Tutto Deve Crollare Di Carlo Cannella

Creato il 23 giugno 2011 da Iyezine @iyezine

A cura di: 

Valentino G. Colapinto

“Tutto deve crollare” di Carlo Cannella: 234 pp. brossura, prezzo di copertina €15,00 – Disponibile anche come ebook a 6,90€ [Perdisa Pop, 2011].
Tutto deve crollare è la seconda opera letteraria di Carlo Cannella (Ascoli Piceno, 1963), già autore dell’autobiografico La Città è quieta… ombre parlano (SenzaPatria Editore, 2010) e attivo fin dagli anni ’80 nel movimento anarcopunk, nonché fondatore e voce di alcune tra le più amate hardcore band italiane: Stige e Affluente.
Pubblicato inizialmente per vibrisselibri, casa editrice virtuale di Giulio Mozzi, e poi meritoriamente uscito su carta grazie a Perdisa, Tutto deve crollare è stato anche oggetto di una campagna online di sostegno per il Premio Strega. Questo è infatti un romanzo che farà sicuramente discutere. Uno di quei libri che si amano o si odiano, ma verso cui non si può assolutamente restare indifferenti.

Si tratta di un noir nerissimo, quasi apocalittico, il cui protagonista vero è il potere (ossia il male, per l’anarchico Cannella), che trova la sua più schietta e brutale incarnazione nell’anonimo protagonista-voce narrante, un italiano scappato in Brasile negli anni ’50 per sfuggire a una condanna e che, dopo aver rinnegato i suoi ideali umanitari, si è arricchito sfruttando prostitute poco più che bambine, schiavizzate per soddisfare le turpi voglie di minatori e cercatori d’oro brasiliani.
Con accenti che ricordano Houellebecq, il cinico narratore non risparmia alcun dettaglio al lettore, e racconta compiaciuto come rapisce, violenta e infine sposa Isabel, una bambina indios cresciuta in uno sperduto angolo dell’Amazzonia, la cui vita si trasforma in un inferno di sottomissione e torture.
Tornato in Italia in qualità di rispettato imprenditore, il protagonista continua a tormentare Isabel, che è il suo giocattolo preferito e vive da reclusa in un’enorme villa dove gira nuda e si ciba di radici, ma a un certo punto scappa. Viene però ritrovata e si scopre che è incinta. Nasce così Marta, che vuol dire “padrona”, figlia amatissima in quanto creduta capace di diventare crudele come il padre.
A un terzo del libro prende la parola proprio Marta, nata nel 1977 (anno dell’anarchia), che racconta la vicenda dal suo punto di vista. L’odio per il padre, che è un “porco fascista”, e il dolore per la perdita della madre, portata via per impedire che influisse negativamente su di lei. Marta scappa da casa alla ricerca di Isabel, ma in Brasile nessuno si ricorda più di lei.
Il padre intanto si è tuffato in un altro business molto redditizio, il traffico d’organi, mentre il suo braccio destro e migliore amico, Fernando, abusa di Marta fin da quando aveva dieci anni e tra i due si instaura un rapporto perverso, che esiteremmo a chiamare d’amore, finché Fernando muore in un incidente d’auto. Marta, ormai in aperta ribellione contro il padre, diventa una punk e fugge a Padova, dove studia archeologia.
Qui si innamora di Gianmario, un nichilista ex sessantottino abbruttito dall’alcol e dal fallimento dei suoi ideali, con cui inizia a convivere. Tutto sembra andare finalmente per il meglio, sennonché Gianmario, improvvisatosi giornalista d’assalto, inizia a prendere di mira proprio il padre di Marta e i suoi loschi affari e da qui gli eventi prendono una piega inattesa.
Tutto deve crollare non risparmia nulla al lettore, neppure le scene più crude di pedofilia o sadismo. E infatti il narratore afferma programmaticamente all’inizio del libro: «Ne ho fin sopra i capelli di chi vuole preservare il mondo dall’orrore.» Lo scopo di Cannella è invece proprio quello di raccontarlo l’orrore, di svelarlo agli occhi del lettore, troppo spesso intorpiditi e quasi ipnotizzati dalla televisione o dall’informazione depurata e manipolata. L’autore stesso ha dichiarato in un’intervista la sua volontà di «dare una rappresentazione esaustiva del male: mostrarne il volto, scenderne alle radici, spiegarne le ragioni.»
Non limitarsi a mostrarlo, quindi, ma anche razionalizzarlo, perché il protagonista cerca in continuazione di convincere il lettore, sempre più inorridito e disturbato, delle proprie “buone ragioni”.
Ma proprio questo voler spiegare (troppo) è altresì il difetto che impedisce al libro di essere un vero capolavoro. I protagonisti (e non solo loro), infatti, troppo spesso si dilungano in elucubrazioni filosofiche, che sarebbe stato meglio sfrondare.
Va bene che si tratta di un romanzo di idee, ma si percepisce sotto traccia l’ansia di voler dire e spiegare tutto. Meglio sarebbe stato procedere per sottrazione e lasciar parlare le azioni dei personaggi più che la loro lingua. Ciò non toglie comunque che Tutto deve crollare sia un ottimo libro, una di quelle rare opere che non offrono alcuno scampo né facile consolazione al lettore.
 


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