. Una cartolina medioevale come poche altre, che tuttavia devi conquistarti perché la salita per raggiungere l'abitato è dura e faticosa, arrivi alla porta completamente senza fiato, un po' per la salita, un po' per lo spettacolo nuovo che ti si apre all'interno del paese, abitazioni antiche di pietra chiara che i raggi del sole colorano di toni aranciati, scalette e finestre coperte di fiori, piccoli giardini nascosti, muraccioli in cui si scavano la vita piante di capperi, cespi di acanto dalle foglie barocche e dai fiori rigogliosi. Raggiungi la piazzetta entrale dove si è appena svolta la festa, una sorta di palio ed entri in una chiesa severa e solitaria. Nella navata centrale ci sono ancora i resti dell'infiorata del giorno prima. Poi ti perdi nei vicoli che si allontanano dal cammino principale per arrivare fino allo strapiombo ed ogni volta è una veduta mirabile e unica. Non osi pensare al momento in cui la folla dei turisti, che il luogo ormai conosciutissimo attrae da tutto il mondo, se ne andrà, lasciando il paesino deserto e vissuto dalla decina di abitanti che lo popolano, in uno squarcio di medioevo attuale a tutti gli effetti. 

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Una botte del museo

Non vorresti lasciare il posto e continuare a goderti ogni angolo, ogni casa, ogni scalinata. Davvero un luogo affascinante. Non lontano da qui, nella stessa Bagnoregio la interessante visita di un frantoio tradizionale, racconta la storia di un territorio vocato alla produzione di molte eccellenze alimentari per le quali il nostro paese è famoso nel mondo. Il racconto della produzione dei vari tipi di olio dalle diverse fragranze non è disgiunto dalla vista di macchine moderne che danno le maggiori garanzie di qualità ai molti prodotti dell'azienda Piensi. Assaggiare alcuni di questi oli, gustandone le differenze con verdurine e pane locale, ti consente di apprezzarne le diversità, i sapori, i profumi fruttati. Difficilmente si riesce a resistere dal portarsi a casa qualche esempio, piccole bottiglie che ti ricorderanno, giunto a casa, questo angolo di Alto Lazio. Bisogna far decantare tutto questo e l'agriturismo Tenuta di Campolungo, letteralmente sepolto tra infinite siepi di rose bianche, in un paesaggio di pascoli e campi, è il luogo adatto per provare l'acqua cotta e l'amatriciana della tradizione, assieme ad un delizioso spezzatino di maiale. Ma non c'è tempo per riposare ci aspetta il Museo del vino Muvis a Castiglione in Teverina, costituito all'interno di una vecchia e tradizionale cantina che era stata una delle aziende più importanti della zona e occupava moltissimi addetti tra le due guerre. 

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Un vicolo

Il museo è costituito da una serie di oggetti riguardanti la coltura della vite e della produzione vinicola, accompagnati da una ricchissima iconografia con fotografie d'epoca che illustrano la produzione dell'azienda, con le prime macchine di riempimento e confezionamento. Le cantine scendono per cinque piani al di sotto della collina e contengono una serie di vasche e moltissime botti di proporzioni colossali dove i vini terminavano il loro invecchiamento. Questi sotterranei, durante la guerra, sono serviti da rifugi anti aerei per tutta la popolazione del paese. Ma la giornata non è ancora terminata, rimane infatti da fare una breve passeggiata nella città di Orvieto, una delle più affascinanti di tutta la zona, a partire dal famoso pozzo di S. Patrizio per arrivare attraverso le vie dei quartieri medioevali fino alla gemma del duomo, dalla notissima facciata. Davvero curioso, guardare la folla che si raduna via via sul sagrato antistante e rimane lì a testa in su a bocca aperta senza riuscire a profferire parola davanti a tanta bellezza. 

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La facciata del Duomo

Considerare i particolari ti prenderebbe giorni di attenzione, la stessa guida che ci ha accompagnato, confessa che ogni volta che si ferma davanti a questo capolavoro, nota nuovi particolari, punti di discussione, caratteristiche che non compaiono ad una prima lettura. Insomma un quadro perfetto da ammirare nel suo insieme perdendosi poi nei suoi meandri più segreti e nascosti. Anche la visita dell'interno è un continuo susseguirsi di capolavori a partire dalla cappella di San Brizio con lo spettacolare ciclo di affreschi del Signorelli e la cappella del Corporale che racchiude la reliquia del lino insanguinato del miracolo di Bolsena di cui vi ho già parlato, con altri affreschi spettacolari e la pala della Madonna dei Raccomandati, tanto per dirne una. Una serie di pezzi così straordinari da far passare quasi in secondo ordine altri capolavori come la Madonna con Bambino di Gentile da Fabriano all'ingresso e cento altri pezzi che da soli varrebbero la visita. A questo punto bisogna riprendere le forze e devo dire che il carpaccio di pere e lo stinco di maiale alle prugne dell'Osteria delle donne è stato decisamente in linea con i capolavori che abbiamo assaporato in questa importante giornata.

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La cappella del Corporale


SURVIVALKIT
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Civita di Bagnoregio - Da Bagnoregio al belvedere possibilità di prendere una navetta, poi 1,5 km a piedi lungo il ponte per accedere alla città. 5 € festivi , 3 feriali. Cercate di arrivare prestissimoper evitare le code infernali. Dopo aver apprezzato lo spettacolare panorama (bellissima vista anche dal costone opposto di Lubriano) fare un giro nella cittadina senza perdersi gli angolini più segreti, la chiesa (se non è in restauro) e la vista dei calanchi che la circondano. E' possibile anche fare un itinerario a piedi alla base del monte che sostiene il paese.
La tenuta di Campolungo - Agriturismo - Vicolo Monterado - Bagnoregio - Posizione bellissima in mezzo ai roseti, ai ciliegi e alla campagna. Acqua cotta e pici all'amatriciana, cosciotto di maiale al ginepro, dolce. Locale piuttosto rumoroso.
Frantoio Piensi Frantoio nei pressi di Bagnoregio, dove è possibile l'assaggio degli oli e degli altri prodotti dell'azienda con relativi acquisti. Tutto è spremuto a freddo e vengono prodotti oli diversi anche con varietà di olive tradizionali
Museo del Vino MUVIS - Castiglione in Teverina - ingresso 6 Euro, 3 ridotti e gruppi. Di grandi dimensioni (5 piani). Ben disposta tutta la prima arte con molte foto d'epoca e interessante filmato che raccontano una classica cantina di grosse dimensioni operativa durante le due guerre mondiali. Belle cantine sotterranee con botti colossali.
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Duomo di Orvieto - Pezzo unico imperdibile, anche se si ha poco tempo. Ingresso 4 euro. Munirsi di guida per non perdere tutti i capolavori dell'interno, in particolare la cappella affrescata dal Signorelli. Dedicare almeno una mezz'oretta per godersi la facciata nei particolari più minuti, forse la più nota e bella d'Italia. Alla sera a favore di sole si ha la vista migliore.
L'Osteria delle donne  - C. Cavour 212- Orvieto - Uno dei ristoranti migliori del giro. Cordialità e ottimo servizio, pur nel locale affollatissimo. Delizioso carpaccio di pere con formaggio, ombrichelli al rancetto sapidi e succulenti, meraviglioso stinco di maiale di morbidezza unica che ho mangiato in quantità esagerata, dolce. Da riprovare per sentire gli altri piatti.

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Civita - Scale 


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