Tutto bene, signora un libro di Francesco Bricolo

Creato il 27 febbraio 2014 da Paperottolo37 @RecensioniLibra

Francesco Bricolo affronta con coraggio, sensibilità e senza indugi il tema del fine vita, rispetto al quale sarebbe saggio mantenere le debite distanze o, in caso di necessità, darsela a gambe levate.

L’alta digeribilità di queste pagine, è dovuta ad un sapiente e piacevole inganno, che introduce con sottile malizia quella che si rivela essere una grande storia d’amore.

Attratto da un titolo rassicurante e totalizzante, chi legge viene subito spiazzato da un incipit che assomiglia più ad un colpo da KO o ad una entrata a gamba tesa, piuttosto che ad un invito alle lettura. Il motivo per cui, dopo un ingresso così aggressivo, il lettore procede è perché si affeziona alla famiglia Brambilla e al suo dramma.

Un linguaggio poderoso e a tratti spietato, che guarda senza imbarazzi o finzioni dritto negli occhi e nell’anima e porta la lettrice e il lettore a divorare pagina dopo pagina. Gli eventi si svolgono in Europa tra il

2011 e il 2013, i personaggi sono ben tratteggiati e la storia entra nelle corde del lettore che alla fine del romanzo sente che un pezzo di quell’amore è anche suo e che non è solo.

Una scrittura sì a volte acerba che a tratti indugia in ripetizioni o si sofferma a lungo su dettagli che distolgono dal plot principale, ma per la gran parte della narrazione sapientemente avvincente; una scrittura che ti cattura dalle prime pagine con un gioco imprevedibile di richiami e di scatole cinesi e con un crescendo spiazzante ma al tempo stesso rasserenante di eventi, coincidenze, rivelazioni.

Non capita spesso di imbattersi in una spaventevole storia di malattia e di morte che si trasforma via via, con le pagine che crescono, in una storia di amore scoperto e restituito, negato e poi scambiato e ricambiato e reso eterno dalla morte stessa. Il connubio primigenio eros/thanatos spesso citato dall’autore tra le righe del suo testo che non si risolve in chiave nichilista come le apparenze farebbero intendere ma che apre la porta alla speranza umana e cristiana, dell’uomo e del Cristo. E pur contenendo delle lunghe parti in cui il protagonista del libro discetta di teologia con preti e suore (che in realtà non sono altro che lo specchio della ua anima bella), “Tutto bene, signora” è risultato essere per me inesorabilmente un libro d’amore e

sull’amore: per Dio, per la vita, per se stessi, che parte dalla priorità del rispetto di sé per risolversi ed insegnare l’imprescindibilità del rispetto per l’altro.

In questo libro la morte non fa paura, ma è il dolce sottofondo che permette ad un prisma di emozioni positive di emergere ed affermarsi, e rassicurare il lettore a cui resta una sensazione di pace e dolcezza quando l’ultima pagina si chiude. Perché la malattia (e la morte), è la tesi che esplicita l’autore nelle note finali del suo romanzo, è restituzione, recupero, opportunità: non solo per Tiberio (il protagonista del libro che attraverso la sua malattia e la sua stessa morte rinasce nel cuore e nell’anima dei suoi cari) ma per l’autore stesso, che utilizza “un problema di salute” (“dodici mesi sono lunghi da passare” spiega Francesco Bricolo nella “Nota personale” che chiude “Tutto bene, signora”) per dare vita con un grande atto d’amore alla sua creatura, il suo romanzo d’esordio. Da leggere tutto d’un fiato.

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