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Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott: la recensione

Creato il 01 febbraio 2018 da Ussy77 @xunpugnodifilm

Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott: la recensioneRidley Scott e…i soldi comprano tutto, ma non l’umanità

Tratto dalla vera storia del rapimento di Paul Getty, nipote del petroliere J.P. Getty, Tutti i soldi del mondo si dimostra un prodotto lineare e didascalico; certamente catalizza l’attenzione dello spettatore e lo accompagna fino alla conclusione, tuttavia non è ammonitore e nemmeno metaforico.

Paul Getty, nipote del magnate petrolifero, viene rapito a Roma nel 1973. Il suo riscatto è fissato a 17 milioni di dollari, tuttavia Gail, la madre del ragazzo, non ha a disposizione tutto quel denaro, di conseguenza si rivolge al miliardario Jean Paul, che non ha intenzione di pagare neppure un centesimo.

L’impressione finale di Tutti i soldi del mondo è che Ridley Scott si sia limitato a raccontare una storia e a delineare con lugubre e sadica maestria un personaggio che è impossibile non odiare. Il resto della pellicola scivola via senza provocare importanti scossoni, diventando progressivamente una cornice in cui Plummer può sfoggiare la sua interpretazione da avaro senza cuore. Difatti se da una parte c’è l’altruismo materno di Gail (una donna comune, che ha sposato un Getty e ne subisce le conseguenze), dall’altra parte c’è la cupidigia di J.P. Getty, un uomo che ha un rapporto particolare con i soldi e con il suo impero, troppo importante per vedersene portar via una “fetta”. Nel mezzo sguazzano il negoziatore Chase, una ex-spia combattuta moralmente tra il suo lavoro per l’anziano magnate e la coinvolgente lotta di Gail per riavere il figlio, e Cinquanta, colui che chiede il riscatto e che, consapevolmente, sa di combattere quotidianamente contro dei mostri sociali (la ‘ndrangheta e Getty).

I soldi muovono il mondo e divengono simbolo di potere, ma non per questo sono sinonimo di abbondanza; Tutti i soldi del mondo mette sul piatto l’avarizia e l’amore, il sangue e il denaro e insegna allo spettatore che c’è una grande differenza tra ciò che è impagabile e ciò che è inestimabile. Scott segue una linearità e stringe lo spettatore in un cul de sac che solamente una svolta narrativa (una mossa d’ingegno? un’inaspettata generosità?) può risolvere. Tuttavia l’intrattenimento diventa padrone della vicenda che, nonostante la fotografia lugubre e inquietante, non riesce a farsi portavoce metaforico di un universo figlio dei soldi e del possesso, unica arma per poter governare il mondo e piegarlo ai propri voleri.

Tutti i soldi del mondo è fluido e non esibisce intoppi narrativi, nonostante ciò sente la carenza sul dettaglio, il didascalico approccio alla vicenda, la potenza (enfatica) delle scene con protagonista Getty e l’abbassamento di tensione durante il resto del film. Una lotta (evidentemente impari) tra l’umanità dell’uomo comune e l’amoralità di chi possiede tutto e non ne ha mai abbastanza. Scott fa vincere l’umanità, ma il “fantasma” aleggia minaccioso e non abbandonerà mai questo mondo, in cui il denaro può far spargere sangue o risparmiarlo.

Uscita al cinema: 4 gennaio 2018

Voto: **1/2

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